Ocse: «è prioritario ridurre le tasse sul lavoro»

«È impossibile per il momento ridurre in modo significativo il livello complessivo dell’imposizione» fiscale in Italia. Al contrario, è possibile «l’eliminazione delle agevolazioni fiscali per incrementare la base imponibile e quindi un ritocco delle aliquote marginali senza impatto sulle entrate». Questo è quanto si legge nel rapporto Ocse sulla situazione dell’economia italiana nel 2013, presentato ieri.

E sulle priorità da affrontare Pier Carlo Padoan, capo economista dell’Ocse, è lapidario, in barba al surreale dibattito sulla restituzione dell’IMU: «ridurre le tasse sul lavoro è più importante che ridurre l’Imu. […] Considerando che il forte vincolo di bilancio dell’Italia va rispettato, ai fini della credibilità del Paese, bisogna stabilire delle priorità. Noi riteniamo che la scelta fiscale coerente con queste condizioni e con le priorità indicate dal governo italiano sia la riduzione delle imposte sul lavoro. Altre scelte si possono fare più avanti e poi andranno garantite le coperture».

Per avere un’idea di quanto sia urgente ridurre le tasse sul lavoro, Il Sole 24 Ore ha prodotto questo grafico, che disegna l’andamento del costo del lavoro nelle principali economie mondiali a partire dal 2000 e poi, nella parte inferiore, abbozza un’implicita correlazione con la crescita del PIL reale:

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Qualcuno ha detto IMU?

imuCome saprete, ieri, nel discorso con il quale Enrico Letta ha chiesto la fiducia per il Governo da lui guidato, si è parlato di IMU. Letta ne ha parlato precisamente, dichiarando:

E poi bisogna superare l’attuale sistema di tassazione della prima casa: intanto con lo stop ai pagamenti di giugno per dare il tempo a Governo e Parlamento di elaborare insieme e applicare rapidamente una riforma complessiva che dia ossigeno alle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti.

Quindi: stop ai pagamenti di giugno. Poi si apre all’interpretazione e alle prove di forza tra i gruppi parlamentari. Perché se ieri i berlusconiani già parlavano di abolizione dell’IMU e sua restituzione – così come annunciato in campagna elettorale -, già quest’oggi due ministri democratici hanno placato gli animi trionfalistici dei parlamentari PdL. «L’Imu non verrà tolta, ci sarà una proroga per la rata di giugno», ha dichiarato Dario Franceschini, al quale ha fatto eco Graziano Delrio: «L’Imu verrà sospesa per la rata di giugno con l’impegno ad alleggerirla soprattutto per i meno abbienti. Il lavoro sarà fatto con il Parlamento, non possiamo sapere il punto di approdo».

Silvio Berlusconi, quel tale che sembra ancora determinante per i destini del Paese, per il consenso popolare di cui gode – insieme al suo partito, di cui è proprietario – ha prontamente risposto: «Certo che sono fiducioso sia sull’abolizione che sulla restituzione. Non sosterremmo un governo che non attua queste misure né lo sosterremmo dall’esterno. Abbiamo preso un impegno con gli elettori e vogliamo mantenerlo».

Uno scontro prevedibilissimo, che muove dall’argomento più stupido possibile, lo stesso adottato da Berlusconi in campagna elettorale: «la tassa sulla prima casa è una tassa odiosa». Come se agli italiani interessi quali tasse pagare e non quanti Euro rimangono nelle loro tasche a fine mese – e forse agli italiani interessa proprio questo, ma è un altro discorso. In questo senso le critiche sono diverse:

  • come scrive nFA, «per rilanciare l’economia invece è meglio tagliare certe tasse piuttosto che altre. Da questo punto di vista prima di tagliare l’IMU sarebbbe meglio ridurre le tasse sul reddito, che disincentivano il lavoro, e l’IRAP, che disincentiva sia il lavoro che l’innovazione e l’impresa. Sarebbe possibile tagliare queste imposte con identiche consequenze sul portafoglio dei lavoratori del taglio dell’IMU, ma con benefici maggiori nel medio-lungo periodo». 
  • sempre come scrive nFA, «ci sono poi conseguenze distributive. L’IMU colpisce solo i proprietari di case, escludendo la fascia più povera della popolazione, che vive in affitto. […] Al contrario le imposte sul reddito sono progressive, ed è possibile modularle beneficiando diversamente i percettori di redditi bassi e alti. Ma ciò che è importante è che anche se  tagliando le imposte sui redditi si benificiassero di più i redditi alti, si favorirebbero le persone più produttive e innovative beneficiando indirettamente l’economia (e potenzialmente anche i percettori di redditi più bassi). Al contrario, abolendo l’IMU indiscriminatamente, si favorisce solo il possesso di case più grandi, senza alcun effetto per chi non le possiede».
  • e infine, con la scelta di bloccare il pagamento dell’IMU di giugno si rischia di mandare in crisi i bilanci di tanti comuni, soprattutto quelli piccoli, come spiega Eugenio Comincini, sindaco di Cernusco sul Naviglio.

Tutte cose che andiamo dicendo da tempo.

Partire dall’IMU per discutere di riforma fiscale è il primo grave errore di questo Governo. E la prima vittoria di Silvio Berlusconi.

La Lega di lotta e di parole

«Quando ci sarà l’Imu avrete finalmente leva fiscale e risorse per servizi e investimenti».

Come ci ricorda Marco Alfieri, è stato Roberto Calderoli a introdurre – all’interno del pacchetto “Federalismo fiscale” – l’IMU, cioè una tassa sugli immobili destinata a finanziare le casse dei Comuni (una tassa simile c’era già, ma è stata abolita dal miglior alleato della Lega). Sull’idea di rendere i Comuni beneficiari del gettito ricavato dalla tassazione degli immobili, quindi, tutti d’accordo?

Neanche per sogno. L’applicazione dell’IMU, anticipata e modificata sotto alcuni aspetti, da parte del governo Monti è stata accolta dalla protesta di Gianantonio Da Re, sindaco di Vittorio Veneto, il quale ha annunciato che “non raccoglierà il balzello”, invitando gli altri sindaci a seguirlo sulla strada della resistenza fiscale:

«Se il governo-sanguisuga vuole tassare ulteriormente la casa frutto di sacrifici faccia da solo».

Alza la mano per primo Giampaolo Gobbo, sindaco di Treviso:

«Vedremo quindi come agire tecnicamente ma stiamo già studiando come non fare pagare l’Imu. Certo mi rendo conto che è una disobbedienza nei confronti dello Stato ma dobbiamo pensare a tutelare i nostri cittadini padani».

Forte, vero? Cittadini padani e Stato italiano.

On the Nord, da Treviso ci spostiamo a Verona, verso ovest. Flavio Tosi comincia ad avanzare qualche riserva. Lo sciopero sì, ma con delle garanzie:

«La protesta fiscale invece, per poter essere messa in atto, deve essere valutata tecnicamente in modo da non lasciare esposto il singolo cittadino nei confronti dello Stato esattore. Come sindaco sono pronto ad assumermi le mie responsabilità, a patto che le conseguenze non debbano ricadere nel concreto sul singolo cittadino».

Continuiamo il viaggio, si aprono le porte di Milano. Ad accoglierci, Matteo Salvini, che abbandona definitivamente le vie extralegali:

“Come Lega Lombarda stiamo facendo circolare in tutti i nostri comuni una mozione per applicare l’Imu al minimo, ovvero al due per mille. Quindi, legalmente, stiamo già impegnando i nostri sindaci e anche quelli degli altri partiti. Certamente è una tassa odiosa e vergognosa”.

Tangenziale di Milano. Bivio: Varese, Malpensa. Attilio Fontana, sindaco della “Città giardino”, dice che la protesta è fighissima, talmente bella che sì, andate voi per primi, la lascio a voi:

“Anch’io avevo pensato di portare avanti un’azione di disobbedienza civile di questo tipo. Ma è bene ricordare che una parte di queste risorse va a Roma, ma contestualmente anche ai territori di nostra competenza. Quindi condivido l’iniziativa e l’incavolatura dei sindaci, ma non posso praticarla per serietà, nel senso che non posso dire ai miei cittadini di non pagare l’Imu, perchè così facendo non saprei come finanziare i servizi per i miei cittadini che, per quanto riguarda Varese, ammonterebbero a circa 14 milioni di euro”.

Quindi, che si fa? Eravamo pronti alla battaglia, elmetti da vichingo in testa e spadoni sguainati, e ora Fontana fa saltare tutto? Calderoli, l’ideatore dell’IMU e coordinatore della segreteria del Carroccio, sposta la discussione nelle sedi istituzionali (si fa per dire):

«Il Parlamento della Padania valuterà le proposte per realizzare una protesta contro l’introduzione dell’Imu sulla prima casa».

Anche gli artigiani bocciano la patrimoniale federalista di Lega e Pdl

A Varese gli artigiani bocciano il federalismo di Lega e Pdl. «L’Imu colpirà con forza gli immobili strumentali e già gli imprenditori sembra rimpiangano l’Ici. I conti devono tornare, ma se li si fa senza l’oste le sorprese arrivano puntuali: se la platea dei paganti si dimostra insufficiente a pareggiare, la si amplia. Puntando alle imprese che saranno sempre più povere. È ciò che ha fatto il governo. Questo non è il federalismo che ha chiesto e chiede Confartigianato»: queste le parole di un imbufalito Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato Varese e Confartigianato Lombardia.
«Se federalismo fiscale vuol dire trasferimento della tassazione dal centro alla periferia senza portare ad una riduzione delle aliquote, ma anzi a un loro aumento, andando a colpire i beni strumentali delle imprese, allora ci troviamo di fronte a una forte contraddizione. Inoltre, si vanno a colpire beni come il laboratorio, il capannone dell’artigiano, patrimonio dell’azienda e spesso unica garanzia per ottenere credito dalle banche, ma anche simboli del lavoro di una vita», rincara la dose Roberta Tajé, direttore di Cna Varese.
Ed anche a livello regionale, i vertici delle associazioni di categoria parlano di “batosta“.
Il Partito Democratico ha dunque ragione quando afferma che la “patrimoniale”, che Berlusconi afferma di non volere, è proprio un’idea di Lega e Pdl.

P.S. anche per On the Nord