Ocse: «è prioritario ridurre le tasse sul lavoro»

«È impossibile per il momento ridurre in modo significativo il livello complessivo dell’imposizione» fiscale in Italia. Al contrario, è possibile «l’eliminazione delle agevolazioni fiscali per incrementare la base imponibile e quindi un ritocco delle aliquote marginali senza impatto sulle entrate». Questo è quanto si legge nel rapporto Ocse sulla situazione dell’economia italiana nel 2013, presentato ieri.

E sulle priorità da affrontare Pier Carlo Padoan, capo economista dell’Ocse, è lapidario, in barba al surreale dibattito sulla restituzione dell’IMU: «ridurre le tasse sul lavoro è più importante che ridurre l’Imu. […] Considerando che il forte vincolo di bilancio dell’Italia va rispettato, ai fini della credibilità del Paese, bisogna stabilire delle priorità. Noi riteniamo che la scelta fiscale coerente con queste condizioni e con le priorità indicate dal governo italiano sia la riduzione delle imposte sul lavoro. Altre scelte si possono fare più avanti e poi andranno garantite le coperture».

Per avere un’idea di quanto sia urgente ridurre le tasse sul lavoro, Il Sole 24 Ore ha prodotto questo grafico, che disegna l’andamento del costo del lavoro nelle principali economie mondiali a partire dal 2000 e poi, nella parte inferiore, abbozza un’implicita correlazione con la crescita del PIL reale:

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Taglia con l’Italia e cuci con il Ticino

Le griffes della moda italiana si trasferiscono in Svizzera, tanto che ormai nel Ticino si parla di una vera e propria “fashion valley”, con un modello di distretto simile a quelli attivi in tante zone d’Italia e che vale circa 10 miliardi di fatturato l’anno, con quasi 4 mila posti di lavoro.
I motivi di questa scelta sono gli stessi di sempre: infrastrutture, amministrazione efficiente, tasse moderate. E inoltre, disponibilità anche di manodopera italiana.

P.S. anche per On the Nord

Emergenza spread: gli enti locali pagano il pareggio di bilancio

E’ brutto linkare un articolo senza commentare, ma lo faccio lo stesso.

Luigi Marattin su noisefromamerika.org, analizza le correzioni dei conti pubblici effettuate nel 2011 sotto “l’emergenza spread”.
La domanda: tra i tre macro-comparti dell’amministrazione pubblica (statale, locale, previdenziale), quale ottiene i benefici delle maggiori tasse? Quale invece viene costretto ad un maggior taglio delle spese?

Una semplice analisi dei dati della Ragioneria Generale dello Stato ci rivela che lo Stato avoca a sè l’88,5% delle nuove maggiori entrate, mentre è responsabile solo del 15,25% della riduzione totale di spesa pubblica, la quale corrisponde appena allo 0,8% del bilancio dello Stato di parte corrente. Quasi la metà dei tagli di spesa è sopportata dalle amministrazioni locali.
La sola analisi del decreto “Salva-Italia” (DL 201 dello scorso dicembre) ci consegna un quadro ancor più squilibrato in relazione a come il cammino verso il pareggio di bilancio sia articolato tra i vari livelli di governo della cosa pubblica.

Buona lettura: Su quali spalle pubbliche grava davvero il pareggio di bilancio.

p.s.
L’analisi su chi paga e chi ci guadagna con l’IMU (Imposta “Municipale” Unica): IMU – Imposta Montiana Unica