Nelle terre del nord dove vince Renzi

L’esito del primo turno delle primarie del centrosinistra ci racconta di un Matteo Renzi trionfatore nella sua Toscana, dove è stato capace di portare al voto molti nuovi elettori, e capace di ottenere risultati migliori al nord piuttosto che al sud, dove spesso è stato scavalcato, al secondo posto, da Nichi Vendola. Cosa che possiamo leggere come incapacità di parlare al sud o come buona capacità di parlare al nord.

Se guardiamo ai dati, nella maggior parte delle province del Nord ha vinto Pierluigi Bersani, al primo turno (mappa a cura di Valerio):

Le province in blu del «blocco del nord» dove ha vinto Renzi non sono molte, in realtà: Cuneo e Asti (Piemonte), Como e Lecco (Lombardia), Verona e Vicenza (Veneto) e Pordenone (Friuli Venezia Giulia). Pareggio ad Alessandria (Piemonte).

La provincia che ha attirato da subito la mia attenzione è quella di Cuneo, storicamente, sin dal 1948, bastione della Democrazia Cristiana, e successivamente terra di consensi per la Lega Nord, mosca bianca nel Piemonte. In Lombardia e Veneto, invece, le zone di consenso di DC e Lega sono state sempre maggiori, ma possiamo osservare che nel 2006 la provincia di Lecco e quelle di Verona e Vicenza sono state «zone di forza della Margherita», per usare una definizione di Ilvo Diamanti, insieme alla provincia di Cuneo – appunto – e a sole altre quattro province del nord Italia.

Sempre nel 2006, le province di Cuneo, Verona e Vicenza – insieme ad altre tre, nel nord Italia – sono quelle dove l’Udc è riuscita ad ottenere i risultati migliori, superiori al 7,7%.

Probabilmente non è la scoperta di nulla di nuovo, ma sembra che Matteo Renzi riesca a fare quel passo oltre, decisivo per superare Pierluigi Bersani, nelle zone del nord dove si concentra l’elettorato cattolico, o «moderato», qualunque cosa voglia dire, e forse anche un po’ conservatore. Il che appare paradossale per un candidato che si propone come il candidato del cambiamento, del rovesciamento del tavolo di gioco. Ma appare del tutto coerente se non ci si vuole alleare con l’Udc, ma prenderne i voti. Poi, ovviamente, ci sarebbe quel problema del consenso del Sud.

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12 thoughts on “Nelle terre del nord dove vince Renzi

  1. “Probabilmente non è la scoperta di nulla di nuovo, ma sembra che Matteo Renzi riesca a fare quel passo oltre, decisivo per superare Pierluigi Bersani, nelle zone del nord dove si concentra l’elettorato cattolico, o «moderato», qualunque cosa voglia dire, e forse anche un po’ conservatore”

    Perchè? Appunto perchè sono zone della “Margherita”, cui non piace “l’apparato” di potere diessino a livello locale.

  2. Beh, si sa che le cose che dice lui non sono di estrema sinistra, ma ricordiamoci che ha vinto anche in quelle regioni come Toscana e Umbria, da sempre di sinistra. Diciamo magari che la sinistra è molto più variegata di quanto si pensi. E soprattutto ci sono tantissime persone che pensano sia necessario un buon welfare (es. sanità, scuola, formazione e sostegno ai disoccupati) e il rispetto delle diversità, ma anche il rispetto della capacità del singolo di avere successo, di non essere schiacciato da burocrazia e tasse. Che debba essere premiato il merito. Che i giovani non debbano perennemente aspettare il loro turno in un indeterminato futuro. Non è né classica sinistra dello stato mammone protettore (ma anche fortemente limitante e gerarchico) nè la destra dell’ognun per se e dio per tutti. Da persona che ha vissuto all’estero ma ama l’Italia, penso che perdendo Renzi perderemo un’occasione di rinnovamento eccezionale. E non perchè sia lui a essere perfetto. No. Ma perchè finalmente si propongono idee che ne l nord Europa viaggiano da decenni e lo hanno reso quello che è. Vogliamo gli stipendi degli operai tedeschi? Dobbiamo imparare a produrre anche come gli operai tedeschi!

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