Quanto innovano le regioni europee

Non è stato pubblicato molto di recente (novembre 2012), ma mi è passato solo ora per le mani. Si tratta del «Regional Innovation Scoreboard 2012», documento prodotto dalla Commissione Europea che compare le performance delle varie regioni europee nel campo dell’innovazione.

La rappresentazione sintetica e più dettagliata del rapporto è questa mappa:

Schermata 03-2456371 alle 14.13.09Come si può vedere dalla legenda, le regioni europee sono suddivise in 4 categorie (Leader, Follower, Moderate e Modest) a loro volta suddivise in 3 sottocategorie (High, Medium e Low). Sin dal 2007 appaiono evidenti le aree di forza Europee nel campo dell’innovazione, colorate in blu (sud della Germania, sud della Svezia, Finlandia). Allo stesso tempo troviamo le aree dove l’innovazione è “modesta” (est Europa, Grecia, sud dell’Italia, alcune zone della Spagna).

Per quanto riguarda il nord Italia si può notare come nel 2007 assumesse colorazioni che vanno dal giallo del Veneto al verde di Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte. Nel 2012 le performance di queste regioni migliorano: chi era verde fa un salto di “sottocategoria”, diventando più scuro e approdando al livello “Follower – High”, mentre il Veneto compie un salto di “categoria”, passando da “Moderate” a “Follower”.

Anche il sud Italia migliora le sue performance rispetto al 2007. In particolare saltano da “Modest” a “Moderate” Sicilia, Basilicata e Puglia, mentre la Calabria ha scalato l’ultima categoria passando da “Modest – Low” a “Modest – High”. Sale tre gradini anche la Sardegna che, allo stesso tempo, compie anche un salto di categoria.

 

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Delocalizzo in Slovenia

Le imprese del Nord-Est non delocalizzano solo in Austria ma anche in Slovenia. La fuga viene agevolata direttamente dal governo locale come afferma Bernardino Ceccarelli, dell’Associazione piccole medie imprese di Udine:

le iniziative promozionali non sono condotte da soggetti privati ma direttamente dall’istituzione pubblica, sulla base di una strategia ben definita (ilFriuli)

Negli ultimi anni più di 600 aziende hanno delocalizzato in Slovenia e 900 in Austria.

Posto di confine con la Slovenia, ormai diroccato… (Tarvisio – Provincia di Udine)

Rincara la dose contro il governo nazionale Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato di Udine:

Abbiamo una politica miope il governo centrale non si rende conto di ciò che succede in questa zona di confine, dove ci competitors con fisco e sistema fiscale meno assillanti: chiaro che siamo tentati di andarcene (ilMessaggero Veneto)

Cui si aggiunge Giusto Maurig, presidente Asdi Sedia, che accusa la burocrazia e l’incertezza normativa italiana:

In Italia è impossibile continuare a fare impresa nell’incertezza e con una burocrazia che ingessa. Possiamo inventarci di tutto, marchi e marketing vincenti, ma se a 20 km di distanza ci sono condizioni migliori il mercato si sposta (il Messaggero Veneto)

I provvedimenti del governo Monti sono sicuramente utili per garantire la stabilità fiscale dello Stato, ma per snellire la burocrazia, che è ciò che le imprese chiedono prima di andarsene, a cosa si è pensato?

Delocalizzo in Austria

Se le imprese lombarde delocalizzano in Ticino, quelle friulane guardano alla Carinzia.
L’Espresso intervista Daniele Stolfo, 54 anni, imprenditore della Refrion, azienda che produce climatizzatori e che ha aperto una sua sede in Carinzia, ora prossima all’ampliamento.

Le motivazioni? La lentezza della politica italiana

Il 12 luglio 2007 consegniamo al Comune la richiesta di cambio di destinazione dell’area. Alle nostre osservazioni del 2009 non ho mai, sottolineo mai, ricevuto risposta.

La mancanza di infrastrutture moderne

Tutta la zona non ha Adsl, la connessione a banda larga – E’ disponibile solo il vecchio sistema di collegamento Isdn. La velocità di trasmissione dei dati è bassa. Per un periodo abbiamo provato via satellite, con un’aggiunta di costi insostenibile. Ora bypassiamo la zona buia con un ponte radio

Il fisco

Nel 2011 ho maturato un credito d’Iva con il fisco italiano di 130 mila euro. Abbiamo deciso di compensarne 65 mila. E di chiedere il rimborso degli altri 65. Ecco la trafila. Vengono i vigili a vedere se esistiamo davvero. L’Agenzia delle entrate attraverso Equitalia ci chiede documenti in originale, copia di tutte le fatture del 2011 e una fideiussione bancaria di due anni per potere avere il rimborso. Cioè, io creditore devo fare una fideiussione al mio debitore, che è lo Stato. Non è pazzesco?  In Austria il credito viene liquidato dallo Stato ogni fine del mese. Ti ritrovi il bonifico direttamente sul conto corrente

I rapporti di lavoro con i dipendenti (che in Austria chiamano collaboratori)

In Italia gli operai della Refrior costano 20,29 euro lordi l’ora. In Austria 22,83. Ma possono essere licenziati. Senza giustificazione. Senza giusta causa.

E, ovviamente, la pubblica amministrazione

Un giorno ci fissano l’appuntamento nello stabilimento che abbiamo acquisito. Ci sono molti lavori di adattamento da fare. Si presentano tutti gli enti austriaci coinvolti. L’ispettorato, i vigili del fuoco, l’ufficio tecnico del Comune, l’azienda sanitaria. Perfino i rappresentanti delle proprietà confinanti. Di solito in Italia siamo noi a dover interpellare, contattare, scrivere, raccomandate, marche da bollo, commissioni e nessuna risposta.

L’anno scorso, l’on. Rubinato del Partito Democratico chiedeva cosa il governo Berlusconi (!) volesse fare per contrastare lo shopping austriaco in terra veneta.

E’ cambiato pure il Governo, ma è stato fatto qualcosa in Italia?
Perchè ora il governo Carinziano sta ampliando la propria offerta al Varesotto. La Carinzia non sta più facendo concorrenza all’Italia, ma al Ticino…

Più soldi dall’Europa per il tunnel della TAV

La discesa in Italia dell’inviato europeo Pat Cox è stata presa con sollievo dalle amministrazioni locali: l’Unione promette che col nuovo programma di sviluppo 2014-2020 il co-finanziamento dell’UE per il tunnel di base della TAV salirà dall’attuale 27% al 40%.

Fino a poche settimane fa, si temeva che l’intero progetto potesse essere messo in sospeso dalle autorità di oltreconfine, con un rinvio dell’inizio dei lavori dal 2016 al 2020. A differenza che in Italia, Oltralpe l’opera è considerata secondaria e il governo locale, alle prese con la crisi finanziaria, preferirebbe concentrare i propri sforzi nella costruzione di tunnel ferroviari per tratte economicamente più importanti (per loro) .

I Verdi locali si dichiarano invece scettici sull’effettiva disponibilità di fondi per il tunnel di base, e pretendono che subito vengano prese misure per il contenimento del traffico su gomma.

Il Tunnel di Base del Brennero

Stiamo parlando del Tunnel di Base del Brennero (BBT), che dal 2025 collegherà Franzenfeste (Italia) a Innsbruck (Austria) con 55km di galleria ferroviaria (Google Map). L’obiettivo: velocizzare ed aumentare i collegamenti tra Italia e Germania, dimunendo il traffico automobilistico pesante sul Passo del Brennero (Autostrada A22).

Il Tunnel di Base fa parte dell’asse ferroviario europeo n. 1 Berlino-Palermo e permetterà collegamenti ferroviari tra Verona e Monaco di Baviera più rapidi e frequenti: la distanza tra il VinItaly e l’OktoberFest si ridurrà infatti a sole 3 ore dalle attuali 5 ore e mezza.

Ozono in Val Padana

E’ uscito pochi giorni fa il rapporto annuale 2011 della European Environment Agency sull’inquinamento atmosferico dovuto all’ozono . Brutte notizie per l’Italia, che risulta essere il Paese con il maggior numero di giorni oltre il limite considerato pericoloso.

In realtà, se si guarda alla mappa (purtroppo dati disaggregati non sono disponibili) il problema colpisce principalmente il Nord Italia: la regione più inquinata d’ozono d’Europa. Ciò è dovuto alla sua particolare struttura demogeografica: una pianura ad alta densità di popolazione circondata da montagne.

L’ozono a livello del suolo viene prodotto da reazioni fotochimiche innescate dalla presenza di sostanze quali benzene, monossido di carbonio e ossidi di azoto, che sono prodotti secondari della combustione nelle auto, dei  sistemi di riscaldamento e delle centrali termoelettriche. Per la riduzione delle quantità di ozono è necessaria una politica ambientale che diminuisca il traffico su gomma, riduca i livello di consumo nel riscaldamento domestico e, magari, eviti di installare centrali termoelettriche a carbone (le più inquinanti).

Ma questo non basta: i composti che producono ozono viaggiano a lunghe distanze e tendono ad accumularsi nella “sacca” padana, tra Alpi ed Appennini. Guardare solo al proprio orticello è inutile: le politiche ambientali devono essere implementate almeno a livello europeo. Una buona notizia del rapporto è infatti che le regolamentazioni europee dell’ultimo ventennio per il contenimento degli inquinanti prodotti dagli autoveicoli (auto Euro 1, Euro 2, Euro 5, quelle lì) hanno ridotto in modo significativo le concentrazioni di ozono a livello europeo.

Nota:
L’ozono, a livello stratosferico, costituisce uno strato protettivo contro le radiazioni ionizzanti provenienti dal Sole, a livello del suolo, è un potente agente ossidante che provoca danni al sistema respiratorio quali: irritazioni, aumento delle infiammazioni polmonari e aggravio dei sintomi di asma e allergia.

Muore Alpe-Adria, nasce Senza Confini

La riunione congiunta, avvenuta il 16 marzo a Trieste, tra le giunte del Friuli Venezia Giulia, della Carinzia e del Veneto, segna la morte della storica Comunità di Lavoro Alpe-Adria e il tentativo di iniziare una nuova esperienza di cooperazione territoriale tramite l’Euroregione “Senza Confini”.

Alpe-Adria (oggi)

La Comunità Alpe-Adria ha avuto una lunga storia: nacque nel lontano 1978 su spunto del Land della Stiria, con il coinvolgimento immediato delle Regioni Friuli Venezia Giulia e del Veneto, dei Länder di Carinzia, Austria superiore e Salisburgo, dello Stato Libero di Baviera e delle Repubbliche Socialiste (sic!) di Slovenia e Croazia.

L’obiettivo era un progetto di cooperazione europea lungimirante: riunire allo stesso tavolo enti territoriali di ben quattro paesi diversi per

promuovere un’integrazione che smantelli i muri reali o virtuali esistenti tra i membri

Nel tempo, la Comunità si estese a comprendere fino a 19 membri, aprendosi anche alle contee occidentali dell’Ungheria. Durante la sua esistenza la Comunità ha finanziato più di 500 progetti di cooperazione transfrontaliera in tema di trasporti, turismo, tutela dell’ambiente, assetto del territorio, relazioni culturali, sport, e, soprattutto, minoranze etinche e relazioni tra i giovani. Come afferma Renzo Tondo, Presidente della Regione F.V.G.:

Alpe Adria ha avuto un merito straordinario, quello di costruire rapporti di buon vicinato al tempo della divisione dell’Europa

L'Euroregione "Senza Confini" (previsto)

Ma, a quanto pare, Alpe-Adria non basta più. L’Europa è cambiata: l’Austria prima, la Slovenia poi, la Croazia fra un po’ sono entrate nell’Unione Europea.
Peraltro, l’Unione stessa nel 2006 ha approvato un Regolamento comunitario per la creazione dei GETC (Gruppi Europei di Cooperazione Territoriale), con il fine di dare uno status giuridico europeo alle varie organizzazioni territoriali di cooperazione transfrontaliera che, qui e là, sono spontaneamente nate sul territorio comunitario.
Di qui la decisione dei principali attori di Alpe-Adria di uscire dalla Comunità, per fondare il GETC “Senza Confini” (un nome migliore avrebbero potuto trovarlo!), che, una volta attivato, potrà accedere e gestire autonomamente i programmi di finaziamento dell’Unione Europea.

Gerhard Dörfler,  Presidente della Carinzia, ha definito il GECT:

una piccola Europa sull’Adriatico: dobbiamo dimostrare che l’Europa non si fa solo a Bruxelles o a Strasburgo, ma anche qui.

Il primo scoglio da superare sarà l’approvazione dello Statuto del GETC da parte del Governo italiano, dato che l’Italia non permette ai propri enti territoriali di siglare autonomamente accordi internazionali nelle aree di competenza, a differenza dell’Austria. Scoglio in apparenza facile da superare, se non si ricorda che nel 2005 il Governo italiano bocciò un accordo simile, coinvolgente anche la Slovenia, argomentando che la Repubblica di Slovenia non è un ente locale…

I passi successivi saranno l’adesione della Repubblica di Slovenia, e, in seguito all’adesione della Croazia all’UE, delle contee dell’Istria e di Fiume.

P.s. I Presidenti firmatari della Convenzione (Zaia, Tondo e Dörfler) appartengono tutti a dei partiti considerati euroscettici: nonostante gli slogan, l’integrazione europea non è un’opzione, ma una necessità politica ed economica.

Non ditelo a Gazprom

Innalzare l’efficienza energetica delle abitazioni europee, di circa il 30%, entro il 2015? Ci sta lavorando il progetto europeo Heat4u, guidato dalla Robur di Bergamo, leader mondiale nella costruzione di impianti per riscaldamento ad altissima efficienza.

Non male, di questi tempi.