La cattiva strada

«Alla parata militare 
sputò negli occhi a un innocente 
e quando lui chiese “perché ” 
lui gli rispose “questo è niente 
e adesso è ora che io vada” 
e l’innocente lo seguì, 
senza le armi lo seguì 
sulla sua cattiva strada».

Sulla parata militare del 2 giugno, in occasione della festa della Repubblica, e sul #no2giugno, forse occorre una brevissima riflessione. Perché la Repubblica è l’elemento cardine del nostro vivere: un simbolo, concreto e non campato per aria, ma che tocchiamo tutti i giorni, con i suoi limiti e difetti, con i suoi pregi. E’ giusto ricordarsi di Lei, perché attorno a Lei ci stringiamo e perché abbiamo bisogno anche dei simboli, per riconoscerci.

Ora, l’interrogativo è quale sia il senso della parata militare. A prescindere dal terremoto. Abbiamo bisogno delle forze armate, per festeggiare? Non potrebbe essere un altro gesto, a fare bene alla collettività italiana? Un gesto solidale, appunto. Che ci spinga, magari, anche a ripensare sul senso dello stare insieme, in un’unica Repubblica, alla quale, in un modo o nell’altro, tutti vogliamo bene. Nonostante le incazzature.

«Un momento per riflettere sui costi della difesa, sul disarmo, sul modello culturale e ideale che vogliamo dare a questo Paese», ha scritto Pippo. Per avviarci sulla «cattiva strada», che tanto cattiva, forse, non è.

La redazione di OnTheNord, pur consapevole del fatto che eventuali risparmi per l’annullamento della parata del 2 giugno non potrebbero certamente compensare i costi e i danni derivanti dal terremoto che ha straziato ampie zone della Pianura Padana, ritiene tuttavia giusto associarsi alla richiesta di non far svolgere la manifestazione militare sui Fori Imperiali. In un momento di lutto e di paura, di incertezza e di diffusa sfiducia nelle istituzioni, è bene che la Festa della Repubblica venga celebrata soltanto con gesti simbolici, come avvenne nel lontano 1976 dopo il sisma friulano. In questo momento non servono nè applausi, nè saluti militari, nè fanfare, per quanto sobrie possano essere, per celebrare il referendum di 66 anni fa. Servono aiuti economici e gesti concreti, presenza massiccia dei militari nei luoghi del disastro, al fianco della popolazione civile e dei tantissimi amministratori locali che si stanno prodigando in ogni modo per essere davvero vicini ai propri concittadini. La Festa della Repubblica si deve celebrare in Emilia, oggi, fra i mattoni e i calcinacci, nel fango e nelle tendopoli, là dove la natura ha unito nel sacrificio capannoni e chiese. Là si deve festeggiare, con i fatti e il silenzio testardo di chi non si arrende e resiste. Là, non a Roma su un viale alberato.

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3 thoughts on “La cattiva strada

  1. Parlo da esperto del settore essendo un membro delle forze armate. Vi assicuro che i primi a non volerla, quest’anno, la parata, siamo proprio noi militari. I festeggiati, insomma, vorrebbero non festeggiare e spendere quei soldi in maniera piú costruttiva (mai, aggettivo, fu piú proprio…..). C’è un problema di tempismo peró. Il terremoto della pianura padana è arrivato quando, si presume, il ministero della difesa aveva giá approntato i vari contratti anche e soprattutto con aziende private, per l’prganizzazione della sfilata. Insomma, quelle che tecnicamente si definiscono “lettere di commessa” erano già partite. E tecnicamente, ora annullare il tutto, in funzione di un vero risparmio, purtroppo, non é facile.

  2. Sulla questione segnalo la posizione del sindacato di base dei Vigil del Fuoco, tratta da L’Indipendenza ( http://www.lindipendenza.com/i-pompieri-mandateci-in-emilia-e-non-alla-parata-di-roma/ ). E’ significativo osservare come il giovane movimento indipendentista proLombardia-Indipendenza, sul proprio sito web, presentasse, all’indomani del primo sisma emiliano, un’analisi proprio dedicata alle carenze organiche del corpo dei Vigili del Fuoco nella nostra Lombardia ( http://www.prolombardia.eu/ca/2012/05/e-se-una-catastrofe-colpisse-la-lombardia/ ).

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