Dalla “questione settentrionale” alla “questione Veneto” (seconda parte)

di Andrea Drezzadore

“Il Veneto è una regione di centrodestra”

Questo slogan-assunto è la giustificazione dietro a cui si sono succedute in questi anni vicende ed eventi che, ben lungi dallo scalfire questa supremazia, hanno portato la classe dirigente PD ad operare scelte che questa supremazia l’hanno rafforzata, rendendoci sempre meno credibile come una scelta alternativa e fornendo terreno fertile a chiunque, anche senza altro merito, ora si presenti come del tutto estraneo sia alle attuali forze di Governo, che a quelle che sono (fintamente?) all’opposizione. Come il M5S.

Ma per prima cosa partiamo dai numeri e dal loro evolversi storico.

Tra le Regionali del 1995 e quelle del 2010 si sono svolte in Veneto ben 11 consultazioni che hanno chiamato tutto il nostro corpo elettorale al voto  (4 Regionali, 4 Politiche, 3 Europee), tutte e 11 senza sovrapposizioni nello stesso anno. Se ne hanno quindi 11 fotografie, ad intervalli di tempo quasi regolari, che costituiscono una sorta di film sull’evoluzione delle scelte di voto nel Veneto.

Ma andiamo a vederla questa evoluzione del voto (pur nell’avvertenza che 3 tipi di voto diversi con  4 meccanismi elettorali differenti non sono perfettamente comparabili).

Risparmiando la sfilza di numeri nel corpo di questo pezzo (ma per chi vuole approfondire i link sono alla fine), si possono evidenziare alcuni dati inequivocabili:

  1. nelle Politiche (1996, 2001, 2006) i Partiti futuri costituenti il PD presentandosi divisi alla Camera hanno perso una consistente quota elettorale (3-4%) rispetto a quella ottenuta unitariamente al Senato, dato che si ripete omogeneamente in tutt’Italia;
  2. all’inizio del periodo (1995) le forze che poi hanno fatto parte dell’Ulivo prima e del PD poi contavano su oltre il 30% dei consensi arrivando al picco massimo del 33,8 (Senato 2001); nel 2010 il PD di poco ha superato il 20%;
  3. dal 1996 in poi i DS (prima PDS) sono sempre stati minoritari rispetto alla Margherita e ai suoi precursori;
  4. pur essendo, seppur di poco, aumentati gli aventi diritto al voto, nel 2010 il PD ha preso i voti che da solo prendeva il PDS nel 1995 (poco più di 450 mila) con una perdita secca di 300 mila voti, anche a voler considera i soli consensi dell’allora PPI, non volendovi aggiungere altri apporti;
  5. rilevante è il crollo elettorale del PDS che in un solo anno tra il 1995 e il 1996 passa dal 16,5%  all’11,8, perdendo quasi un terzo del proprio consenso, non recuperandolo più e attestandosi in seguito sempre attorno a quella percentuale.

Risulta quindi evidente quanto il progetto costituente del PD fosse necessario e sentito dagli elettori come fase nuova e di superamento dei vecchi partiti e delle loro liturgie, come momento centrale e “luogo politico” di sintesi per un soggetto nuovo. Risulta ancor più evidente come il progetto, così come declinato finora, non stia per niente funzionando essendosi ridotto ad una sorta di duopolio, mentre aveva la chiara ambizione di rappresentare ben altro e ben altri soggetti; inoltre viene da domandarsi come mai in questo duopolio de facto, il ruolo di guida è dato al socio che era di minoranza…

Per fare questo bisogna prendere in esame ulteriori situazioni, con casi concreti, protagonisti e protagonismi, vizi (politici) confessati e inconfessabili, pratiche poco ortodosse e convergenze sospette.

Materiale per la prossima puntata. 

Dati elettorali:

La prima parte è qui.

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6 thoughts on “Dalla “questione settentrionale” alla “questione Veneto” (seconda parte)

  1. Il problema non è che è stato dato il ruolo di guida “al socio che era di minoranza”. Il problema è che a rappresentare il socio di minoranza sia sostanzialmente Davide Zoggia, personaggio che non si può dire rappresenti un modo nuovo e alternativo di fare politica rispetto ad un passato che nessuno rimpiange.

  2. Ciao Stefano,
    una piccola disgressione: capisco che le analisi sono da farsi e seriamente, così come vengono proposte in questo sito.
    Ma non credi che è venuto il tempo di utilizzare quelle analisi come uno degli strumenti per guardare avanti e aggiungere qualche mattone per il futuro prossimo?
    Intendo dire che fra 6 mesi si entra in campagna elettorale per le politiche; in ottobre le primarie.
    Già per queste ultime è necessario capire e indicare quel tanto che è utile per uscire dal pantano.
    Abbiamo già 3 candidati e tre programmi; personalmente spero che si aggiunga almeno un’altra persona.
    Per esempio faccio una domanda: alle primarie, ognuno va per conto proprio oppure è auspicabile si presenti con una squadra?
    Sui programmi presentati fino a stamattina, si avvia una discussione,anche da qui?
    Intanto metto un mattoncino.
    Angelo-Bologna

  3. @ Andrea

    Aspetto con ansia le prossime puntate.
    Perchè a ‘sto punto non te la puoi cavare con una sola puntata…
    :-)))

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