I modelli di integrazione secondo la Lega

Stefano Candiani, senatore della Lega Nord, ex sindaco di Tradate e ex segretario della Provincia di Varese, parla e scrive con cognizione di causa di modelli di integrazione:

Schermata 05-2456418 alle 00.21.58Si tratta di uno screenshot dal suo profilo Facebook, e il commento che accompagna le foto di alcune prostitute è:

Chi vuole eliminare la Legge Bossi-Fini ed eliminare il reato di immigrazione clandestina, vuole far passare questo come modello di integrazione.

Demagogia e populismo a parte, qualcuno spieghi a Candiani che la Legge Bossi – Fini è in vigore dal luglio del 2002. Forse le cose non sono così semplici come vorrebbe farci credere, e tra Legge Bossi – Fini e prostituzione non c’è un rapporto di causa-effetto. Forse, eh.

Che poi, se queste persone fossero clandestine, l’uscita dalla condizione di clandestinità non sarebbe a loro di aiuto, riconoscendo a loro maggiori diritti? Quindi, semmai, questo è il loro modello di integrazione.

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Immigrati, chi lucra?

Il vuoto incolmabile che passa tra clandestinità e regolare permanenza sul suolo italico è, al solito, riempito dai criminali, tra l’altro ben organizzati, in questo caso. Il meccanismo è sempre lo stesso:

L’operazione, denominata Quinto Potere ha portato alla luce un vasto giro di sfruttamento: gli arrestati (e con loro anche altri 7 indagati, tutti residenti in provincia di Lecco) si rivolgevano a stranieri clandestini e proponevano loro una finta regolarizzazione, con tanto di finti datori di lavoro, a fronte di un pagamento che andava dai 4 ai 5mila euro per un giro d’affari da centinaia di migliaia di euro.

Succede in Brianza. I protagonisti? Un piccolo imprenditore edile con numerosi precedenti penali, un addetto di una società di recupero crediti – anch’egli pregiudicato -, l’ex titolare di un negozio di Kebab e un noto commercialista, con diversi studi sparsi per tutta la provincia di Monza e Brianza.

Due settimane fa, invece, ci trovavamo in provincia di Varese.

“Fate retate contro i clandestini”

 

fonte: Eco di Bergamo

 

Quale occasione migliore del congresso provinciale (di Bergamo) della Lega Nord per toccare punte di cattivismo altissime, ed evocare i passaggi più oscuri del novecento, attraverso un lessico nazifascista? Infatti, Ettore Pirovano, deputato e presidente della provincia di Bergamo, ha colto l’occasione:

Cari sindaci, andate a fare delle belle retate laddove ci sono immigrati clandestini. Servono e ora potete farlo, ci sono i mezzi e i poteri giusti per farlo.

D’altra parte, Pirovano ha un po’ il pallino per i rastrellamenti. A fine agosto 2010 si espresse così:

Vedo troppi straccioni per le strade che chiedono la carità, gente che sicuramente in tasca non ha il permesso di soggiorno, da caricarli sui pullman e, poi, sui charter.

Rastrellamenti di straccioni e clandestini, ma se gli Svizzeri descrivano i frontalieri lumbard come topi mangia formaggio a tradimento, allora i padani insorgono. Ché gli Svizzeri sono razzisti, brutti e cattivi. Già.

Gli sfruttati non fanno vendere copie

Illudere, sfruttare, ricattare ed estorcere denaro agli ultimi della Terra è un crimine particolarmente odioso, che la stampa nazionale non racconta mai, nonostante episodi simili, per le strade del nord Italia, siano piuttosto frequenti. Il reato di clandestinità – inutile dirlo – gioca un ruolo fondamentale. Questa volta ci troviamo in provincia di Varese:

Lo straniero aveva lavorato per oltre un anno come domestico, a casa del cittadino italiano, F. A., nella speranza di poter ottenere con tale lavoro il permesso di soggiorno in Italia; per tale ragione, aveva accettato di non essere retribuito, confidando nel fatto che il suo datore di lavoro, che gli aveva promesso di aiutarlo concretamente, mantenesse il suo impegno, presentandosi in Prefettura per perfezionare la pratica.

Approfittando della situazione, l’italiano si è fatto consegnare dal fratello dello straniero, già regolarmente presente in Italia, una somma di 2500 euro, facendogli credere che, versando la somma di denaro, avrebbe promosso la regolarizzazione del congiunto; a tale pagamento, però, non era seguita alcuna azione effettiva nella direzione promessa. Gli ulteriori tentativi dei due fratelli per far rispettare l’impegno non hanno sortito alcun effetto, se non quello di vedersi richiedere, dal loro interlocutore, un’ulteriore somma di denaro, questa volta di 2000 euro.