Nord, torna di moda l’indipendenza

Bocciatura in bicameralina e forzatura romana: per il federalismo – e per la Lega – non poteva esserci conclusione più misera. Ma i sommovimenti profondi, le istanze di autogoverno, nel nord Italia, non per questo si sono placati. Anzi. E così, dovendosi scontrare con una Lega Democristiana, i sentimenti di cambiamento più radicali prendono altre strade, sotterranee. Proseguono il loro incessante lavorio. Scavano. Si infiltrano. Gettano semi. Non per il federalismo, ma per l’indipendenza. Sperimentano forme di comunicazione nuove e adottano strutture diverse, a tratti innovative. Anche i principi di fondo vanno oltre la retorica leghista. Guardano più allo Stato e meno alla Nazione. Guardano di più all’Europa e non guardano proprio alla Padania.

Veneto e Lombardia, come già è successo per la Lega, sono i primi campi d’azione di questi nuovi soggetti politici, e proprio in Veneto incontriamo una realtà già strutturata, secondo metodi organizzativi di tipo “tradizionale”, Veneto Stato. “Vogliamo un Veneto Stato Indipendente, vogliamo la completa indipendenza politica”, dichiara il Segretario Lodovico Pizzati. E se le parole sono importanti, l’idea di Nazione la troviamo, ma da sola, in un angolo: “la nazione veneta c’è comunque perché è un’appartenenza che si basa sulla consapevolezza delle persone”. Come si arriva all’indipendenza, dato che l’unica prospettiva – più boutade che prospettiva – leghista è (era) quella di imbracciare i fucili? Si può fare seguendo un percorso “pacifico e legale” – continua Pizzati – “Il nostro è un diritto precostituzionale che non passa per un’approvazione del Parlamento romano. Ci basta un referendum con monitoraggio della UE in territorio veneto”. Non sarebbe la prima volta che si giunge all’indipendenza attraverso percorsi democratici, “è lo stesso progetto attuato con successo in Sud Sudan 2011, in Groenlandia 2009 in Montenegro 2006”. La differenza rispetto al percorso leghista, “perdente”, sta proprio qui, nell’evitare il passaggio dal Parlamento Italiano: “parlare di una profonda riforma [federale] non ha senso perché per ragioni di political economics non è possibile che dei rappresentanti parlamentari taglino di diverse decine di miliardi le risorse alla propria regione/elettorato”. Un’ulteriore e fondamentale differenza risiede nella possibile politica migratoria dell’eventuale Stato Veneto. Al fianco delle “regole fluide verso l’immigrazione legale e rigorose verso l’immigrazione illegale” si trova, infatti, l’apprezzamento per il surplus di risorse, grazie al quale si creeranno dei “virtuosismi” che permetteranno “alle nostre università e ai nostri centri di ricerca delle nostre aziende di attirare le migliori menti dall’India dalla Cina e dal resto del mondo”.

Ma le istanze di autogoverno e di indipendenza di alcuni territori del nord Italia non finiscono qui, non sono limitate al Veneto e non sono tutte di stampo “classico”. Sulla rete, ad esempio, agisce Avanti – Collettivo indipendentista Lombardo, che al momento – racconta il Cernuschi – “non si pone obiettivi elettorali, ma solo comunicativi”, per “diffondere le istanze indipendentiste nel tessuto sociale rompendo il tabù che di fatto le circonda”. Gli aderenti al collettivo agiscono in forma anonima, frequentando e commentando su blog e forum: “in fondo è un modo di riprodurre in politica il concetto di link, di follower, di social networking”. Sulla rete sono a proprio agio, non è difficile incontrarli e poter scambiare con loro qualche battuta.Gli obiettivi del Collettivo assomigliano a quelli di Veneto Stato. Secessione della Lombardia, quindi, “costruzione di una Repubblica Lombarda indipendente nell’Unione Europea”. Ma niente fucili. Anche per loro, l’unica arma che sarà possibile impugnare è il Diritto internazionale, per costruire “un processo politico referendario, democratico e pacifico”. E la dimensione internazionale si scorge anche nell’approccio all’immigrazione, “in chiave inclusiva e ‘progressista’, quindi senza chiusure verso i ‘nuovi lombardi’, senza visioni di tipo etnonazionalista, esaltando gli aspetti positivi dell’europeismo”. Un’organizzazione informale, però, è anche difficile da quantificare. E infatti, il Cernuschi ammette: “non posso certo dire che siamo una folla, ma non siamo nemmeno quattro gatti isolati e sparsi”. “Si registrano sommovimenti in profondità”, nascosti da uno stato di quiete apparente. Il Collettivo vuole funzionare da aggregatore di queste persone, e “il 150esimo dell’Unità d’Italia e il contestuale fallimento leghista stanno fungendo da catalizzatori di queste energie che, altrimenti, si sarebbero sì disperse”.

Nell’ipotesi che una regione italiana, supponiamo il Veneto, riesca ad ottenere l’indipendenza, una conseguenza potrebbe essere una sorta di effetto domino che coinvolga altre regioni settentrionali. Il rischio, per il Sud Italia, potrebbe essere quello di cadere definitivamente nelle mani della più potente organizzazione criminale del mondo, diffusa capillarmente e forte economicamente. Un problema, sia a livello europeo che mediterraneo. A detta di Pizzati “la domanda rivela una presuntuosa mentalità da colonizzatore: ‘per fortuna che ci siamo noi che vi governiamo. Altrimenti voi, con una civiltà millenaria, chissà dove andate a finire'”.

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29 thoughts on “Nord, torna di moda l’indipendenza

  1. Sicuramente ci troviamo di fronte ad una crisi senza precedenti dello Stato unitario italiano e in tutte le Regioni stanno nascendo strutture che puntano all’Indipendenza in base al Diritto di Autodeterminazione dei Popoli, internazionalmente riconosciuto.
    In Lombardia e’ per esempio attivo da alcuni anni il Fronte Indipendentista Lombardia che intende seguire questa strada e collabora senza problemi con tutti gli altri Movimenti presenti sui territori appartenenti allo Stato italiano e con quelli di altre parti d’Europa,

  2. “in base al Diritto di Autodeterminazione dei Popoli, internazionalmente riconosciuto.”
    E’ un’affermazione piuttosto curiosa, perché non è così.

    I casi citati Sud Sudan, Groenlandia, Montenegro, così come l’ex-Urss, la Cecoslovacchia e financo l’ex-Jugoslavia, sono procedimenti internazionalmente riconosciuti non per il principio di autodeterminazione dei popoli, bensì perché legalmente possibili secondo la legge interna dei suddetti stati. Il principio di autodeterminazione dei popoli è internazionalmente riconosciuto come valido solo per quei popoli sottoposti a regime coloniale od occupazione militare, ovvero per quei popoli i cui membri vengono discriminati economicamente, socialmente, politicamente o culturalmente.

    “Nell’ipotesi che una regione italiana, supponiamo il Veneto, riesca ad ottenere l’indipendenza, una conseguenza potrebbe essere una sorta di effetto domino che coinvolga altre regioni settentrionali. Il rischio, per il Sud Italia, potrebbe essere quello di cadere definitivamente nelle mani della più potente organizzazione criminale del mondo, diffusa capillarmente e forte economicamente.”

    E nell’ipotesi che invece non riesca ad ottenere l’indipendenza? Il rischio, per il Nord Italia, non potrebbe essere quello di cadere definitivamente nelle mani della più potente organizzazione criminale del mondo, che si diffonderebbe capillarmente e si rafforzerebbe economicamente? (ricordo che l’attuale lombardissimo presidente del consiglio italiani negli anni di piombo ospitava a casa sua un mafioso pluriomicida, probabilmente per ottenere “protezione”, e lasciamo perdere l’attuale lombardissimo presidente della giunta regionale e i suoi amichetti calabresi).

    • Sul diritto all’autodeterminazione concordo solo in parte: è vero che storicamente esso è stato concepito come principio giuridico utile per i processi di decolonizzazione, tuttavia non si può omettere di rilevare che esso, in linea teorica, potrebbe adattarsi alle più svariate situazioni.
      Personalmente comunque ritengo che il diritto di secessione della Regione Lombardia non si fondi tanto sul suddetto principio di autodeterminazione, per come esso è stato codificato nel diritto internazionale, quanto piuttosto sul diritto naturale di ogni comunità politica di decidere del proprio status.
      So bene che a questo punto l’obiezione tipica è “ma allora anche il mio condominio potrebbe invocare un diritto a secedere dal resto della città..”
      A questa ipotetica obiezione rispondo che l’uomo è misura di tutte le cose, come dicevano gli antichi Greci, e quindi finché esisteranno stati membri UE con la popolazione di un quartiere di Milano, potrà essere perfettamente fondata, su un piano logico e pratico, la richiesta di trasformare la Regione Lombardia in Repubblica indipendente all’interno dell’UE stessa.

      Visto che sei un accanito lettore, Valerio, ti segnalo che sui primi numeri dei Quaderni Padani (in particolare il 6) si discusse parecchio, nella seconda metà dei novanta, di queste tematiche. In rete di trovano facilmente e sono scaricabili in formato .pdf .

      Sulla seconda osservzione, nulla da aggiungere. La sottoscrivo in pieno.

      A margine mi permetto di osservare che il post di Stefano è molto equilibrato e apprezzabile. Un bell’esempio di cronaca politica decisamente “onthenord”. Spero che la galassia indipendentista citata sappia fornire spunti di riflessione anche nel prosieguo.

  3. Pingback: Nord, torna di moda l'indipendenza | Cronache dal nord Italia

  4. salve ,complimenti per il forum.Da veneto ,20enne , penso che venetostato possa rappresentare una valida alternativa alla chiusura culturale ,economica politica delle lega nord .
    Inoltre auspicando un federalismo che si è dimostrato una chimera si è fato il gioco della lega ,consegnando le istanze di autogoverno ai soggeti meno titolati per tali questioni.
    Provo un enorme tristezza per come si stà “festeggiando”il 150 dell’unità politica della penisola, retorica ,retorica,retorica .Era un abuona occasione per ragionare sul “risorgimento”e valutare tutte le storture da cui nacque questo paese ,far nascere e coltivare un pluralismo ,oltre che di idee ,anche di storie ,culture identità storiche ,linguistiche che avrebbero potuto rappresentare un a primavera culturale e politica per questo malandato paese.Invece nulla di tutto questo, sullo sfondo di crisi politiche ,economiche che non sono altro che effetti le cui cause hanno radici profonde.Ora io auspico la formazione di un identità europea ,condotta con giustizia e rispetto tra le parti, un un’unità federativa ,poichè la federazione è il miglior modo per unire nel rispetto reciproco, un europa dei popoli dove sentirsi veneto ed europeo sia considerata na ricchezza.
    REaltà più piccole ,più vicine ai cittadini ,poichè la libertà e l’autogoverno sono le prime caratteristiche che rendono i cittadini fieri di esser tali.Per quanto l’italia fù in un idea di libertà e progresso ,la realtà è ben differente,continuando ad aspettare tempi migliori in cui quest’idea si realizzi non vorrei che precludessero altre e proficue strade ,di mezzo c’è il futuro di generazioni intere ,penso che se molti patrioti dell’800 fossero vivi starebbero dalla nostra parte di indipendentisti ,austria e italia hanno nomi diversi ,ma penso che molti identificherebbero il paese di oggi con i tiranni di ieri contro cui combaterrono per la libertà e per l’italia ,oggi si combatte per la libertà e per l’europa delle regioni e del pluralismo.

  5. Valerio scrive: “Il principio di autodeterminazione dei popoli è internazionalmente riconosciuto come valido solo per quei popoli sottoposti a regime coloniale od occupazione militare, ovvero per quei popoli i cui membri vengono discriminati economicamente, socialmente, politicamente o culturalmente.”

    Non ti sembra che i Veneti, ma anche altri, vengano discriminati economicamente? Dei 70 miliardi di euro versati allo stato italia ne tornano 50, più del 70% delle tasse alle imprese, intorno il 50% per i privati, tutto è tassato, le multe si devono pagare….ben coscienti che all’interno dello stesso stato in altre zone il trattamento è l’opposto…

    Mai discriminati socialmente e culturalmente? Sentir dire che siamo egoisti, ignoranti, materialisti, rozzi, che abbiamo una lingua(la chiamano dialetto dell’italiano) brutta da sentire, che la legge per noi è un paletto invalicabile e per altri è un ostacolo, etc… ormai è diventato normale: ma è normale?

    Politicamente abbiamo dei burattini che non decidono niente, ma che rispondono agli ordini degli italiani, qualcuno è brontolone, ma alla fine gli ordini non li prendono i politici veneti. La guardia di finanza, carabinieri e numerosi altri enti pubblici è in mani italiane, non venete, la maggioranza dei dipendenti pubblici non sono veneti, chi decide sono loro, non noi.

    Siamo una colonia, il principio di autodeterminazione dei popoli è un nostro diritto.

    • “Non ti sembra che i Veneti, ma anche altri, vengano discriminati economicamente?”
      No. Non lo sono. Non ci sono leggi che non permettono ai Veneti di intraprendere attività economiche che invece vengono concesse ai non-Veneti. Certo, ci sono i trasferimenti finanziari ad altre Regioni, ma sono decisi da un governo italiano eletto democraticamente e sostenuto da un buon numero di Veneti. I Veneti hanno tutte le possibilità di influire alla pari dei non-Veneti nello stabilire l’entità di questi trasferimenti. L’unica vera discriminazione finanziaria in italia è quella per le regioni a statuto speciale, ma dato che questi statuti sono decisi per legge costituzionale (e questa è votata dai due terzi dei palramentari) e le regioni a statuto ordinario (che ci perdono) sono più dei due terzi, queste non possono recriminare niente.

      “Mai discriminati socialmente e culturalmente? Sentir dire che siamo egoisti, ignoranti, materialisti, rozzi, che abbiamo una lingua(la chiamano dialetto dell’italiano) brutta da sentire”
      No. Nessuna discriminazione. Anche i terroni sono sporchi, mafiosi, assassini, scansafatiche, ecc., ecc. Socialemente esclusi significa che ai Veneti è proibito accedere a figure di comando e responsabilità in aziende o enti pubblici, o che vengono sfavoriti rispetto agli altri. Ciò non succede. Quanto alla lingua, beh, quando i genitori rinunciano ad insegnarla ai propri figli (e non ce nessuna legge che vieti di parlarla) un popolo rinuncia propria sponte alla propria particolarità linguistica.

      “Politicamente abbiamo dei burattini che non decidono niente, ma che rispondono agli ordini degli italiani, qualcuno è brontolone, ma alla fine gli ordini non li prendono i politici veneti.”
      Politcamente i Veneti li votano, votano il parlamento italiano alla pari di tutti gli altri Italiani, stessa cosa per i referendum. Veneti vengono eletti e sono trattati alla stessa stregua degli altri. Alcuni sono ministri, altri fanno le badanti, ops, gli avvocati del primo ministro.

      Vedi, per ottenere il diritto all’autodeterminazione dei popoli, bisogna sapersi comportare ed essere trattati in modo diverso dal resto del popolo italiano. Altrimenti, internazionalemente, vale il principio dell’integrità territoriale degli stati.

  6. Veneto e Lombardia divennero indipendenti. Poi però ci fu anche l’autodeterminazione delle province: d’altra parte, dissero i trevigiani, perché dovremmo continuare a fare i servi dei veneziani, come all’epoca della Serenissima? E in Lombardia, Lodi e Monza ricordavano ancora quando ai tempi dei comuni, Milano tiranneggiava sui loro territori. Ma dopo le province, anche i singoli comuni pretesero l’indipendenza. E così, in un effetto a cascata, si passò a quartieri e cortili, e finanche alle singole famiglie. Nel frattempo, Gheddafi, sbarcato a Genova, approfittando di tutto questo caos, si apprestava a fare del Nord Italia la sua nuova colonia: tanto il “bunga bunga” era già stato importato ad Arcore…
    :->>>>

  7. Quello che trovo estremamente curioso e’il fatto che finche’ si parla di Irlanda, di Paesi Baschi, di Catalunya, di Corsica , ecc ecc, il discorso venga affrontato seriamente, con pareri anche discordanti, ma comunque con argomentazioni serie.
    Quando si passa a Veneto o Lombardia, allora si scatena il dileggio, quasi che queste Regioni non avessero subito in passato, ed ancora oggi, una forma di occupazione da parte dello Stato centrale forse piu’ soft, ma sicuramente molto insidiosa.
    La nostra storia e’ stata cancellata dai libri di testo, la nostra lingua e’ stata osteggiata e definita simbolo di ignoranza, le nostre tradizioni sono state spesso anch’esse cancellate e comunque snaturate in un melting-pot di natura mediterranea, di tutto rispetto, ma estraneo a noi.
    Ed ora, che lo Stato unitario , nonostante il belletto dei festeggiamenti per i 150 anni di unita’, dimostra tutti i suoi limiti, si vorrebbe che noi stessimo a guardare, senza rilanciare seri progetti di indipendenza.
    Che strano paese che e’ questo………

    • Sono molto d’accordo, anch’io trovo “curioso” che processi di secessione vengano presi seriamente (al di là delle posizioni) quando riguardano altri e invece come “fantasie” quando riguardano questo disgraziato paese.

      Sono meno d’accordo, invece nella rincorsa a radici storiche, di “popoli”, nazioni, tradizioni, ecc.. Qui in Lombardia non abbiamo scritto nello statuto “popolo lombardo” e non credo che la molla identitaria possa essere la strada per affermare una qualunque autonomia. Il punto per me – che abito qui, lavoro qui, ecc. – è solo uno: mi sono strarotto i coglioni di pagare montagne di soldi per NON risolvere i problemi atavici di territori che per ragioni magari anche validissime storicamente, comprensibilissime culturalmente, ecc. non sono in grado di produrre da sé le risorse necessarie a vivere secondo standard genericametne europei e certificati in Costituzione.
      4.500 euro a persona (neonati compresei) all’anno per ogni lombardo sono:
      a) una cifra che, stante l’aumento gigantesco della pressione competitiva, non è economicamente sostenibile
      b) se anche lo fosse, vista l’efficacia della spesa pubblica al sud sarebbe comunque denaro buttato dalla finestra;
      c) se anche fosse sostenibile ed efficace, ritengo sia ingiusta (per le proprorzioni, non per il principio).
      Così non si può e non voglio (non vogliamo?) andare avanti. Le cosiderazioni di carattere storico, identitario o costituzionale sono – per me – inutili orpelli in qualche caso persino pericolosi.

      daniele,milano

      • concordo con quanto scrivi, vorrei però aggiungere che le considerazioni di carattere etnico/storico vengono usate (e sono state usate) in modo erroneo e misificatorio per giustificare l’unità di questo orrendo paese. In questi casi è necessario controbattere poiché nemmeno dal punto di vista etnico e culturale l’Italia é un paese omogeneo.
        Poi anch’io credo che le secessioni avvengano per ben altri motivi.

    • Premessa: anche secondo me è curioso osservare come nel resto del mondo la secessione sia vista quasi sempre come una scelta “seria” (in negativo o in positivo), mentre qui da noi si cerchi spesso di ridurla a boutade, a provocazione.
      Detto questo, io credo che la nostra situazione sia abbastanza differente rispetto a quelle che citavi tu, Alberto, perchè è indubitabile che il ruolo avuto da molte delle élites lombarde sia stato attivo nel processo unitario e, ancor di più, nel successivo svolgersi dell’esperienza statuale italiana.
      In effetti la storia è un campo minato, dal punto di vista delle rivendicazioni indipendentiste. E anche affermare che siamo stati colonizzati e occupati rappresenta, a mio parere, una forzatura: il dato storico ci mostra che ci siamo semmai autocolonizzati, appaltando il governo unitario dello stato alla borghesia papalina e feudale del Lazio-Mezzogiorno, pensando che dedicandoci interamente all’economia avremmo comunque mantenuto il controllo sulla macchina statale. Le cose sono andate diversamente, tanto che già nel lontano 1894-96 ci battevamo per la secessione dello Stato di Milano dal Governo Crispi meridionale e imperialista. Ma dopo averlo fatto cadere, ricadevamo nella trappola del “ghe pensi mi”, e divenuti tutti (o quasi) proto-fascistissimi ci gettavamo nel carnaio della Grande Guerra e, quindi, nell’illusione di potenza del fascismo vero e proprio. Con tutto ciò che ne è conseguito, anche in termini di nuovi e ulteriori accentramenti. Forse definitivi, sul piano identitario, dato che l’unità d’Italia, oltre alla televisione e alla nazionale di calcio, l’hanno compiuta le istituzioni mussoliniane, in questo rivelatesi tremendamente efficienti.

      Cosa fare, allora?
      Guardiamo avanti, invocando una secessione che non si fondi tanto sul dato storico, sulle tradizioni etnoculturali, per quanto rispettabili e declinate in chiave propositiva e non patologicamente xenofobica. Diffondiamo l’idea che la secessione lombarda debba fondarsi sul diritto di decidere del proprio status, diritto proprio di questa specifica comunità politica regionale in quanto tale. Nessuno infatti può negare che la Regione Lombardia esista, con i precisi confini attuali e con gli organismi rappresentativi di cui è dotata.
      E’ una grande e vitale comunità di persone, di città, di lavoro, motore pulsante d’Europa e del Mondo: ci basti questo per invocarne l’indipendenza, senza bisogno di chiamare a nostro testimone e giudice la storia. Che è ricca di glorie, ma non priva di enormi errori.

      • Sì, ma prima di organizzare referendum con l’Europa (che peraltro è agonizzante), perché non provare a organizzare un referendum, nel pieno rispetto delle leggi della Repubblica Italiana, in tutti i Comuni della Lombardia e del Veneto per richiedere di passare all’Alto Adige? La Lega ha assolutamente l’organizzazione sufficiente per farlo. E’ movvio che, anche in caso di vittori, lo Stato non concederà mai tale passaggio, perché significherebbe che si stringe al collo la corda cuon cui impiccarsi, ma pliticamente sarebbe un’azione di una forza straordianria. Un fatto compiuto di fronte al quale – a quel punto sì – richiamare l’attenzione dell’Europa e degli organismi internazionali che sarebbero a quel punto costretti a trovare una soluzione per un grande paese che chiaramente non sta più insieme.

        daniele,milano

      • “Nessuno infatti può negare che la Regione Lombardia esista, con i precisi confini attuali e con gli organismi rappresentativi di cui è dotata.”
        Uè, biscia, sta’ in là, non allargarti troppo. Che confini attuali e confini attuali! GIAMMAI riconoscerò i confini stabiliti dai giacobini napoleonici. Fatti il tuo Stato de Milàn, e lascia in pace gli altri lumbard, che stan meglio sulle ali del Leone che nella bocca del biscione!

  8. Ringrazio per l’articolo che bene ha riportato le nostre istanze, sono anch’io un membro del Collettivo Indipendentista Lombardo. Temi come l’indipendentismo sono stati monopolizzati (e resi ridicoli o inaccettabili) dalla Lega, noi siamo distanti anni luce dalla loro visione e vogliamo appunto essere “inclusivi”.

  9. pinoseltz dal punto di vistadelle possibilità può succedere ,ma un veneto impostato sulla serenissima è un concetto fuorviante, si tratterebbe di una federazione con ampie autonomie ,comunque una comunità politica si basa sun un patto(utopico o meno)in cui lo stato deve creare le basi per un sviluppo della società ,garantendo i diritti degli individui ,in più dare alcuni servizi(da vedere se in monopolio o meno)e deve dali con efficenza e di qualità ,altrimenti non c’è nulla che tenga e da veneto dico che non terrebbe nemmeno il leone marciano.
    Al di là delle tradizioni bisogna ,penso, aprirsi al mondo ,essere un centro che possa attrarre le menti migliori del mondo.
    Qualora aveste voglia vi propongo il video di una recente riunione a Padova in cui parla il segretario del movimento Lodovico Pizzati docente di economia a Cà Foscari.
    Saluti e rinnovo i complimenti per questo blog.

    • Molti dicono che con l’indipendenza delle Venezie vogliamo chiuderci in noi stessi, ma invece è proprio lo stato italia che ha messo delle barricate con la Mitteleuropa, Istria e Dalmazia, è proprio lo stato italia che non perde occasione per denigrare lo “straniero” con lo scopo di sviare alle loro cialtronerie italiote.
      L’indipendenza delle Venezie sarà anche un modo per tornare a far parte culturalmente all’Europa demolendo i muri ideologici, razzisti e opportunisti fatti dagli italiani per difendere il loro staterello insulso.

  10. @ Daniele (sui referendum comunali pro adesione al Trentino-Sud Tirolo)

    Ma magari la Lega organizzasse una cosa del genere, in modo massiccio e coordinato…
    Peccato che non abbiano il coraggio di farlo. Purtroppo hanno compiuto, da anni, l’errore strategico di partecipare al governo in modo strutturale, invece di mantenere una politica block-frei in stile SVP, tale da condizionare qualsiasi maggioranza e da ottenere molte più concessioni autonomiste.
    Ormai la Lega è a Roma sul Titanic e deve ballare, come da copione. Certo, se si andasse ad elezioni con un fallimento sul federalismo forse qualcuno fra i suoi dirigenti comincerebbe a pensare a soluzioni un po’ più innovative, in sintonia con quanto tu proponi…

    • @daniele
      La Lega, sì, certo.
      L’unico partito a votare contro il referendum per il passaggio della Provincia di Belluno in TN-ST/AA, dovrebbe organizzarne uno per tutto il Veneto e la Lombardia.
      L’unico partito a schierarsi contro il movimento dei sindaci IRPEF 20% dovrebbe organizzare tutti i comuni per una maggiore autonomia fiscale.

      • sottoscrivo
        la Lega, oltre ad essere un partito con venature xenofobe, è fintamente autonomista. Io non mi aspetto più niente (di positivo) da loro.

  11. A noi Siciliani ci hanno neutralizzato con la finta autonomia…. eravamo vicini al’indipendenza nell’immediato dopoguerra, ma alla mafia faceva (e fa) più comodo allearsi con la massoneria e con il potere centrale.
    AN.TU.DO.

  12. Si ma e’ da febbraio 2011 che siete fermi. Che facciamo ? Dobbiamo unirci per separarci. Nord unito. I romani con il ‘dividi et impera’ ci fregano da 2.000 anni ! Forza. Dobbiamo parlare con austria, svizzera, germania. Con l’europa. La crisi accelera il movimento e la secessione dall’italia. Costruiamo un futuro ai nostri figli ! Alberto

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