Farsi il gruppo in Regione Lombardia

3833739801_e614a59f33Dopo la ‘ndrangheta, le vacanze tra «amici», i soldi dei gruppi consigliari spesi per videogiochi, «gratta e vinci», cartucce da caccia, pasticcini, salsicce di Norimberga (le salsicce di Norimberga non me le scorderò mai) e tante altre fantastiche cose, pensi che davvero sia finita, una volta per tutte. E invece, no. Dal palazzo di Regione Lombardia arrivano ancora segnali di vita di questa legislatura: abbiamo ancora la speranza di salvare chi ha frequentato questi corridoi negli ultimi anni. Questa speranza è riposta nei nuovi gruppi consigliari. Cinque, ben impacchettati, con nomi deliziosi, sotto l’albero di Natale. 

Ne ha scritto oggi il Corriere e per la precisione parliamo di:

  1. «Lombardia Popolare», costola del gruppo PdL che sosterrà la candidatura di Gabriele Albertini;
  2. «Fratelli d’Italia – Centrodestra nazionale», sempre di matrice pidiellina, nato sulla scia del movimento fondato da Giorgia Meloni, Guido Crosetto e Ignazio La Russa (da notare che un esponente lombardo è Romano La Russa, il fratello dell’ex ministro);
  3. «Tremonti – 3L Lista, Lavoro e Libertà», che – oltre a meritarsi una menzione particolare per il nome – è composta da ex leghisti;
  4. «Popolo della Lombardia», sempre spin off della Lega, arruola Davide Boni, ex presidente del Consiglio Lombardo;
  5. «Centro popolare lombardo – I moderati». I moderati, già. Sono tre: due provengono dall’UdC, uno dall’IdV. Sosterranno Ambrosoli.

Come mai questo iperattivismo? Semplice: la nuova legge elettorale della Lombardia prevede che i gruppi già costituiti in Consiglio non debbano raccogliere firme per presentare le liste nelle varie circoscrizioni provinciali, a differenza dei movimento che non lo fossero. E c’è da notare che abbandonando i loro gruppi di origine, gli esponenti di UdC e IdV mettono in discussione l’esistenza degli stessi gruppi con i quali sono eletti, a causa della scarsità numerica. 

Secondo il Corriere, questa furbata potrebbe costarci 100mila euro, poiché si sommerebbero le indennità dei nuovi capigruppo dei nuovi gruppi (fino a 1.300 euro/mese) e uno stanziamento per il funzionamento dei gruppi che «per i tre mesi che ci separano dall’inizio della nuova legislatura, supera i 70mila euro».

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