La Lega finanziava l’MpA di Lombardo

Raffaele-Lombardo«…Abbiamo preso, faccio un esempio, 3mila voti, la Lega Nord ha preso 10 milioni di euro, gli devi dare la percentuale che corrisponde a questo. In prima battuta Calderoli mi aveva detto di non dargli più niente e di prender tempo…».

Il patto tra la Lega Nord e il Movimento per le Autonomie guidato da Raffaele Lombardo si sostanziava in questi flussi finanziari, stando alla ricostruzione fatta dall’ex tesorire del Carroccio, Francesco Belsito.

Un rapporto continuativo, frutto di una strategia che – racconta Belsito – fu inaugurata nel 2003, quando all’onorevole Giacomo Chiappori fu conferito l’incarico di curare la nascita di Alleanza Federalista che «aveva come, diciamo, finalità – prosegue Belsito – …quella di mandare la Lega al Sud, promuovere l’ideologia, naturalmente federalista, del movimento».

Poi, con la rottura dell’alleanza politica, cosa è rimasto di questo “patto”? Esisteva comunque l’impegno politico a versare con continuità somme di denaro all’MpA?

«Beh! Teoricamente, se devo essere sincero, sì. Cioè se lei fa una alleanza con me e poi lei questa alleanza …dall’altra parte mi può dire, però ci siamo separati …però sugli accordi contabili …Bisognerebbe rispettarli. La prima battuta era quella di non pagare più. E poi invece Calderoli mi aveva convocato, ha detto no, devi pagare, bisogna pagare. Ed io naturalmente l’ho fatto. Quando parlo di pagamenti, pagamenti ufficiali, quindi bonifici …Tutto documentabile… ».

E pensare che lo slogan con il quale Roberto Maroni ha vinto in Lombardia recitava “Prima il Nord”.

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Anche la Lega è vittima del complotto

La serata dell’orgoglio padano, celebrata nel momento di massima difficoltà della Lega Nord, quasi fosse – l’orgoglio – l’ultimo, disperato colpo di coda, ci regala una nuova ideologia in cui credere, che tiene assieme tutti i pezzi per confermare le nostre convinzioni, al di là dell’evidenza: il complotto.

La Lega è partito di popolo, che avanzerà baionette in canna, paese per paese, villaggio per villaggio, andando a snidare anche nel profondo Sud la partitocrazia. Di fatto, incorruttibile. Tutto ciò che accaduto – riportato nella grafica del Corriere – è accaduto per volontà dei servizi segreti.

«Siamo vittime di una specie di complotto», ha dichiarato Bossi dal palco, ieri sera, per poi precisare ai giornalisti che Belsito «è stato infiltrato dall’intelligence» (ai tempi di Bobo Maroni ministro dell’Interno, per dire, il miglior interprete del #amiainsaputa). Ci sono dietro i poteri forti, sicuramente, perché la Lega è l’unica opposizione al governo Monti. Un argomento degno di Beppe Grillo, che infatti ha subito rilanciato: il «governo delle banche» colpisce chi si oppone, quindi «toccherà a Di Pietro e poi a noi».

Le facce e i nomi della grafica sarebbero quasi tutti innocenti. Gli innocenti sono quelli che fanno Bossi di cognome o che sono coniugati con un Bossi. Tanto che ieri il capostipite ha dichiarato che avrebbe dovuto mandare i figli a studiare all’estero, «unico modo per salvarli» dalla «canaglia giornalistica», dai «giornalisti prezzolati dal regime». I colpevoli sono gli altri, guidati dalle mani sapienti dell’agente segreto Belsito.

Poi Bossi ha chiesto scusa, perché «i danni sono stati fatti da persone che portano il mio cognome, e questo mi dispiace molto». Sono vittime di un complotto, beneficiari di molti danée, ma innocenti. La base capirà, no? Forse. Noi no.

Comunque, l’accusa che genera vero e proprio orrore, sia nei militanti che in Bossi, riguarda l’accostamento con la ‘ndrangheta. Possiamo rassicurarvi: sulla ‘ndrangheta non abbiamo certezze, l’unica certezza che abbiamo è che nel settembre del 2010 la Lega votò per negare l’uso delle intercettazioni a carico di Nicola Cosentino, accusato di essere vicino alla Camorra, e che nel gennaio del 2012 la maggioranza berlusconiana si ricompose, magicamente, ancora alla Camera, quando la Lega lasciò ai deputati libertà di voto: i deputati leghisti salvarono nuovamente Cosentino. Era tutto un complotto, per salvare Cosentino.

Per il leghisti della prima ora, però, c’è una buona notizia: «chi ha preso i soldi della Lega li dovrà restituire fino all’ultimo centesimo», ha garantito il leader in pectore Maroni. Quindi, piccoli risparmiatori padani gabbati da Credieuronord, è il vostro momento.

Update: Roberto Saviano, su Facebook, dichiara:

Bossi dichiara: “Belsito è stato infiltrato dall’intelligence”. Francesco Belsito dal 2009 è tesoriere della Lega, nonché Sottosegretario di Stato dell’ex governo Berlusconi. Sempre nel 2009, un’indagine della DDA di Reggio Calabria ipotizza legami tra Francesco Belsito e un imprenditore considerato vicino alla ’ndrangheta per riciclaggio e agevolazione della cosca De Stefano. Su tutto questo c’è un’interrogazione parlamentare presentata da Maurizio Turco che chiama in causa l’attuale Governo nelle persone del presidente del Consiglio e del ministro dell’Interno. Ci aspettiamo indagini e risposte anche e soprattutto per rintracciare responsabilità e silenzi dell’ex presidente del Consiglio e dell’ex ministro degli Interni. Il primo, Berlusconi, alleato della Lega Nord e il secondo, Maroni, esponente di spicco del partito ora al centro dello scandalo.

Arriva il triumvirato!

Te saludi, Senatùr.

Avrete letto tutti delle dimissioni di Bossi e tutto ciò che i giornali stanno rendendo pubblico. I pezzi più incredibili che compongono il tracollo della Lega sono tratti da alcune intercettazioni telefoniche, come quella in cui la responsabile amministrativa di via Bellerio, Nadia Dagrada, suggerisce a Belsito di rivolgersi con queste parole a Bossi, dal quale era stato appena convocato a seguito delle vicende riguardanti gli investimenti in Tanzania:

Gli dici (a Bossi, ndr): “capo, guarda che è meglio sia ben chiaro: se queste persone mettono mano ai conti del Federale, vedono quelle che sono le spese di tua moglie, dei tuoi figli, e a questo punto salta la Lega. Io ti rammento solo una cosa, che in questi anni ho dovuto tirare fuori su vostra richiesta, per tua moglie, Riccardo, per Renzo, delle cifre che se qualcuno va a metterci mano…”. Tu gli devi spiegare che vuoi proteggere lui e se altri vanno a vedere queste cose, lui è nei guai. Ma quelle sono cifre, devi dirgli: “o tuo figlio lo mandavano in galera o c’era da pagare. Papale papale glielo devi dire: ragazzi, forse non avete capito che, se io parlo, voi finite in manette o con i forconi appesi alla Lega“.

Dalle intercettazioni emerge, inoltre, che Francesco Belisto ha affermato “di aver dato 50 mila euro a Francesco Bruzzone, segretario regionale della Lega in Liguria, perché lo facesse entrare nel Cda di Fincantieri, incarico che Belsito ha poi ricoperto”.

Poi c’è “il Principe”, che non è né quello di Machiavelli né quello del Bernal, ma Renzo Bossi, il furbissimo Trota, che ieri ha dichiarato in un’intervista che la macchina l’ha presa in leasing, mentre oggi leggiamo: «l’ultima macchina del Principe, 50.000 euro… e certo che c’ho la fattura!».

Si consuma così la parabola della Lega, non la sola leadership di Umberto Bossi, dimissionario e distrutto, incredulo, forse inconsapevole. “Mi ha fatto vedere il libretto“, sembra che abbia detto oggi ai fedelissimi, rassicurandoli sulla prossima conclusione della carriera universitaria del figlio. Mentre loro, i colonnelli, con una mano sulla spalla del Senatùr, non potevano che riportarlo alla realtà. E’ tutto falso.

Ora, la carriera universitaria del Trota sarà anche molto divertente, ma questa, vista dall’esterno, non può essere altro che la rappresentazione plastica del cerchio magico. Nato per proteggere il capo, in realtà non ne ha fatto altro che un feticcio, da portare in processione per le strade del nord Italia, carico di valore simbolico, in un momento in cui l’estremo sostegno al governo Berlusconi degli ultimi anni aveva oramai deturpato le radici leghiste. Ed è per questo motivo che anche sull’altra sponda, quella dei maroniti, l’attacco diretto a Bossi non c’è mai stato e mai ci sarà, consapevoli che il feticcio stava assumendo le fattezze della marionetta, mossa dai fili magici di Gemonio. E perché, nonostante tutto, la stima dei militanti maroniti rimane.

Si passa ora al triumvirato Maroni – Calderoli – Dal Lago. Un trio pesato con il bilancino. Maroni il dissidente, Calderoli l’arbitro e Manuela Dal Lago, sconosciuta ai più, due volte presidente della provincia di Vicenza e, soprattutto, a capo del “Governo della Padania” nel biennio 1998-1999, quando raccolse l’eredità di Bobo Maroni, con endorsement da parte di Bossi, dalle colonne della  Padania: “io voterò lei”, scrisse il Senatùr. Il Corriere commentava così: «viene il sospetto che il senatur abbia lanciato la sua candidatura a presidente del governo padano proprio per sedare la ribellione che monta a Nord – Est. “A me non risulta” – taglia corto la signora del Carroccio».

A sostituire Belsito alla tesoreria arriva Stefano Stefani. “Un idiota“, lo definì Gianfranco Fini. Era il luglio 2003 e Stefani si cimentava in una sfrontata difesa del premier Berlusconi, attaccato “con grevità” da Martin Schulz. E allora daje al tedesco: «Biondi iper-nazionalisti: degli invasori delle nostre spiagge che vengono in Italia a fare gare di rutti».

Buona fortuna, Italia.

Se la colpa dell’altro cancella la mia

Francesco Belsito e Renzo Bossi

Il marcio all’interno della Lega e la ‘ndrangheta al Nord hanno qualcosa in comune, anche se non sei Roberto Saviano. Quel qualcosa è la lettura che mi sembra prevalente, da parte nostra. Mi sembra, perché non ho svolto un’indagine, ho solo fatto un giro su Facebook e Twitter.

“Al Sud c’è la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra e chi più ne ha, più ne metta” – ti dicono loro. “Tu non sai. Tu non sai che anche al Nord c’è la ‘ndrangheta” – rispondiamo noi.

C’è al Sud e c’è al Nord, quindi siamo pari, no?

“Il senatore del Partito Democratico, allora tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, è indagato per aver sottratto i soldi dei rimborsi elettorali” – ti dicono, ancora, loro. “E il vostro di tesoriere, che va in giro vestito da terrone, eh, e che si frega anche lui i soldi? E i lavori alla villa di Gemonio, #asuainsaputa, eh? Come la mettiamo?” – possiamo finalmente rispondere noi.

Un tesoriere mascalzone da noi, uno da voi. I conti tornano.

No, invece, i conti non tornano, perché ci troviamo di fronte a un classico schema di cortocircuito della politica, di quella maledetta politica che parla addosso a se stessa, senza comprendere che siamo di fronte a problemi – la criminalità organizzata e il sistema dei partiti e la rappresentanza – che stanno facendo affondare il Paese tutto. Perché se ci siamo tutti dentro, non è vero che nessuno è colpevole. Quindi, va bene, scherziamoci sopra e sfottiamoli un po’, ma non tiriamo sospiri di sollievo.