Emergenza spread: gli enti locali pagano il pareggio di bilancio

E’ brutto linkare un articolo senza commentare, ma lo faccio lo stesso.

Luigi Marattin su noisefromamerika.org, analizza le correzioni dei conti pubblici effettuate nel 2011 sotto “l’emergenza spread”.
La domanda: tra i tre macro-comparti dell’amministrazione pubblica (statale, locale, previdenziale), quale ottiene i benefici delle maggiori tasse? Quale invece viene costretto ad un maggior taglio delle spese?

Una semplice analisi dei dati della Ragioneria Generale dello Stato ci rivela che lo Stato avoca a sè l’88,5% delle nuove maggiori entrate, mentre è responsabile solo del 15,25% della riduzione totale di spesa pubblica, la quale corrisponde appena allo 0,8% del bilancio dello Stato di parte corrente. Quasi la metà dei tagli di spesa è sopportata dalle amministrazioni locali.
La sola analisi del decreto “Salva-Italia” (DL 201 dello scorso dicembre) ci consegna un quadro ancor più squilibrato in relazione a come il cammino verso il pareggio di bilancio sia articolato tra i vari livelli di governo della cosa pubblica.

Buona lettura: Su quali spalle pubbliche grava davvero il pareggio di bilancio.

p.s.
L’analisi su chi paga e chi ci guadagna con l’IMU (Imposta “Municipale” Unica): IMU – Imposta Montiana Unica

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Anche gli artigiani bocciano la patrimoniale federalista di Lega e Pdl

A Varese gli artigiani bocciano il federalismo di Lega e Pdl. «L’Imu colpirà con forza gli immobili strumentali e già gli imprenditori sembra rimpiangano l’Ici. I conti devono tornare, ma se li si fa senza l’oste le sorprese arrivano puntuali: se la platea dei paganti si dimostra insufficiente a pareggiare, la si amplia. Puntando alle imprese che saranno sempre più povere. È ciò che ha fatto il governo. Questo non è il federalismo che ha chiesto e chiede Confartigianato»: queste le parole di un imbufalito Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato Varese e Confartigianato Lombardia.
«Se federalismo fiscale vuol dire trasferimento della tassazione dal centro alla periferia senza portare ad una riduzione delle aliquote, ma anzi a un loro aumento, andando a colpire i beni strumentali delle imprese, allora ci troviamo di fronte a una forte contraddizione. Inoltre, si vanno a colpire beni come il laboratorio, il capannone dell’artigiano, patrimonio dell’azienda e spesso unica garanzia per ottenere credito dalle banche, ma anche simboli del lavoro di una vita», rincara la dose Roberta Tajé, direttore di Cna Varese.
Ed anche a livello regionale, i vertici delle associazioni di categoria parlano di “batosta“.
Il Partito Democratico ha dunque ragione quando afferma che la “patrimoniale”, che Berlusconi afferma di non volere, è proprio un’idea di Lega e Pdl.

P.S. anche per On the Nord

“A rischio crac anche i Comuni padani virtuosi”

Isola di Fondra e Cunardo, due paeselli lontanissimi dalle tentazioni dei derivati e dalla vanagloria del socialismo municipale, sono la metafora di un territorio affamato di federalismo che rischia di arrivare in apnea all’appuntamento. Il blocco delle aliquote, l’abolizione dell’Ici prima casa, i tagli lineari senza distinguere tra virtuosi e spreconi, il Patto di stabilità sopra i 5 mila abitanti e il crollo degli oneri di urbanizzazione, stanno prosciugando i municipi, uccidendo in culla il sogno federalista, se mai arriverà. Secondo i calcoli di Anci Lombardia, nel 2011 i 1536 Comuni della regione saranno costretti ad un ulteriore taglio del 30% nella spesa per investimenti.

L’interessante inchiesta di Marco Alferi, per La Stampa, continua qui.