Il crudo di Parma e la ciclabile lunga

+5,8%. E’ questo il dato con il quale si apre il viaggio del Sole 24 Ore, nelle province che battono la crisi. E si riferisce alla crescita della produzione industriale della provincia di Parma, nel 2011. Ritmi da locomotiva tedesca, per capirci. Cesare Azzali, dell’Unione parmense degli industriali, conferma che i primi sei mesi del 2012 si chiuderanno con un ritmo di crescita simile.

Tra le eccellenze, ovviamente, il settore alimentare, affiancato da meccanica e chimica farmaceutica. Per rendere l’idea delle capacità e delle potenzialità del settore, Il Sole 24 Ore non può fare a meno che prendere il crudo di Parma, come riferimento. E così scopriamo che un prosciutto su quattro viene venduto all’estero, in circa 80 paesi. Si tratta di un risultato raggiunto negli ultimi cinque anni, con la quota di export passata dal 15% al 26%. Le potenzialità sono deducibili prendendo come riferimento un altro “simbolo”, e cioè il mercato cinese: «in Cina vendiamo solo 3mila prosciutti l’anno – dichiara Paolo Tramelli, direttore marketing del consorzio – Con l’esclusione della Russia, i paesi Brics sono ancora tutti da esplorare».

C’è da lavorare sull’internazionalizzazione, quindi. Da un lato, nell’articolo stesso, viene rilevato come il paese leader nell’alimentare, al mondo, sia – udite udite – la Germania, con 151 miliardi di ricavi e il 28,3% di export, mentre l’Italia si posiziona in terza posizione per i ricavi e quinta per export. Dall’altro lato, riprendiamo un post di alcuni giorni fa, nel quale si può riscontrare come il Trade Performance Index – indicatore sintetico elaborato da WTO e UNCTAD – abbia collocato ancora una volta la Germania sul primo gradino del podio per quanto riguarda i “prodotti alimentari lavorati”, seguita da Olanda e Francia.

Un flash, nel riflettere su questi dati, è VenTo, il progetto di ciclabile lunga, da Venezia a Torino, elaborato dal Politecnico di Milano. Per la sua realizzazione – o meglio: per il suo completamento – è necessario un investimento pari a 80 milioni di euro (il costo di 1-2 chilometri di autostrada), un investimento che coinvolgerebbe «aziende agricole (14.000 sono quelle attraversate dal progetto), attività ricettive (300 per ora), attività commerciali (2.000) e tanti cittadini (oltre 1,5 milioni)». Il professor Pileri, responsabile scientifico del progetto, porta l’esempio delle ciclabili austriache, dove si toccano punte di 5.000 cicloturisti giornalieri che spendono mediamente 103 euro al giorno. «In casi simili in Europa, ogni chilometro di ciclabile nel giro di pochi anni ha generato un indotto variabile tra i 110mila e i 400mila euro per chilometro. Ogni cicloturista ha speso mediamente tra i 600 e i 1.800 euro negli ultimi due/tre anni». Fate voi i conti, e considerate che si tratta di euro che vengono distribuiti tra chi lavora, non finiscono nelle tasche di pochi.

VenTo, tra l’altro, ha una piccola appendice, che arriva a Milano. A Expo2015, per la precisione, il cui slogan – se non ricordo male – è «nutrire il pianeta, energia per la vita». Appunto.

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