Ocse: «è prioritario ridurre le tasse sul lavoro»

«È impossibile per il momento ridurre in modo significativo il livello complessivo dell’imposizione» fiscale in Italia. Al contrario, è possibile «l’eliminazione delle agevolazioni fiscali per incrementare la base imponibile e quindi un ritocco delle aliquote marginali senza impatto sulle entrate». Questo è quanto si legge nel rapporto Ocse sulla situazione dell’economia italiana nel 2013, presentato ieri.

E sulle priorità da affrontare Pier Carlo Padoan, capo economista dell’Ocse, è lapidario, in barba al surreale dibattito sulla restituzione dell’IMU: «ridurre le tasse sul lavoro è più importante che ridurre l’Imu. […] Considerando che il forte vincolo di bilancio dell’Italia va rispettato, ai fini della credibilità del Paese, bisogna stabilire delle priorità. Noi riteniamo che la scelta fiscale coerente con queste condizioni e con le priorità indicate dal governo italiano sia la riduzione delle imposte sul lavoro. Altre scelte si possono fare più avanti e poi andranno garantite le coperture».

Per avere un’idea di quanto sia urgente ridurre le tasse sul lavoro, Il Sole 24 Ore ha prodotto questo grafico, che disegna l’andamento del costo del lavoro nelle principali economie mondiali a partire dal 2000 e poi, nella parte inferiore, abbozza un’implicita correlazione con la crescita del PIL reale:

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Il Partito Democratico e l’abisso

E’ proprio dura la legge del contrappasso di cui scriveva ieri Barbara Spinelli. E’ proprio dura anche per il Partito Democratico, che dopo qualche anno passato a galleggiare sul berlusconismo scopre che il momento di fare i conti è arrivato. E le questioni etiche, che sembravano il fossato incolmabile tra Democratici di Sinistra e Margherita, non c’entrano proprio nulla. Berlusconi non c’è più, “oggi governano persone per bene”. Basta voli di Stato sospetti, basta nipoti di Mubarak, basta ministri impresentabili, basta Lega, anche.

Ora indignarsi non basta, ora è tutta politica economica, e si tocca la carne viva del Paese. Il governo Monti rimette in discussione le stesse basi sulle quali è stato costruito il Partito Democratico. Il governo Monti è il problema del Partito Democratico. La mancanza di una visione d’insieme che vada oltre alle singole proposte – di cui il sito dei democratici è pieno zeppo – e le “peripezie fatali” della legge del contrappasso, fanno sì che il dopo-Berlusconi sia potenzialmente la fase più critica della vita del PD. Decisioni da prendere, scelte da fare, in un tempo limitato. Ah, come era comodo galleggiare sullo strato di rifiuti che era la seconda Repubblica.

Veniamo ai fatti. Per chi se lo fosse perso, in provincia di Varese si sta testando la tenuta del Partito, sul campo di battaglia del mercato del lavoro. Lunedì, Stefano Fassina, responsabile economico del partito, si pronunciava così sulla proposta Ichino: «Nel Partito Democratico quella proposta non c’è. C’è invece la proposta del Partito Democratico che è diversa». Venerdì, invece, sarà a Gallarate lo stesso Ichino, introdotto così da Angelo Protasoni, assessore PD: «Come sappiamo, la “proposta Ichino” è una delle ipotesi su cui sta lavorando il governo Monti che sta faticosamente cercando un punto d’incontro fra le differenti posizioni ideali e i diversi interessi che attraversano le forze politiche, sociali ed economiche del nostro paese». Nel frattempo, oggi, Stefano Fassina è tornato sul tema.

Ma questo è solo l’inizio. La linea di frattura non si limita al solo mercato del lavoro, ma taglia in orizzontale il partito sull’intera visione dell’Italia e del mondo. Michele Emiliano, sindaco di Bari, usa il machete:

La nostra base ha obiettivi chiari, vuole essere tutelata dalle destre finanziarie europee, vuole garantiti i diritti alla casa, alla salute, al lavoro, alla formazione, alla democrazia. In questo momento il distacco tra il progetto politico del Pd ed il popolo italiano è molto grande. Abbiamo un pezzo di partito – l’ala bancaria e industriale di Letta: per capirci – che è un altro universo rispetto a chi, come me, è rappresentante di “quelli che non contano nulla”. Quell’altro è il Pd dei poteri forti (banche, giornali, assicurazioni): non ha nulla a che vedere con la nostra storia.

E al canto delle sirene di Monti e Casini, con Casini convinto che «questa formula di armistizio deve durare 4-5 anni», si preparano a rispondere organicamente anche Fassina, Orfini e Orlando:

Il punto è che non è pensabile che il Pd debba diventare una specie di Udc un pochino più di sinistra. Non è così. Non è più così. E per questo il nostro partito dovrà prepararsi alle elezioni contrapponendosi in modo chiaro al Ppe italiano, all’Udc più il Pdl, dimenticandosi ciò che è stato il ‘Lingotto’ e configurandosi sempre di più come fosse un grande Pse italiano: anche per portare a compimento il percorso che dovrà trasformare lo stesso Partito socialista europeo nella casa di tutti i democratici europei.

Cose di cui nel resto d’Europa si è cominciato a discutere una ventina di anni fa, proprio quando un imprenditore nato a Milano faceva la sua discesa in campo, congelando un intero Paese.