Fuori dalla Lega, per l’indipendenza

È bello fare opposizione. Faremo opposizione. Se sono così fessi da farci andare all’opposizione ci rifacciamo la verginità.

Umberto Bossi, tra pernacchie e diti medi, medita sull’ipotesi di tornare all’opposizione. Per rinsaldare le fila, acquietare gli scontri interni, rimettersi l’elmetto e tornare alla carica. Le preoccupazioni che assillano il Carroccio provengono, oltre che dal calo di consensi, ai minimi da inizio legislatura, dalla constatazione che una parte consistente dei voti sta defluendo verso un’area più radicale, che chiede apertamente l’indipendenza. Ne avevamo parlato qui, per la prima volta, e ora il consenso di Veneto Stato è rientrato nei sondaggi:

LISTE AUTONOMISTE (Veneto Stato, SVP, UV, ecc)1,7% [3,8%; 0,0%; 0,3%] – novità! Ci eravamo accorti di un certo rigonfiamento di queste forze. Soprattutto Veneto Stato sta pesantemente intaccando il bacino leghista in Veneto. Per SVP e UV i numeri sono consolidati. 

Quello che mi chiedo è se il sentimento autonomista e indipendentista non sia – numericamente – sempre lo stesso. La Lega, romanizzata, perde voti e questi vanno a finire a nuove formazioni più radicali, che ricordano la Lega degli albori. Ecco, non è che si tratta solamente di flussi, ma i numeri, in totale, erano e sono rimasti sempre gli stessi?

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3 thoughts on “Fuori dalla Lega, per l’indipendenza

  1. Credo che le speranze della Lega siano purtroppo mal riposte.

    Nel supporto a Berlusconi la Lega ha ingoiato troppi rospi, c’è un limite a tutto.

    E poi è cambiato ilv ento e gli italiani sono maetri di trasformismo. 5 minuti dopo il 25 aprile imporvvisamente sembrava che nessuno fosse mai stato fascita, 10 minuti dopo il 9 novembre ’89 nel paese con il più grande partito comunista dell’occidente s’erano tutti convertiti all’economia di mercato e alla democrazia liberale, 4 secondi dopo il 17 febbraio 1992 nella roccaforte del PSI dove 1 elettore su 5 votava per il partito di Craxi non trovavi un socialista manco con il lanternino, e ora, a due giorni dall’8 novembre 2011 pare che tutti siano sempre stati di ferrea fde antiberlusconiana, pronti a saltare baldanzosamente sul carro del nuovo vincitore, chiunque esso sia, qualunque politica metta in atto. Gli italiani sono fatti così. Fanno un po’ schifo, onestamente.

    In questo cupio dissolvi di Berlsuconi anche la Lega viene travolta e non senza qualche responsabilità, appunto, per i rospi ingiati e i risultati nulli portati a casa (salvo, a essre intellettualmente onesti, che sulla criminalità organizzata… ovviamente nel completo silenzio degli altri e degli avversari politic in particolare).

    Pare incredibile, ma con l’alleanza con il PdL sono riusciti a massacrare il Nord ancora più di quanto non avessero fatto i governi di censtrosinistra che, una volta spariti dai luoghi della produzione per completa e colpevole incapacità di interpretazione del nuovo modello produttivo post-fordista – sono sempre stati fondamentalmente al servizio dei peggiori interessi prassitari del Palazzo romano, delle Plebi affamate del Sud e dei rapaci Salotti del capitalismo di rapina d’ogni parte d’Italia, Nord compreso.

    E’ un peccato, perché con qualche rospo in meno, la Lega avrebbe 1.000 frecce al suo arco per affondare non su quella inutile baggianata che è il federalismo (impossibile da ottenere per il semplice fatto che sono di più quelli che guadagnano dalla rapina nei confronti dei produttori del Nord rispetto a quelli che ci perdono), ma sulla secessione:

    1) il Nord è ormai allo stremo dopo 20 anni di ciucciamento di mammelle da parte di tutti gli altri e al di là dei diversi colori politici dei governi: la vacca sta per stramazzare (e finalmente, se non altro, schiatteranno anche le sanguisuge);

    2) La disgregazione dell’euro non è più una fantasia, ma un’opzione sui cui a Bruxelles (e a Berlino) si fanno i conti;

    3) i movimenti autonomisti, indipendentisti e secessionisti in Europa non sono mai stati così vicini all’ottenimento di risultati concreti.(dalla Scozia al Belgio);

    Ora la Lega ricomincerà a ululare sulla secessione, e in fondo avrà anche ottime ragioni per farlo, ma nessuna credibilità per essere seguita. La cosa paradossale è come la sinistra, che a sua volta avrebbe avuto anni per conquistare praterie sterminate di consenso tra i produttori, non sia stata capae di blaterare una sola parola decente in merito, tutta concetrata da un lato a fare gli accordi con i vetero-liberisti che hanno causato la crisi che stiamo vivendo e che ora andranno al governo rappresentati da Monti e, dall’altro, a dire quanto è brutta e cattiva la Lega a mo’ di bambini deficienti.

    Come sempre, per far tornare i conti ancora per qualche anno, grazie a una Lega troppo compromessa e auna sinistra troppo idiota, il conto lo pagheranno sempre e solo i soliti: i produttori e, quindi, il Nord. Lo pagheranno con la libertà di licenziamento e nuova precarizzazione del lavoro, con l’ulteriore massacro della previdenza, con l’aumento del prelievo fiscale e il taglio delle spese per servizi, prestazioni e investimenti pubblici, con l’accanimento sui redditi e sui profitti anziché sui patrimoni e le rendite imporduttive, con la svendita a 4 soldi di patrimonio pubblico pagato con le tasse dei contribuenti e regalato ai Salotti nostrani sempre meno capaci di fare grande industria, ai francesi che necessitano di nuove colonie e a camorra e ‘ndragheta che hanno liquidità in abbondanza.

    E dubito che gli indipendentisti veri, oggi, possano davvero puntare a raccogliere consensi sufficienti per pesare davvero.
    daniele,milano

      • Sì, l’avevo già letta sul blog di Pippo e lì avevo già detto che sono molto d’accordo.
        Le famiglie italiane sono le più patrimonializzate al mondo dopo quelle giapponesi, mentre lo Stato italiano è uno dei meno patrimonializzati d’Europa. E’ ovvio che se si cercano risorse bisogna andarle a prendere dalla famiglie (sui loro patrimoni) e non dallo Stato (p.es. con le privatizzazioni). Mi pare una banalità di cui chissà perché nessuno parla (forse perché l’80% delle famiglie italiane è proprietario di casa?).

        Ce ovviamente un problema che gradirei sentire da costoro come si pensa di risolvere e c’è un di cui:

        Il problema da risolvere è il seguente: come fai a garantire il fatto che la detassazione del lavoro finisca in redditi e non in profitti? Mi spiego: tu sei co.pro. o un p.iva, il governo detassa il tuo lordo. Il primo anno ti va bene, intaschi qualcosa in più non pagando una quota di imposte che pensavi di dover pagare. Poi il tuo contratto scade e il tuo “cliente” (si usa così oggi, mica padrone), ti fa un nuovo contratto, ma ti propone un importo lordo diminuito di quella stessa somma che l’anno prima non hai versato in tasca. Siccome è un po’ dura, da singoli e senza contratto nazionale di lavoro, metterti da solo contro un’impresa, accetti. Il tuo presunto risparmio finisce nelle tasche del tuo cliente.

        Il di cui, invece, riguarda – come sempre – andare a guardare dentro ai dati aggregati e alle grandi categorie. E allora, io qui forse cercherei di fare qualche distinzione tanto tra lavoratore e lavoratore, quanto tra proprietario di casa e proprietario di casa. Perché da un lato forse dovremmo tenere conto del fatto che il 10% delle famiglie italiane detiene il 45% della ricchezza e allora, prima di andare a prendere anche un solo centesimo dal pensionato con la sua casetta in periferia, sarebbe il caso di dare una bella bastonata a quel 10%; Nel contempo è altrettanto vero che tra i 22-23 milioni di lavoratori italiani ci sono anche alcuni milioni di pelandroni, specialmente nella pubblica amministrazione e ancora più precisamente nella pubblica amministrazione del Mezzogiorno, onestamente, mi sembra un filino troppo generoso supportare ugualmente l’operaio metalmeccanico che si fa un mazzo tanto e guadagna la metà del suo collega tedesco e il forestale calabrese che non solo avrebbe da fare un cinquecentesimo del lavoro del suo collega friulano, ma non fa neppure quello e, anzi, quando non lavora altrove in nero si diletta ad appiccare incendi per essere riconfermato l’anno successivo. Credo sia tempo di fare distinzioni.

        Tutto ciò detto, siccome ho sempre trovato mistificante ragionare in termini di “interesse del paese” (retorica dietro cui in genere si nascono gli interessi delle élites) e trovo al contrario molto salutare ragionare in termini di interesse mio e di quelli come me (interesse classe? scusa la parola), visto che sono un nullatenente che vive solo del suo lavoro, ogni tassazione di patrimonio o di rendita mobiliare e immobiliare è benvenuta, tanto quanto ogni beneficio ai redditi da lavoro.

        daniele,milano

        daniele,milano

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