Cose che cambiano

ambrosolidi Viola Nicodano

Il leit motiv di questa ultima tornata elettorale doveva essere la voglia di cambiamento. Bene.

C’è un partito che ha cambiato, che si è rinnovato. C’è un partito che è stato modificato dai suoi elettori. Elettori che hanno preteso di poter esprimere una preferenza sui “papabili”, secondo il sistema delle primarie, anche senza dover essere iscritti al partito. Perché l’elettore di centrosinistra lombardo non avrebbe mai votato il “Penati bis” (ter, quater, quinquies…)! Perché per tre volte se l’è trovato candidato, e per tre volte ha lasciato perdere il governo locale…

C’è, così, un partito che oggi presenta volti nuovi. Volti di persone che arrivano dalla società civile: ma non seguendo la moda del momento, per davvero. Persone che, in questi anni, al loro lavoro quotidiano hanno affiancato l’impegno sociale e politico, attuando progetti spontanei di miglioramento delle condizioni sociali (documentati e verificabili). Persone che si candidano nella struttura di partito, è vero, ma solo perché la struttura è rimasta vuota ed è, oggi, in Lombardia, al loro servizio. Persone che per una volta non sono inglobate dal partito, ma inglobano il partito. Finalmente.

E’ con grande soddisfazione, quindi, che quest’anno andrò ad apporre la croce sul simbolo del Partito Democratico alle elezioni regionali.  E penso che i miei concittadini, visto che dicono di desiderare il cambiamento, dovrebbero essere onesti con loro stessi. Criticano le ideologie. Criticano i partiti. Dicono di non volere più ladri. E allora, questa volta, dovrebbero operare in maniera veramente democratica e coscienziosa. Dovrebbero rimanere coerenti ai loro pensieri sul declino dell’Italia. E dare il voto a chi 1) ha cambiato le persone, 2) ha innovato le idee, 3) propone una svolta vera.

Insomma, se volete il cambiamento, siate i primi a cambiare.

A coloro che si rifugiano dietro “l’esperienza” dei candidati antagonisti di Ambrosoli, chiedo: di che esperienza si parla? Esperienza nel malaffare? Nelle mazzette? Nelle spintarelle, nei trota e nelle igieniste che puntano al vitalizio a spese nostre? Bella esperienza, preferisco un novellino!

Altrimenti, se proprio non ce la fate, perché criticate l’ideologia ma siete i primi ad esserne pervasi, vi faccio una proposta. A Genova, i camalli portuali potevano scegliere tra due modalità di pagamento: una paga più alta, ma senza possibilità di lamentarsi; una paga più bassa, ma con il diritto al lamento. Ecco, se proprio volete, votate pure spinti da promesse (false) di rigonfiamento del portafoglio, come negli ultimi anni. Ma poi, dopo, non provate a lamentarvi!

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