Solo l’export rallenta la caduta del PIL italiano

Secondo i dati prodotti da Istat, le esportazioni stanno contribuendo in maniera decisiva nel rallentare la caduta del PIL italiano che dura oramai da sette trimestri consecutivi, un nuovo record per l’economia italiana.

Schermata 05-2456434 alle 10.38.53Impressiona particolarmente, nella composizione della riduzione del PIL, il contributo negativo portato dai consumi delle famiglie, che si assesta su livelli decisamente peggiori rispetto a quelli segnati tra il 2008 e il 2009, a seguito del fallimento di Lehman Brothers. Si riducono anche gli investimenti e, come dicevamo, solo l’export tiene. La bilancia commerciale, infatti, mostra valori positivi sia per il calo delle importazioni ma anche grazie a un aumento netto delle esportazioni che nel gennaio 2013 ha recuperato le dimensioni del gennaio 2008.

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«I dati più recenti – scrive l’ISTAT – mostrano come molte imprese, precedentemente orientate al mercato nazionale, abbiano cercato nella domanda estera una compensazione, almeno parziale, alla forte caduta manifestata dalla domanda interna di consumi e investimenti. Tale tendenza appare di particolare rilievo, visto che, a parità di altre condizioni (settore, dimensione, ecc.), le imprese esportatrici presentano una performance superiore rispetto a quelle non presenti sui mercati internazionali». Tra le maggiori difficoltà che le imprese segnalano nell’espansione internazionale troviamo, su tutte, la difficoltà nel comprimere i costi. Ma a questa causa, interna all’azienda, si aggiungono cause esterne quali l’accesso al credito e l’offerta di servizi all’estero.

 

 

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Un indicatore di benessere per l’Italia

Si discute di trovare una nuova formula o un indicatore diversi dal Pil, che sia in grado di fornire la misura dello sviluppo economico, determinando il grado di crescita o arretramento a livello sociale di una nazione.
In realtà da diversi anni esiste il QUARS (Indice di Qualità dello Sviluppo Regionale), un indicatore che prova ad individuare e collegare tra di loro le componenti di uno sviluppo fondato sulla sostenibilità, la qualità, l’equità, la solidarietà e la pace. Il QUARS viene utilizzato dal 1999 da 47 organizzazioni della società civile che si sono unite nella campagna “Sbilanciamoci!“, al fine di offrire (tramite la realizzazione di un rapporto annuale) una analisi di come si vive in Italia (regione per regione).
Le variabili che compongono il QUARS sono in tutto 41, raggruppate in 7 dimensioni:
Ambiente: valutazione dell’impatto ambientale che deriva dalle forme di produzione, distribuzione, consumo e buone prassi intraprese per mitigarne gli effetti negativi.
Economia e Lavoro: condizioni lavorative e di reddito garantite dal sistema economico e dalle politiche redistributive eventualmente messe in atto.
Diritti e Cittadinanza: servizi ed inclusione sociale di giovani, anziani, persone svantaggiate e migranti.
Pari opportunità: assenza di barriere basate sul genere alla partecipazione alla vita economica, politica e sociale.
Istruzione e Cultura: partecipazione al sistema scolastico, qualità del servizio, istruzione della popolazione, domanda e offerta culturale.
Salute: qualità ed efficienza dei servizi sanitari, prossimità, prevenzione
Partecipazione: partecipazione politica e sociale dei cittadini.
Il rapporto del 2010 offre indicazioni interessanti, e, per alcuni aspetti, sorprendenti.
Intanto, nella classifica risultante si distinguono nelle prime posizioni le regioni del Centro e del Nord, mentre nella parte bassa seguono le regioni del Centro e del Mezzogiorno. La soglia dei valori positivi del QUARS è considerata al livello dell’undicesima posizione (occupata dalla Liguria).
Il Trentino Alto Adige si conferma (come negli anni precedenti) alla prima posizione, e a seguire Emilia-Romagna e Toscana.
Per quanto riguarda la nostra regione, la Lombardia si posiziona al 9° posto (proprio al limite della positività), perdendo una posizione rispetto allo scorso anno: non stiamo quindi così bene. La cosa interessante (e curiosa) è che se si mette a confronto il QUARS con il PIL pro capite a livello regionale si evidenzia una differenza di performance particolarmente evidente per il nostro territorio, che registra un calo di ben 6 posizioni. Insomma, il concetto è semplice: inutile guadagnare più degli altri se poi ci si ammala di asma bronchiale per i PM10 o si rimane compressi come sardine in un treno affollato e fatiscente. In particolare la Lombardia lamenta grossi problemi a livello ambientale, figurando al penultimo posto della classifica (peggio di noi solo la Campania, penalizzata dalla pessima raccolta differenziata, uno degli indicatori calcolati).
In ogni caso, qui è possibile visualizzare delle simulazioni attraverso mappe dell’Italia presentate sotto forma di cartogrammi: più una regione risulta penalizzata in una delle dimensioni scelte, più la sua superficie è schiacciata e/o ridimensionata. E come potrete vedere, la Lombardia, purtroppo, è piuttosto mal-ridotta, rispetto a tutte le potenzialità e le risorse che possiede per essere la locomotiva d’Italia (o l’eccellenza, come dice a vanvera chi la governa).

P.S. anche per On the Nord