Se le società quotate pagano meno tasse dei loro dipendenti

Su La Stampa di ieri sono stati riportati dei dati molto interessanti, tratti da una ricerca dell’economista Giuseppe Vitaletti – su dati Mediobanca – consigliere di Tremonti e presidente dell’Alta commissione per il federalismo fiscale.

Secondo tale studio, le imprese quotate a Piazza Affari pagano di tasse, in media, tra Ires e Irpef, «il 18,8% contro il 19,9% dell’Irpef di un lavoratore medio». In sostanza, pagherebbero meno tasse dei loro stessi dipendenti.

Esisterebbe anche una differenza basata sulle dimensioni delle aziende: quelle di medie dimensioni subiscono una pressione tributaria del 34,6%, collocate al primo posto della classifica delle «più tartassate; […] va meglio, invece, ai gruppi di maggiori dimensioni e ai lavoratori autonomi che versano (tra Irpef e Irap) il 22,3%».

Si legge, inoltre, che «nello scorso decennio la tassazione si è ridotta per tutte le categorie. Ma mentre il calo è stato di 0,3 punti per i lavoratori dipendenti, ha raggiunto 10,1 punti per le medie imprese e 12,5 punti per le società quotate. Un discorso a parte meritano le imprese a controllo estero, che sono penalizzate fiscalmente con una pressione del 30,6% (-9,2% dal 2000)».

Si tratta di dati significativi. Una sorta di «operazione verità» che merita di certo un approfondimento, e per questo ci auguriamo di poter leggere qualcosa di più. Magari sul web.

Segnaliamo, inoltre, che Fondazione Impresa ha cercato di quantificare il costo dei ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione:

I ritardi rappresentano un extra-costo per le imprese italiane che sono “costrette” a ricorrere al credito per sopperire alla mancanza di liquidità generata dal ritardo nei pagamenti. Secondo un recente studio dell’Icom i ritardi di pagamento determinano un costo di 2,35 miliardi per le imprese che intrattengono rapporti commerciali con le Amministrazioni Pubbliche. E se i tempi di pagamento previsti dalla direttiva europea venissero rispettati il risparmio diretto per le imprese sarebbe pari a quasi 3,6 miliardi di euro.

Un po’ più di puntualità, per un sacco di soldi.

Annunci

One thought on “Se le società quotate pagano meno tasse dei loro dipendenti

  1. Sulla questione del prelievo a carico dei lavoratori autonomi, è fondamentale precisare che, oltre alle aliquote (dipendenti dal reddito), esiste il prelievo contributivo obbligatorio. Nel caso delle partite IVA iscritte alla Gestione Separata INPS, tale prelievo è pari, oggi, al 27%. La ministra Fornero vorrebbe portare questo prelievo addirittura al 33% entro sei anni, con aumento di un punto percentuale all’anno.
    Ciò significa che una partita IVA non ordinistica (cioè già di per sè non appartenente a corporazioni privilegiate) subisce un prelievo complessivo fra INPS, IRPEF e IVA pari al 65-70% del proprio fatturato: il cliente paga 100, il professionista gira allo stato 65-70.

    A margine, ritengo opportuno anche far osservare che il prelievo fiscale a carico del lavoratore dipendente, con tutto il rispetto per chi lavora sotto terzi, è più propriamente “costo del lavoro”. Infatti, essendo il datore di lavoro sostituto d’imposta integrale per tutte le prestazioni erogategli dal lavoratore, quest’ultimo materialmente “non paga” tasse e, come è noto, contratta lo stipendio al netto. Non a caso si parla di “cuneo fiscale” quando si parla di lavoro e incentivazione alle assunzioni, proprio perchè chi assume deve mettere in conto che ogni lavoratore avrà un costo ben più alto di quanto figurativamente valga lo stipendio effettivamente percepito.
    Perchè questa precisazione? Primo, perchè un regime che si fonda sul sostituto d’imposta è nettamente sperequativo fra lavoratori, infatti trasforma l’imprenditore e l’autonomo-datore in para-agenti del fisco, mentre esenta il lavoratore assunto dal farsi carico di dichiarazioni (con tutto ciò che questo comporta in termini anche di compliance fiscale effettivamente valutabile: facile dire “pago le tasse!” se te le paga un altro, oggettivamente con soldi suoi, perchè nelle tue tasche non transitano nemmeno; è tirarli fuori dalle proprie tasche che determina compliance, ed è farsi carico di redigere, o farsi redigere da terzi la dichiarazione -cosa ben diversa dal CUD- che fa capire cosa significa il peso del fisco, delle aliquote e via dicendo).
    Secondo perchè, sempre con tutto il rispetto per chi sta alle dipendenza di terzi, quando si è assunti a tempo indeterminato e si percepisce quindi un netto in busta paga, si è responsabili solo della propria mansione, non dell’organizzazione da cui si dipende (fatta eccezione per i ruoli dirigenziali, che però godono anche di stipendi nettamente più alti); il lavoratore autonomo, invece, è esposto al mercato in prima persona e, soprattutto se non ordinistico, subisce la libera concorrenza di qualsiasi altro operatore.

    Se non si comincia a fare anche QUESTA operazione verità, cioè a dire che chi rischia del proprio è un soggetto che arricchisce la società e non un pericoloso nemico, allora ci si avvia al disastro economico. Del resto non lo dice questo modesto parere, ma le statistiche che segnalano il dimezzamento, in pochi anni, di chi fa impresa. Non sono tutti sporchi sfruttatori del proletariato con la tuba in testa e i bambini di Dickens nelle fabbriche sporche di fuliggine. E, per contro, non tutti i lavoratori dipendenti sono bravi e onesti impiegati meritevoli di non trovarsi lo yogurt scaduto in mensa. Abbiamo tantissimi lazzaroni, sappiamo bene dove e in quali settori, che in altri Stati non controllati dalla mafia avrebbero giustamente già ricevuto lettere di licenziamento. Anzi, non li avrebbero nemmeno assunti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...