La Lega 2.0 alleata con il Berlusconi ’94

La Lombardia è travolta da scandali, di cui l’ultimo disegna rapporti diretti tra la criminalità organizzata ed elementi della giunta regionale.

I danni diretti che la corruzione causa al sistema italiano sono stati stimati in 60 miliardi di euro all’anno.

E’ arrivata la condanna di Berlusconi a 4 anni di reclusione per frode fiscale, con operazioni raffinatissime di ingegneria fiscalecosì descritte:

Nel merito, secondo la ricostruzione della Procura, il sistema organizzato da Fininvest negli anni Novanta per acquisire i diritti dei film americani era finalizzato a frodare il fisco. Comprando i diritti non dalle major ma da una serie di intermediari e sottointermediari era possibile gonfiarne il prezzo così da poter poi stornare la “cresta” a beneficio della famiglia Berlusconi. Fininvest quindi, secondo la tesi del pm Fabio De Pasquale, avrebbe sistematicamente aumentato il prezzo dei diritti di trasmissione dei film delle major americane. Facendo così avrebbe aumentato le voci passive dei propri bilanci, con risparmi notevoli da un punto di vista dell’imposizione fiscale, riuscendo al tempo stesso a produrre fondi neri.

I tre elementi di cui sopra non sono caso isolati, ma sono parte del sistema. Si tratta di meccanismi che funzionano sincronicamente, attraverso i quali vengono spremuti i ceti produttivi di questo Paese: la criminalità organizzata che «cattura il legislatore», la corruzione che olia i meccanismi, l’evasione fiscale operata su vasta scala e con l’apporto fondamentale di competenze specifiche. Un sistema chiuso, all’interno del quale gira denaro, molto denaro, sottratto a chi crea ricchezza con il proprio lavoro. Quest’ultimo blocco è stato in parte rappresentato, negli ultimi anni, dalla Lega Nord. Parliamo di piccoli imprenditori e artigiani del nord, in particolare. Ecco perché, di fronte a tutto ciò, la dichiarazione di ieri di Roberto Maroni, con ancora calda la notizia della condanna di Berlusconi, «mi compiaccio che Berlusconi sia stato critico con Monti», segna il nuovo passo della Lega 2.0. Quello stesso passo che già avevamo misurato qualche tempo fa, e che probabilmente deluderà gli elettori e i militanti del carroccio che, a gran voce, chiedono di andare da soli. Perché «è meglio perdere, ma da soli». No, ragazzi, non è così, non illudetevi. La Lega 2.0 di Maroni sta ricostruendo l’alleanza che ha portato allo sfascio questo Paese, non con il Popolo della Libertà, ma con Berlusconi in persona.

Con «un nostro candidato», già, ma con chi deve essere alleato, quel candidato, per evitare di «cedere la Lombardia alla sinistra»? E’ tutto scritto in questo tweet di Andrea Gibelli, uno dei pezzi grossi della Lega in Lombardia: da soli o alleati, ma comunque mai la Lombardia alla sinistra, il che vuol dire, tradotto: faremo l’alleanza con Berlusconi a Roma e a Milano, così da ottenere una candidatura verde in Lombardia, pur di evitare di cedere la regione al Partito Democratico. Legittimo. Contenti voi.

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4 thoughts on “La Lega 2.0 alleata con il Berlusconi ’94

  1. Pensavo che la prima fonte di spremitura del ceto produttivo fosse il prelievo fiscale… Caro Stefano, è così difficile nel 2012 per un giovane piddino intelligente come te -dico seriamente- ammettere che il livello della tassazione è semplicemente criminogeno e indecente? E che esso stesso è la causa prima di ampia parte dell’evasione? Giusto per capire se, al di là dei diversi obiettivi che ognuno di noi legittimamente persegue, parliamo anche una lingua comune fondata su un’analisi condivisa della realtà. Con stima, Alex

    • Ciao Alex, la pressione fiscale elevata non credo sia una variabile indipendente ma, anzi, dipendente da alcuni fattori. Tra i quali quelli che ho citato.
      Sul rapporto tra evasione fiscale e pressione fiscale non credo arriverò mai a farmi un’idea precisa, è un cane che si morde la coda.

      • Le tue due osservazioni, Stefano, sono assimilabili, cioè sono descrittive di quell’ideale triangolo di fattori i cui vertici sono rappresentati dall’amministrazione pubblica, dal livello della tassazione e dal livello della resistenza alla stessa. Come vedi ho usato un’espressione diversa, rispetto a quella tipica di “evasione”, e l’ho fatto perchè credo che un primo passo per capire la realtà -e le sue contraddizioni- consista nel rimettere i fattori nel giusto ordine e nel chiamare le cose in modo più corretto. Nel caso delle tasse e del loro mancato pagamento, non si può dubitare di cosa nasca prima. Prima viene l’imposizione fiscale, ad essa segue, come risposta, l'”evasione”, cioè, per l’appunto, la resistenza ad un prelievo coattivo.
        Attenzione, io non sto entrando nel merito della bontà o meno della tassazione, io sto solo dicendo che le tasse nascono prima dell’evasione e che le tasse sono un’imposizione coatta. Oggi le tasse sembrano sempre giuste, corrette, “pulite” e asettiche, poiché siamo convinti che, vivendo in sistemi democratici, esse siano il frutto di un processo decisionale collettivo e neutro, in realtà le tasse di oggi sono figlie di quelle del passato, esattamente come gli stati moderni sono figli di quelli del passato -ce lo ricordano sempre, a noi secessionisti, proprio i custodi del culto dei morti sul Piave e nel cosiddetto Risorgimento, no?-.
        Dunque, se riconosciamo, come non potrebbe essere diversamente, che le tasse sono una forma di esproprio “legalizzato”, dobbiamo anche riconoscere che esse possono considerarsi tollerabili e, diciamo così, eque, solo laddove non eccedano livelli di intollerabilità evidente. L’unica domanda quindi che persone impegnate attivamente in politica come me e te devono porsi è se tale livello non sia stato ampiamente superato. La risposta a me sembra evidente.
        È fondamentale che persone come te su questo tema abbiano le idee chiare e che prendano posizioni esplicite. Il tempo delle scelte si avvicina drammaticamente di giorno in giorno, Stefano, e se non saremo noi cittadini lombardi, a prescindere da qualsiasi fattore partitico ed etnico, a decidere del nostro status, saranno poteri “superiori” e in buona parte oscuri a farlo al posto nostro. Confido, come ho sempre fatto da alcuni anni a questa parte, che le forze più attente della nostra comunità regionale si assumano le proprie responsabilità. Non si può più demandare ad altri le decisioni su quanto farci espropriare e su dove inviare la gran parte del frutto di tale esproprio. Spero che tu stia seguendo attentamente il caso catalano, poiché esso dimostra, in modo inequivoco, che non una vera o supposta identità nazionale attribuisce a questa o a quella comunità politica locale il diritto di decidere, bensì il fatto stesso di volerlo fare, e di voler perseguire tale istanza di autodeterminazione per concretissime ragioni economiche. Non stiamo parlando di bandiere, di lingue, di storie. Stiamo parlando di vincoli civici, di partecipazione al governo delle nostre comunità, di lavoro, tasse e sfruttamento, di dignità, merito e coesione.
        Certo che vorrai considerare attentamente queste mie parole, per le quali non ti chiedo necessariamente risposte nel thread, bensì una più profonda riflessione interiore, ti saluto con amicizia.
        Alex

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