«La porcata di fine legislatura» e la questione della credibilità

Vito Crimi e Roberta Lombardi, capogruppo 5 Stella a Senato e Camera.

Vito Crimi e Roberta Lombardi, capogruppo 5 Stella a Senato e Camera.

Nella relazione dell’attività del Gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle di martedì 26 marzo, la capogruppo Roberta Lombardi ha attaccato duramente una parte della relazione del Governo sui pagamenti dei debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese. La Lombardi ha definito questa una «porcata di fine legislatura». Un’espressione colorita, che Beppe Grillo ha rilanciato sul suo blog, pubblicando la video-relazione e dando al post il titolo «porcata di fine legislatura», appunto.

Dario Di Vico ha notato l’azzardata dichiarazione della capogruppo grillina immediatamente, tanto che ieri, sul Corriere, scriveva:

Il tutto è avvenuto con un video di quattro minuti postato sul blog di Beppe Grillo nel quale Lombardi, più che dichiarare, in realtà recita. Ed è questo, infatti, il tratto saliente di parecchie delle sortite dei grillini nella fase iniziale della legislatura. Più che analizzare i problemi i neo-parlamentari troppo spesso recitano. Forse copiano Grillo, ma se il comico genovese ha dalla sua un’indiscussa e pluriennale professionalità scenica, i suoi replicanti francamente non lo valgono. Farebbero bene a restare “cittadini della porta accanto” e discutere i dossier nel merito. Nel caso in questione, poi, i Cinque Stelle partono da un attacco alle banche ma finiscono per opporsi a un provvedimento urgente atteso come il pane da quegli imprenditori ed artigiani che specie nel Nord Est li hanno votati copiosamente.

Ma più precisamente, di cosa si tratta? Per una spiegazione più tecnica della questione si è dovuto aspettare un post de La Voce nel quale Angelo Baglioni e Tito Boeri spiegano efficacemente perché le critiche avanzate da Lombardi sono del tutto infondate.

Le critiche si muovono sostanzialmente su due livelli:

  1. Una parte dei soldi stanziati dal provvedimento voluto dal Governo finiranno direttamente nelle tasche delle banche. Una «regalìa», la definisce Lombardi;
  2. Questo provvedimento, facendo salire il rapporto deficit/PIL al 2,9%, azzera le risorse da destinare alla crescita, non potendo sforare la soglia del 3%.

Le risposte sono, in realtà, molto semplici:

  1. Nella stessa nota letta da Lombardi c’è scritto che «una parte dei pagamenti alle imprese confluirà immediatamente al settore creditizio, in quanto una quota del portafoglio di debiti risulta già ceduto (pro solvendo o pro soluto) alle banche» e Baglioni e Boeri spiegano che si tratta di «rimborsare le banche perché i debiti della Pa di cui si parla sono in parte stati già ceduti dalle imprese alle banche. Ora, non si vede in nome di quale principio bisognerebbe penalizzare proprio quelle (poche) banche che hanno in (rarissime occasioni) accettato di anticipare alle imprese i loro crediti verso la pubblica amministrazione». E a quanto ammonterebbe questa cifra? A circa 3 milioni di euro, su un totale di 40 miliardi di provvedimento.
  2. Per quanto riguarda la soglia del 3%, «bisogna ricordare che la flessibilità concessa dalla UE è legata solo a interventi straordinari legati alla restituzione di debiti pregressi: non può essere utilizzata in altre (peraltro imprecisate) direzioni».

Le cose cambiano, quando si passa dall’attivismo da social network o da blog all’attivismo nelle Istituzioni. E forse è proprio il mito del «cittadino qualsiasi» nelle Istituzioni che non funziona, perché è inutile negarlo, ma spesso ci si trova di fronte a questioni complicate e, allo stesso tempo, potenzialmente distruttive. Bloccare tale provvedimento significherebbe negare una boccata d’ossigeno alle tante piccole imprese che anche il M5S cerca di rappresentare e che, delusi da Lega e PdL, spesso lo hanno votato. 

Ieri, nel colloquio tra Bersani e i rappresentanti del M5S, Crimi e Lombardi, questi ultimi hanno più volte ripetuto che il Governo 5 Stelle sarebbe un Governo della credibilità, perché i partiti non sarebbero più credibili. E se è innegabile che i partiti hanno perso una dose di credibilità, è altrettanto innegabile che la purezza di spirito e il semplice fatto di non avere esperienza non sono elementi che concorrono a formare la credibilità: la credibilità si acquisisce sul campo, proponendo soluzioni complesse a problemi complesse e prendendo i successivi, complessi, provvedimenti. Sventolare quintali di credibilità, anche alla luce di critiche superficiali e raffazzonate come quella di Lombardi, non avendo ancora avuto la possibilità di agire sul campo appare fuori luogo.

Si è aperta – da più di un mese, oramai – l’occasione storica di far coincidere la novità e l’esperienza. La novità di idee rappresentate dagli eletti 5 stelle ma anche i tanti nuovi eletti del Partito Democratico, associate anche a una dose di sano movimentismo. L’esperienza di chi queste cose le conosce perché ha già avuto a che farci. Sarebbe un peccato sprecarla, eppure.

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3 thoughts on “«La porcata di fine legislatura» e la questione della credibilità

  1. i grillini “recitano”, mai definizione fu più corretta.
    il loro comportamento parlamentare è sempre più inqualificabile.
    governo? comincio a sperare glielo diano, così finalmente smascheriamo il bluff di questi arrufapopolo

    • “comincio a sperare glielo diano, così finalmente smascheriamo il bluff di questi arrufapopolo”
      All’ultimo arruffapopolo il governo glielo abbiamo dato più volte. Il 30% degli elettori crede ancora al suo bluff. Nel frattempo sono invecchiato..

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