Delocalizzo in Slovenia

Le imprese del Nord-Est non delocalizzano solo in Austria ma anche in Slovenia. La fuga viene agevolata direttamente dal governo locale come afferma Bernardino Ceccarelli, dell’Associazione piccole medie imprese di Udine:

le iniziative promozionali non sono condotte da soggetti privati ma direttamente dall’istituzione pubblica, sulla base di una strategia ben definita (ilFriuli)

Negli ultimi anni più di 600 aziende hanno delocalizzato in Slovenia e 900 in Austria.

Posto di confine con la Slovenia, ormai diroccato… (Tarvisio – Provincia di Udine)

Rincara la dose contro il governo nazionale Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato di Udine:

Abbiamo una politica miope il governo centrale non si rende conto di ciò che succede in questa zona di confine, dove ci competitors con fisco e sistema fiscale meno assillanti: chiaro che siamo tentati di andarcene (ilMessaggero Veneto)

Cui si aggiunge Giusto Maurig, presidente Asdi Sedia, che accusa la burocrazia e l’incertezza normativa italiana:

In Italia è impossibile continuare a fare impresa nell’incertezza e con una burocrazia che ingessa. Possiamo inventarci di tutto, marchi e marketing vincenti, ma se a 20 km di distanza ci sono condizioni migliori il mercato si sposta (il Messaggero Veneto)

I provvedimenti del governo Monti sono sicuramente utili per garantire la stabilità fiscale dello Stato, ma per snellire la burocrazia, che è ciò che le imprese chiedono prima di andarsene, a cosa si è pensato?

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Delocalizzo in Austria

Se le imprese lombarde delocalizzano in Ticino, quelle friulane guardano alla Carinzia.
L’Espresso intervista Daniele Stolfo, 54 anni, imprenditore della Refrion, azienda che produce climatizzatori e che ha aperto una sua sede in Carinzia, ora prossima all’ampliamento.

Le motivazioni? La lentezza della politica italiana

Il 12 luglio 2007 consegniamo al Comune la richiesta di cambio di destinazione dell’area. Alle nostre osservazioni del 2009 non ho mai, sottolineo mai, ricevuto risposta.

La mancanza di infrastrutture moderne

Tutta la zona non ha Adsl, la connessione a banda larga – E’ disponibile solo il vecchio sistema di collegamento Isdn. La velocità di trasmissione dei dati è bassa. Per un periodo abbiamo provato via satellite, con un’aggiunta di costi insostenibile. Ora bypassiamo la zona buia con un ponte radio

Il fisco

Nel 2011 ho maturato un credito d’Iva con il fisco italiano di 130 mila euro. Abbiamo deciso di compensarne 65 mila. E di chiedere il rimborso degli altri 65. Ecco la trafila. Vengono i vigili a vedere se esistiamo davvero. L’Agenzia delle entrate attraverso Equitalia ci chiede documenti in originale, copia di tutte le fatture del 2011 e una fideiussione bancaria di due anni per potere avere il rimborso. Cioè, io creditore devo fare una fideiussione al mio debitore, che è lo Stato. Non è pazzesco?  In Austria il credito viene liquidato dallo Stato ogni fine del mese. Ti ritrovi il bonifico direttamente sul conto corrente

I rapporti di lavoro con i dipendenti (che in Austria chiamano collaboratori)

In Italia gli operai della Refrior costano 20,29 euro lordi l’ora. In Austria 22,83. Ma possono essere licenziati. Senza giustificazione. Senza giusta causa.

E, ovviamente, la pubblica amministrazione

Un giorno ci fissano l’appuntamento nello stabilimento che abbiamo acquisito. Ci sono molti lavori di adattamento da fare. Si presentano tutti gli enti austriaci coinvolti. L’ispettorato, i vigili del fuoco, l’ufficio tecnico del Comune, l’azienda sanitaria. Perfino i rappresentanti delle proprietà confinanti. Di solito in Italia siamo noi a dover interpellare, contattare, scrivere, raccomandate, marche da bollo, commissioni e nessuna risposta.

L’anno scorso, l’on. Rubinato del Partito Democratico chiedeva cosa il governo Berlusconi (!) volesse fare per contrastare lo shopping austriaco in terra veneta.

E’ cambiato pure il Governo, ma è stato fatto qualcosa in Italia?
Perchè ora il governo Carinziano sta ampliando la propria offerta al Varesotto. La Carinzia non sta più facendo concorrenza all’Italia, ma al Ticino…

La distruzione di Val Rosandra

La Val Rosandra, per chi non la conosce, è la Valle più amata dai Giuliani:

Alcune delle sue caratteristiche, quali l’aspetto selvaggio, con rupi, ghiaioni e pareti a strapiombo, o la cascata del torrente seguita dalle forre che esso attraversa, nonché la presenza di un elevato numero di grotte, hanno reso la val Rosandra meta di esplorazioni speleologiche, oltre che una palestra di roccia e sito di studio dei fenomeni carsici.
fonte: Wikipedia

Sabato 24 e Domenica 25 Marzo, 200 volontari, provenienti da 15 reparti comunali della Protezione Civile del Friuli Venezia, hanno eseguito l’operazione “Alvei Puliti”, allo scopo di ripulire l’alveo del torrente Rosandra.

Domenica 1 Aprile 1573 amanti della Val Rosandra hanno firmato un esposto affinché la Procura indaghi per deturpazione e distruzione di bellezze naturali. L’obiettivo: bloccare ulteriori interventi della Protezione Civile.

Perché?

Com’era la Valle prima:

Fonte: Wikipedia

Com’è ora:

Altre foto. Un video. Video consigliato.

Il WWF, per bocca del Presidente di Trieste Alessandro Giadrossi, afferma:

L’intervento della Protezione civile regionale in Val Rosandra era ingiustificato ed errato. È avvenuta la distruzione della vegetazione ripariale, lungo un tratto del torrente Rosandra, con deturpamento ingiustificato dei suoi valori paesaggistici e alterazione ambientale di un’area tutelata naturalisticamente e paesaggisticamente, ricompresa nell’omonima Riserva naturale.

Il professore Luigi Nimis, botanico all’Università di Trieste, ricorda che la valle è inserita nell’area Sic “Carso Triestino e Goriziano” e nella zona di protezione speciale “Aree carsiche della Venezia Giulia”. E che l’intervento:

 ha completamente distrutto un habitat prioritario: il bosco ripariale ad ontano nero (in termini scientifici, Alnus glutinosa) costituisce una valida difesa delle rive, tanto che la sua presenza viene considerata una caratteristica che aumenta notevolmente il valore dell’indice di funzionalità fluviale, adottato anche dall’Arpa per monitorare lo stato dei corsi d’acqua della regione.

Gli ontani ricresceranno lentamente ma al posto dello splendido boschetto a galleria all’imboccatura del sentiero principale della Val Rosandra, per almeno 20 anni crescerà un cespuglietto impenetrabile.

Anche Legambiente protesta:

L’intervento della Protezione Civile ha arrecato danni incalcolabili alla vegetazione ripariale e all’ importantissimo ecosistema che coronava un lungo tratto del torrente Rosandra , in comune di San Dorligo della Valle. Nel corso dell’operazione, attuata in un momento assolutamente inopportuno perché coincidente con il periodo riproduttivo di uccelli ed anfibi, sono stati asportati importanti esemplari di carpino nero, pioppo bianco e salici che avevano diametro anche superiore a 80 cm. È incomprensibile come la Protezione Civile abbia potuto operare con tanta superficialità su aree così delicate.

La Regione, per bocca dell’assessore all’Ambiente Luca Ciriani, che ha seguito operazione dall’elicottero, difende l’operato della Protezione Civile:

Secondo legge, la vegetazione di qualsiasi tipologia che cresce nell’alveo di un corso d’acqua non costituisce bosco. Pertanto, per attuare questo tipo di interventi di manutenzione, non sono necessarie autorizzazioni forestali di alcun tipo. Inoltre, l’intervento di taglio a raso della vegetazione in alveo rientra comunque tra gli interventi di manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua, in quanto non modifica in modo permanente lo stato dei luoghi, e non è assolutamente soggetto a nessun tipo di autorizzazione paesaggistica.

Anche perché

Difenderò sempre i volontari della Protezione civile dall’ambientalismo da salotto.

Pur ben comprendendo le necessità della Regione Friuli Venezia Giulia nel garantire la sicurezza idraulica del Territorio (essendo la richiesta di “ripulitura dell’alveo” pervenuta dal Sindaco del Comune di Dolina), mi chiedo se effettivamente si possa compiere un intervento così devstante, in una zona tanto bella e delicata, senza il supporto e il consiglio della Forestale (perché non competente nell’alveo del torrente, solo nei boschi circostanti), della Soprintendenza (perché il paesaggio non viene modificato permanentemente) o della Commissione scientifica della Val Rosandra (perché la Protezione Civile non può prendere ordini dagli ambientalisti da salotto).

Il legalese ha sostituito il buonsenso. O forse è solo pigrizia istituzionale. Ingiustificabile.

Muore Alpe-Adria, nasce Senza Confini

La riunione congiunta, avvenuta il 16 marzo a Trieste, tra le giunte del Friuli Venezia Giulia, della Carinzia e del Veneto, segna la morte della storica Comunità di Lavoro Alpe-Adria e il tentativo di iniziare una nuova esperienza di cooperazione territoriale tramite l’Euroregione “Senza Confini”.

Alpe-Adria (oggi)

La Comunità Alpe-Adria ha avuto una lunga storia: nacque nel lontano 1978 su spunto del Land della Stiria, con il coinvolgimento immediato delle Regioni Friuli Venezia Giulia e del Veneto, dei Länder di Carinzia, Austria superiore e Salisburgo, dello Stato Libero di Baviera e delle Repubbliche Socialiste (sic!) di Slovenia e Croazia.

L’obiettivo era un progetto di cooperazione europea lungimirante: riunire allo stesso tavolo enti territoriali di ben quattro paesi diversi per

promuovere un’integrazione che smantelli i muri reali o virtuali esistenti tra i membri

Nel tempo, la Comunità si estese a comprendere fino a 19 membri, aprendosi anche alle contee occidentali dell’Ungheria. Durante la sua esistenza la Comunità ha finanziato più di 500 progetti di cooperazione transfrontaliera in tema di trasporti, turismo, tutela dell’ambiente, assetto del territorio, relazioni culturali, sport, e, soprattutto, minoranze etinche e relazioni tra i giovani. Come afferma Renzo Tondo, Presidente della Regione F.V.G.:

Alpe Adria ha avuto un merito straordinario, quello di costruire rapporti di buon vicinato al tempo della divisione dell’Europa

L'Euroregione "Senza Confini" (previsto)

Ma, a quanto pare, Alpe-Adria non basta più. L’Europa è cambiata: l’Austria prima, la Slovenia poi, la Croazia fra un po’ sono entrate nell’Unione Europea.
Peraltro, l’Unione stessa nel 2006 ha approvato un Regolamento comunitario per la creazione dei GETC (Gruppi Europei di Cooperazione Territoriale), con il fine di dare uno status giuridico europeo alle varie organizzazioni territoriali di cooperazione transfrontaliera che, qui e là, sono spontaneamente nate sul territorio comunitario.
Di qui la decisione dei principali attori di Alpe-Adria di uscire dalla Comunità, per fondare il GETC “Senza Confini” (un nome migliore avrebbero potuto trovarlo!), che, una volta attivato, potrà accedere e gestire autonomamente i programmi di finaziamento dell’Unione Europea.

Gerhard Dörfler,  Presidente della Carinzia, ha definito il GECT:

una piccola Europa sull’Adriatico: dobbiamo dimostrare che l’Europa non si fa solo a Bruxelles o a Strasburgo, ma anche qui.

Il primo scoglio da superare sarà l’approvazione dello Statuto del GETC da parte del Governo italiano, dato che l’Italia non permette ai propri enti territoriali di siglare autonomamente accordi internazionali nelle aree di competenza, a differenza dell’Austria. Scoglio in apparenza facile da superare, se non si ricorda che nel 2005 il Governo italiano bocciò un accordo simile, coinvolgente anche la Slovenia, argomentando che la Repubblica di Slovenia non è un ente locale…

I passi successivi saranno l’adesione della Repubblica di Slovenia, e, in seguito all’adesione della Croazia all’UE, delle contee dell’Istria e di Fiume.

P.s. I Presidenti firmatari della Convenzione (Zaia, Tondo e Dörfler) appartengono tutti a dei partiti considerati euroscettici: nonostante gli slogan, l’integrazione europea non è un’opzione, ma una necessità politica ed economica.

Attacco dei sindaci al welfare padano

Le giunte di centrosinistra delle principali città del Friuli e della Venezia Giulia (Trieste, Udine, Pordenone e Monfalcone) hanno deciso di non applicare la norma regionale che impone una discriminazione a svantaggio degli extracomunitari regolari nel godimento delle prestazioni sociali (bonus bebè, borse di studio, alloggi popolari).

La giunta (di Trieste, sindaco Roberto Cosolini (PD), ndr) preso atto che il governo ha impugnato la legge 16/2011” in quanto “destinata a discriminare (…)” procede alla disapplicazione ritenendo che un diverso comportamento esporrebbe il Comune a citazioni in giudizio nelle quali risulterebbe soccombente, con l’obbligo di sostenere i relativi oneri.

Eh sì, perché già nell’Agosto dell’anno scorso il Tribunale di Trieste ha condannato il Comune giuliano a risarcire quattro cittadini stranieri per discriminazione, pur avendo il Comune rispettato le precedenti norme regionali. Se la Regione sbaglia, anche il Comune paga, come ricorda Furio Honsell (centrosinistra), sindaco di Udine

A causa delle scelte sbagliate e ideologiche della Lega moltissimi Comuni hanno dovuto rispondere in Tribunale per aver applicato norme punite dalla Corte costituzionale.

La risposta leghista non si è fatta attendere, con la solita raffica di minacce:

“denunceremo i Sindaci in Procura”, “verificheremo comune per Comune”, “ci saranno provvedimenti anche per i dipendenti”

La Lega è preoccupata di tutelare i cittadini giuliani e friulani dagli avidi stranieri che si approprierebbero di tutto il welfare pubblico

e i nostri giovani, anziani, lavoratori o disoccupati si troverebbero senza aiuto

come dice Danilo Narduzzi, capogruppo della Lega Nord in Consiglio Regionale (il quale conclude con l’immarcescibile “La Sinistra è nemica del popolo”).

Che dire: io sono di Sinistra e se uno lavora regolarmente e paga le tasse qui, ha tutto il diritto di godere di tutti i diritti spettanti a chi si trova nella sua stessa condizione sociale, indipendentemente dalla nazionalità.

La Serie A della piccola impresa

La strada sale e la fatica comincia a farsi sentire. C’è l’ennesimo tornante, di fronte, e Francesco richiama le energie accumulate in giorni interi di allenamento, passati anche quelli a sfidare le salite in sella a una bici. Francesco, nella vita, fa altro. E’ uomo di sport, da sempre legato al Nordest, in un continuo tira e molla. Sambenedettese, Pistoiese, Bologna, e sempre Verona, in mezzo tra una e l’altra. Una carriera in crescendo da allenatore, con le tante soddisfazioni di Vicenza (nel 1997 vincerà la Coppa Italia e sarà eliminato dal Chelsea in semifinale di Coppa delle Coppe) fino alla soddisfazione immensa della scorsa stagione, ancora a Nordest. Siamo a Udine, dieci anni dopo. Il campionato non parte bene – l’Udinese sarà ultima fino alla sesta giornata -, ma la famiglia Pozzo decide di mantenere Guidolin alla guida della squadra e le zebrette ricambiano la fiducia e l’impegno del tecnico con un campionato travolgente, chiuso al quarto posto. A Guidolin non scappa nemmeno una parola di contentezza e di soddisfazione. Lavorare sodo, costantemente, ricavare il massimo da ciò che ha a disposizione. Mai una parola fuori luogo, mai un eccesso, mai una lamentela. Le risorse sono quelle, e con quelle si lavora. E il lavoro, infatti, è tattico e muscolare. Le scelte ponderate porteranno alla consacrazione di Alexis Sànchez, passato al Barcellona a fine stagione.

E se sembra che tutto sia finito – oltre a Sànchez la società cederà anche Gokhan Inler, perno del centrocampo, al Napoli e sarà eliminata ai preliminari di Champions dall’Arsenal -, la piccola impresa Pozzo conferma di essere dinamica, di aver creato relazioni interne forti e virtuose, grazie alle quali la cessione dei due gioiellini viene immediatamente riassorbita: alla settima di campionato per l’Udinese è primato in solitaria. Poi, la sorpresa: Totò Di Natale, capitano, leader, trascinatore indiscusso delle zebrette, napoletano, è l’unico candidato italiano al Pallone d’oro. Totò, troppo piccolo per la Nazionale e per i club più blasonati, certezza dell’Udinese.

Capace di grandi risultati avendo a disposizione risorse limitate, con la sua gestione famigliare, oculata e mai spendacciona, con un bilancio da tripla A, questa Udinese sembra il ritratto del Nordest che cerca il riscatto. Grazie anche a investimenti all’estero che permettono di scovare i migliori talenti (lo sappiamo, qua si può aprire una voragine, e per questo rimandiamo al post sulla cantera bergamasca), di farli crescere e valorizzarli, Udine guarda dall’alto verso il basso tutta l’Italia calcistica, la Torino della FIAT, la Milano dell’imprenditore da bere divenuto Presidente del Consiglio e quella del petroliere, la Roma col suo latinorum e quella american style, la Napoli dei tre tenori.

“Costruiamo dei campi di lavoro per gli immigrati libici”

La Prefettura di Pordenone sta cercando spazi per ospitare immigrati libici sul territorio in strutture private; noi non vogliamo questa gente, se li tengano in Sicilia.

Danilo Narduzzi, capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, non si ferma qui. Trasferirebbe volentieri qualche immigrato dalla Sicilia alla Calabria, ma solo dopo aver appositamente predisposto dei campi di lavoro:

Si costruiscano dei campi lavoro in Aspromonte, facciamoli lavorare, perchè la Lega non ci sta, da noi i libici non devono arrivare.

E per concludere, la perla finale:

L’Europa non c’è, non esiste e si vede tutta l’impotenza del Governo. Meno bunga bunga e più leggi serie.

Se ci fosse la Lega, al governo, li farebbe filare tutti quanti. Hai voglia.