Cosa succede in Lombardia

«Mangiamo pane e primarie», scrivono Cavalli e Civati, per ribadire una posizione semplice semplice, che dovrebbe essere la posizione di partenza del centrosinistra in versione arancione: le primarie, soprattutto quando la sfida è complessa, quando c’è bisogno di tenere insieme un elettorato frammentato – e quello della Lombardia è già in partenza spezzato in due, dalla dicotomia città/province -, fanno bene a chi le vince. Anche ad Umberto Ambrosoli, che in questi giorni, dopo diversi tentennamenti, ha sciolto la riserva ponendo, però, il veto sulle primarie. Una forzatura che pare costruita assieme al sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, chiaramente indirizzata verso la costruzione di una coalizione molto distante dai partiti – distantissima da Sel e Idv -, e che guarda all’elettorato moderato, che tradotto in Italiano significa «Udc». Le primarie del centrosinistra sono certamente un ostacolo alla costruzione di tale progetto, centrista e «cittadino» – non nel senso di «costruito dai cittadini» ma nel senso di «rivolto all’elettorato delle città», non a quello delle valli, quasi che la Lombardia fosse una Milano allargata.

Ma c’è di più. Il progetto di Ambrosoli è perfettamente identico a quello di Gabriele Albertini, che da tempo ripete «non sarò il candidato del PdL», pur avendone la tessera in tasca. Albertini «chiama a raccolta i moderati», scrive Il Corriere, nella speranza di costruire il PPE italiano, con UdcMontezemolo e Giannino, in una bella lista che poi chiameremo «civica».

L’unica differenza tra Albertini e Ambrosoli è che uno gioca da mezzala destra, l’altro da mezzala sinistra, ma tutti e due cercano palla nella zona centrale del campo. Il risultato è giocare la partita in un fazzoletto di terreno e pestarsi di continuo i piedi.

Quindi, chi vince? C’è un vincitore annunciato, e cioè il Movimento 5 Stelle, che se in Sicilia ha fatto un ottimo risultato, in Lombardia può fare quel famoso «boom», arrivando a percentuali non troppo distanti dal 25%. E c’è un altro vincitore. Vincitore vero: Roberto Maroni. Domani la Lega deciderà, e deciderà di giocarsi l’all-in, di giocarsi tutte le carte in Lombardia. Perché il candidato è forte, piace ai militanti, ma piace anche oltre lo zoccolo duro della Lega, a quell’elettorato che periodicamente si è contratto ed espanso, facendo oscillare, negli ultimi venti anni, il Carroccio tra il 4% e risultati in doppia cifra su scala nazionale. Perché si è ritagliato il profilo del «miglior ministro dell’Interno degli ultimi 150 anni», facendo della lotta alla criminalità organizzata una bandiera. E perché se lo schema è quello centrista e milanese, si aprono praterie sulle fasce e nelle province. 

Parentesi conclusiva: qualcuno può spiegare le motivazioni di Pisapia? Grazie.

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3 thoughts on “Cosa succede in Lombardia

  1. ma è assurdo quel che scrivi. L’articolo che citi cita a sua volta un commento nel blog di Civati, scritto da un lettore che si è confuso ta Albertini ed Ambosoli ed ha attribuito ad Ambosoli la volontà di coinvolgere Giannino e Montezemolo, cosa che invece ha detto Albertini http://www.francodebenedetti.it/giannino-punto-su-albertini-per-salvare-la-lombardia-dallo-sfascio-nazionale/

    io nel blog avevo commentato correggendo l’equivoco, ma l’articolista (in evidente malafede) ha citato quei timori del tutto infondati…

    visto che i giornalisti sono così incapaci o privi di etica, cercate voi commentatori di verificae, perfavore!!!

  2. Siccome sono uno di quelli fuori dallo “zoccolo duro” della Lega, sarei pure contento se vincesse Maroni, ma purtroppo è l’unica parte del tuo post che non condivido. Senza alleanza PdL-Lega, la Regione è del centrosinistra anche se candidasse Topolino.

    Quanto ad Ambrosoli, leggo ora su Affari che è appoggiato dai circoli monarchici cui “scalda il cuore”. Ora, passi che sia un borghese salottiero (e questa è al vera ragione della spinta da parte di Pisapia, suo sodale nella Milano-bene), passi che sia un “figlio di”, cioè un “trota” d’alto bordo, ma i monarchici onestamente mi sembra davvero troppo, non dico per uno di centrosinistra erede della sinistra quella vera, ma persino per un qualunque repubblicano non finito nel PdL.

    Eppure i partiti di centrosinistra – a partire dal PD – sembrano aver accolto supinamente condizioni francamente inaccettabili anche per la più rammollita delle forze politiche, del tipo: voi mi portate i voti (perché da solo non andrebbe da nessuna parte), smontate le primarie, cambiate le alleanze e non mettete becco nella composizione della squadra di governo.

    Per come la vedo io, ma mi pare solo buonsenso, Signor Ambrosoli – che se non fossimo in una paese familista sarebbe davvero un signor nessuno – se gli va bene sottoscrive la piattaforma comune ai candidati delle primarie e si mette in gioco lì. Se non gli va bene, liberissimo di fare il suo partito e vediamo quante dita ci vogliono per contare i voti che è capace di raccattare. Principio troppo semplice e troppo lineare per quella specie di ufficio complicazioni affari semplici che è il centrosinistra. Avanti così, dopo i monarchici mi aspetterei l’appoggio di qualche erede Sforza o Visconti, tanto per innovare un po’.

    daniele,milano

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