Come sempre governerà chi deciderà la Lega

«Alla faccia del colpo di coda del regime, noi in Parlamento torneremo tre volte tanti e là saremo il perno della politica: là governerà chi deciderà la Lega». Tuona Roberto Maroni, «quello bravo», per rimarcare come le sorti del Nord, e del Paese, dipendano ancora una volta dalla Lega Nord. Messo alle strette dai malumori della «base», Maroni, a questo giro, ha attaccato duramente il suo alleato-avversario, Silvio Berlusconi, rievocando antichi fantasmi: «Attenti, amici: dietro Berlusconi c’è tal Giulio Andreotti e tal Bettino Craxi». Si «vota l’alleanza con il Popolo della Libertà perché è il male minore, ma il problema è il rapporto di forza tra la Lega e i riciclati». Insomma, la partita sarà anche interna, ribadisce Maroni, certamente stanco di una Lega che, dal 1994, va a rimorchio di Silvio Berlusconi. A volte si  distacca, ma poi torna. Ed è per questo che Maroni ha voluto esplicitare che l’avversario è anche interno alla coalizione.

E alle accuse riguardanti il consenso del Popolo della Libertà al sud, Maroni risponde con un giro di parole che biasima la popolarità di Berlusconi nelle regioni del Sud e, allo stesso tempo, ne sottolinea la necessità strategica: «Come può il Sud non votare Berlusconi se lui è la chiave che apre il portafoglio del Nord? […] Non attacco Berlusconi, dico la verità». E la verità sull’alleato è che «Berlusconi presidente del Consiglio non è possibile, l’ho detto io per primo. Chi ha così tanti affari, tanti che vedo e tanti che non vedo, non può fare il presidente del Consiglio. Per questo la Lega candida [nome a piacimento]».

Tutti i virgolettati che vedete qui sopra (con la sola correzione di «Polo della Libertà» in «Popolo della Libertà» – c’è voluto poco) non sono stati pronunciati da Roberto Maroni, ma da Umberto Bossi. Era il 21 marzo del 1994, e le elezioni politiche si sarebbero tenute il 27 e 28 marzo 1994. Al posto di [nome a piacimento], ai tempi, Umberto Bossi metteva – guarda un po’ – Roberto Maroni. Poi sappiamo tutti come è andata a finire:

28-marzo-1994-Con-il-presidente-della-Repubblica-Oscar-Luigi-Scalfaro_gal_portrait
Ieri, Roberto Maroni, dopo aver visto che sul simbolo del PdL c’è scritto “Berlusconi Presidente», ha commentato, innocentemente:

“Lui è il presidente del Pdl”. “Non temo” che ciò possa ingenerare equivoci, aggiunge, dopo che nel patto elettorale con il Pdl non è stato deciso il candidato premier comune.

Tutto molto divertente, davvero.

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10 thoughts on “Come sempre governerà chi deciderà la Lega

  1. Pingback: Come sempre governerà chi deciderà la Lega…. sì come no « Buseca

  2. Beh, comunque il governo Berlusconi 1 del 1994 durò solametne 9 mesi. Ci fu quello che divenne noto come “ribaltone” e fu compiuto proprio dalla Lega che poi sostenne insieme al centrosinistra il successivo governo Dini. E anche quella successiva, 1996-2001 (in cui ci fu invece un “ribaltone” a opera di Rifondazione Comunista e si susseguirono 4 governi in soli 5 anni), governò il centosinistra per il semplice fatto che la Lega non si alleò con il Polo delle Libertà, determinando la sconfitta del centrodestra con un sistema in buona parte maggioritario uninominale (“mattarellum”). Così fu anche la Lega a riportare il entrodestra al governo nella legislatura 2001-2006, ricostruendo l’alleanza con il PdL. In qualche modo Bossi fu di parola: a Roma, per 3 legislature dal 1994 al 2006, governò chi decise la Lega. (potrebbe essere aggiunta anche la parte di attuale legislatura fino alle dimissioni di Berlusconi nel novembre 2011, altri 3 anni e mezzo).

    Questa votla con tutta probabilità sarà invece diverso, nella migliore delle ipotesi per il centtrodestra, analogamente a quanto avvenuto nella legislatura-lampo 2006-2008, chiusa per mano di Mastella che fece miseramente fallire il governo Prodi 2 che era già partito con un minoranza risicatissima.

    Ora, al di là degli umori della base, realisticamente sarebbe stato folel da parte dei dirigenti di Lega e PdL non allearsi, perché avrebbe voluto dire sceglere senza alcun dubbio di essere del tutto marginalizzati a livello nazionale e di non avere alcuna chaces in Lombardia (10 milioni di abitanti, 320 miliardi di PIL e 23 miliardi di bilancio, mica il Molise o la Val d’Aosta, con tutto il rispetto).

    D’altra parte l’elettorato leghista non ha molte opzioni: o non vota oppure vota la Lega o una lista civica collegata al candidato. M5S non sembrerebbe più avere molta capacità di attrazione, e sicuramente – per quell’elettorato – Ingroia non è un’alternativa, men che meno Monti sopratutto se affiancato da due rottami come Fini e Casini.

    L’unica alternativa politica “vera” per la Lega sarebbe stata la “scelta dell’Aventino”, per così dire. Cioè presentarsi da sola e solamente alle amminsitrative in Lombardia, non alle politiche, con una posizione fortemente autonomista e scommettendo sul fatto che il combinato disposto delle sicure spremiture cui sarà costretto il governo centrale (qualunque esso sia) che razzieranno ulteriormente il Nord e la sinta potente all’autonomismo che potranno dare nel 2014 i referendum per l’Indipendenza della Scozia e della Catalogna possa servire a consolidare il suo consenso al Nord. Ma un partito guidato da un ex Ministro dell’Interno – onestamente – è veramente improbabile che possa sceglere un’opzione politica del genere.

    daniele,milano

      • P.s. Stefano, non sarebbe male anche un approfondimento di qualche riga sui due uomini alla sinistra della foto. Alla voce: distrazione fondi e trattative stato-mafia… Ehm ehm…

      • Onestamente non ricordo, allora ero ancora la tessera pds e non guardavo troppo alle dinamiche interne della Lega, peraltro magnificamente tenute all’interno di del partito e non spifferate ai quattro venti come si usa oggi. In questo erano davvero i migliori emuli del PCI, indubbiamente il miglior partito italiano di tutti i tempi, oragnizzativamente parlando. Roba che quelle carcasse che si vedono in giro oggi non sono capaci neppure di sognare!

        Però, ho chiesto a qualche fidato amico leghista della prima ora proprio stamattina e, a quanto apre, era esattamente il contrario: Maroni non voleva mollare Berlusconi, la scelta fu, naturalmente, di Bossi. Erano i tempi in cui – giustamente – D’Alema definiva la Lega “una costola della sinistra”. Ora quella costola è piuttosto malridotta, ma la cosa più incredibile è che il resto del corpo della sinistra è del tutto evaporato: da un lato scivolando nella destra tecnocratica (p.es. Ichino con Monti), dall’altro scivolando nel populismo destrorso (dalla violenza di Grillo all’inconsistenza di Vendola fino al giustizialismo terone di Ignroia, tutte copie in vario modo di Berlsuconi e Bossi, ma senza avere lo spessore politico di Berlusconi e Bossi e in compenso molto più paracule).

        daniele,milano

      • E’ quello che ho scritto: Maroni non voleva il ribaltone, voleva stare con Berlusconi. Per lui l’esperienza di governo con Berlusconi doveva continuare anche in quel caso. Hai voglia a parlare ora di novità, di Lega 2.0…

        Sull’evaporazione della sinistra, segnalo che esiste un partito di centrosinistra che i sondaggi danno tra il 30% e il 34%. Non ha l’organizzazione degli anni ’70, ma rimane il partito più organizzato d’Italia.

        Comunque, siete più leghisti del solito, ultimamente.

      • Scusa Stefano, mi ero perso il “non”. Sì, esatto, sembra che Maroni non volesse mollare Berlusconi.

        Comunque da allora è passata un’era geologica, politicamente parlando. Difficle scorgere continuità, soprattutto per un partito iper-tatticista, cinico e ondivago come la Lega.

        daniele,milano

    • Mi spiace, Stefano, ma ho criteri di attribuzione a sinistra o a destra di un partito che non contemplano il nominalismo. A me di come si autodefinisca un partito non me ne fraga niente. A me interessa quello che fa un partito, come si qualifica nel concreto della sua azione politica, sopratutto in ambito socioeconomico. E il PD (e i suoi precursori) è qualificabile concretamente per politiche assolutamente di destra, molto più a destra -a ben vedere – di quelle che conretamente hanno protato avanti partiti attribuiti al cosiddetto centrodestra come Lega e PdL.
      La tanto vituperata “precarietà” di cui tutti si riempiono la bocca era chiamata da quellid el PD (esattamente come da quelli di confindustria) “flessibilità”. E la precarietà è frutto PRIMA DI TUTTO del “Pacchetto Treu”, mentre la “Legge Maroni” ha recepito – benché solo in parte – le migliorei che Enzo Biagi voleva apportare al mercato del lavoro per ricondurlo a condizioni meno selvagge di quello che era diventato grazie al cosiddetto centrosinistra.
      Sempre la sedicente sinistra ha abolito l’equo canone. In sé nulla di male, ma in combinato disposto con il pacchetto Treu significava semplciemente cancellare la possibilità per un co.co.co. di avere una csa, perché nessun proprietario affitta avendo come garanzia un contratto di pochi mesi.
      Così ure per la riforma delle pensioni Dini (votata dal centrosinistra), quella che ha introdotto il sistema contributivo, a partire proprio da quelli che allora erano i giovani: è ovvio che un precario – per definizione – ha una vita lavorativa discontinuativa e quindi contributi previdenziali discontinuativi. Se in più si pensa che il pacchettro Treu quantificava quei contributi solamente al 10% (4% a carico del datore e 6% a carico del lavoratore), il combinato di sposto di quelle due riforme significa aver cancellato il diritto alla pensione per i giovani di allora. Solo successivamente i contributi sono stati progressivametne aumentati (naturalmente lasciando il 4% ai datori e aumentando solo al quota ai lavoratori) portandola quasi al livello dei dipendenti. Resta comunque il fatto che nelle fasi di non alvoro, al precario non sono riconosciuti contributi figurativi per poter avere un assegno pensionistico dignitoso a fine carriere.
      La più parte delle privatizzazioni sono state compiute sempre negli anni Novanta e, quindi, prevalentemente dai governi di centrosinistra (Berlusconi negli anni ’90 ha governato solo 9 mesi): la maggir parte di quelle privatizzazioni non solo non hanne neppure lontanamente raggiunto l’obiettivo dichiarato di abbattere il debito pubblico (che era una scusa), ma si sono rivelate delle svendite per 2 soldi di asset pregiati ai soliti 4 capitalisti salottieri (Agnelli, Rominti, benetton, Colaninno, Tronchetti, etc) che hanno disintegrato le aziuende (p.es. dei relativi patrimoni immobiliari), licenziato decine di migliaia di persone e scaricato su di esse il costo dell’acquisizione riempendole di debiti: una razzia in pieno stile capitalismo da rapina. Poi ci sonos tati capolavori come le privatizzazioni delle banche – vediamo ora come sono ridotte – senza togliere loro al quota di Bankitalia, cioè di uno degli organi che avrebbe dovuto controllare le banche stesse: il controllore controllato dai controllati, chiamasi conflitto di interesse, ma qualcuno vede solo quelli di Berlusconi.
      Quei governi, peraltro, si sono ben guardati, p.es. dal portare a livello medio degli altri paesi europei la tassazione dei patrimoni e delle rendite finanziarie.
      Uno degli effetti è stato che nel corso degli anni Novanta, i redditi da impresa e da lavoro sono calati rispetto alle rendite e, nell’ambito dei redditi da impresa e da lavoro, i profitti sono aumentati rispetto ai salari. Deto diversamente i ricchi – soprattutto detentori di rendite, ma anche di profitti – si sono arricchiti, i poveri (salari, redditi da lavoro precario) si sono impoveriti. Senza che peraltro che l’Italia sia diventata particolarmente competitiva, né che i conti pubblici ne abbiano aprticolarmente beneficiato.
      Dunque, ti ho citato poliche del lavoro, del welfare (casa e pensioni), delle partecipazioni statali, fiscal, prevalentemente portate avanti dai governi di cosiddetti di centrosinistra con effetti di penalizzazione per tutte le fasce più deboli, dunque concretamente di destra. Ecco perché il dato del 30-34% al PD è nella migliore delle ipotesi irrilevante, nella peggiore invece è preoccupante.

      daniele,milano

      P.S.: so perfettametne che anche i governi di centrodestra hanno fatto politiche di destra, ma è il loro mestiere. Mentre non lo è per quelli di centrosinistra o sedicenti tali.

      • questo commento mi trova concorde. Anch’io faccio molta ma molta fatica a considerare il PD un partito di sinistra, oltretutto con una schiera di candidati impresentabili (vedi Crisafulli). Sperando che alla fine vengano estromessi…

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