Dalla “questione settentrionale” alla “questione Veneto” (prima parte)

di Andrea Drezzadore

Quanto si è evidenziato nei giorni scorsi è stato un autentico choc per il PD Veneto che a lungo si è cullato, per giustificare la sua inerzia, nella scusante che è tutto il territorio del Nord ad essere politicamente difficile e intrinsecamente di centrodestra, beandosi poi del fatto di non essere neppure il fanalino di coda di quest’area geografica, posto di diritto spettante alla Lombardia.

Tutti coloro che (interessatamente) hanno sostenuto queste analisi, che servono da premessa alla non-azione politica di tutti questi anni, sono stati sbugiardati d’un colpo dalle ultime Amministrative, mostrando che il “re è nudo” e che ora dovrà giustificare tutte le scelte conservative e tatticistiche di questi sciagurati anni, tutti i freni che sono stati posti alle spinte di innovazione e di coraggio politico con la scusa di contenere il danno, per ritrovarsi ora che PdL e Lega sono alle corde, incapaci di intercettarne un solo voto, che invece si ripartisce tra astensionismo e M5S.

Proprio mentre in Lombardia cadono roccaforti come Monza e Como, nel Veneto si riconfermano, al primo turno e con ampio margine, Verona e Cittadella, regni di Tosi e dell’astro nascente del leghismo bossiano, Bitonci. Non è il centrosinistra o il PD a beneficiare del crollo pidiellino e della Lega, ma chi sa meglio interpretare l’istanza di rinnovamento che spira fortissima, quale sia la bandiera sotto cui si ammanta.

Alcune vicende sono paradigmatiche.

A Belluno vince il centrosinistra con Jacopo Massaro, un 38enne ex capogruppo del PD al comune… ed ex PD. Sì, perché dopo aver chiesto ripetutamente le primarie che gli sono state rifiutate (chi si esprime contro le primarie è Sergio Reolon, 61enne da circa 40 anni funzionario politico e di partito) è dovuto uscire dal partito per correre con una lista civica, arrivando al primo turno ad un’incollatura dalla candidata “ufficiale” del centrosinistra, Claudia Bettiol, avvocato cinquantenne PD già vicepresidente della provincia, sostenuta dal PD e IdV, mentre il sindaco uscente del cdx si fermava poco sopra il 20% contro il 25% circa di Bettiol e Massaro. A pochi giorni dal ballottaggio, Massaro presenta la sua squadra di futuri assessori (nel caso di vittoria) composta da donne e uomini in ugual numero, giovani e meno giovani, rappresentanti delle comunità locali, senza alcun politico di professione. Con il risultato di vincere al ballottaggio con oltre il 62% dei consensi, lasciando tutto l’apparato del PD (e dell’IdV…) a riflettere sui suoi errori…

Mira è storicamente una roccaforte della sinistra, ancorché recentemente un po’ sbiadita, nel veneziano. Qui si presentano il sindaco uscente, Michele Carpinetti del PD (46enne funzionario sindacale CGIL in aspettativa), largo vincitore delle primarie di metà marzo, ma con un difficile rapporto con molti esponenti della sua maggioranza, sostenuto da un’amplissima coalizione che va dalla Federazione della Sinistra all’UdC, passando per IdV, SeL, una civica e ovviamente il PD. Poi un frastagliamento di liste, con PdL e Lega che corrono separate, altri 4 candidati civici e il M5S solitario come sempre. Al ballottaggio arrivano Carpinetti e Alvise Maniero, 26enne esponente del M5S laureando in Scienza Politiche all’Università di Padova, staccatissimo (43% a 17%). Al ballottaggio vince Maniero con il 52,5%. Se qualcuno pensa che sia stato il centrodestra a votare per il grillino è bene che rifletta sul fatto che Carpinetti al ballottaggio ha perso oltre 500 voti rispetto al primo turno (oltre il 6% del suo elettorato) cosa unica e rara oltre che significativa…

San Giovanni in Lupatoto nel veronese è comune in cui è preponderante il centrodestra, tranne una parentesi 2002/2007 con una vittoria di stretta misura di un candidato della Margherita. Nel 2007 colui che diventerà sindaco (Fabrizio Zerman) poteva permettersi il lusso di non apparentarsi al ballottaggio con la lista di Forza Italia (suo il 17%) e di vincere lo stesso con il 57% contro il sindaco uscente. In questa tornata si presentano candidati Federico Vantini, architetto 34enne del PD, vincitore delle primarie con un voto quasi plebiscitario, a capo di una coalizione che comprende tutto il centrosinistra e una civica; il sindaco uscente (Lega + civiche); il PdL (con le solite civiche a corredo); l’UdC solitaria così come da soli corrono M5S e una lista dell’ex sindaco margheritino. Il primo turno consegna una ampio margine a Zerman (36,5%, che incassa anche il 5% dell’apparentamento con l’UdC ) su Vantini (19%) di poco avanti al M5S, alla civica e al PdL (addirittura quinto su sei candidati…). Ma al ballottaggio matura la sorpresa, con Vantini che vince con il 51,15%, spacca il PdL, il cui candidato ufficiale appoggia Zerman e conquista un comune che sembrava inespugnabile.

In tutto questo, una lezione si può cogliere.

Il PD non ha perso la capacità di vincere anche nel Veneto, ma solo a patto di saper essere l’alfiere e il promotore del rinnovamento (Vantini ne fa il main slogan della sua campagna elettorale), sacrificando i suoi “numi tutelari” che troppe volte non la vogliono sapere di mettersi da parte e di eterodirigere ogni cosa.

Ora, il passo successivo è di chiedersi come mai il PD del Veneto nella sua classe dirigente si sia ridotto (e abbia ridotto il PD) in questo stato.

Per far questo bisognerebbe fare un’analisi su alcuni fatti e vicende che risalgono ad alcuni anni fa per lambire i giorni nostri… e per far questo ci vuole una nuova puntata.

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6 thoughts on “Dalla “questione settentrionale” alla “questione Veneto” (prima parte)

  1. A Mira chiaramente almeno metà dell’elettorato di centrodestra ha votato per il grillino al ballottaggio: basta analizzare il voto per accorgersene. L’alleanza pro Carpinetti vedeva come proprio perno il PD (poco meno dei 2/3 di consensi del centro-sinistra mirese), con al 1° turno uno dei migliori risultati su scala provinciale nell’ultimo quinquennio, alle amministrative (inviterei a non basarsi su taluni resoconti della Nuova Venezia: del resto a Mira, al contrario che a Belluno, le Primarie si sono fatte…); si faccia un confronto ad esempio con la “gemella” Mirano (deboli, in comparazione, sono risultati gli altri partiti della coalizione ampia, “modello Venezia”). Quanto al fatto, infine, di aver lasciato 500 voti tra primo e secondo turno non è cosa né unica né rara, tanto più contro il M5s… Vogliamo esaminare Parma? Più in generale in tutti i 5 ballottaggi contro il partito di Grillo (Mira, Parma, Comacchio, Budrio, Garbagnate) si è avuto un esito simile, anche dove ha vinto il PD: segnalo quest’ottima analisi del CISE: http://cise.luiss.it/cise/2012/05/22/ballottaggi-2012-le-vittorie-del-m5s-e-la-sua-avanzata-elettorale/

    • Amici di Mira, avevo chiaramente scritto che Carpinetti era stato vincitore delle Primarie. Inoltre l’unicità nella perdita dei voti era riferita al Veneto.
      Ma al di là delle valutazioni, resta un dato politico: la perdita di voti che il PD registra (v. analisi dell’Istituto Carlo Cattaneo di Bologna http://www.proteofaresapere.it/bacheca/analisi_comunali_cattaneo.pdf), proprio in un contesto di crisi assoluta di tutto il Polo di cdx, significa a chiare lettere che non abbiamo nessuna capacità attrattiva verso quell’elettorato che altri attori politici invece hanno. In un contesto di queto tipo urge correre ai ripari perché le prossime politiche non si vinceranno con un gioco di ciapanò… Resta poi un’altra questione, tutta locale di Mira (ma anche di Parma e di altri comuni fuori regione, ma non Budrio dove al 2° turno qualche voto in più c’è stato… http://www.repubblica.it/static/speciale/2012/elezioni/comunali/budrio.html): se tra i due turni si perde il 7% del proprio elettorato (oltre 500 voti) vuol dire che i propri elettori erano motivati dal voto di preferenza più che dall’appoggio al candidato sindaco, anzi, una parte di essi ha presumibilmente votato per il grillino al secondo turno…
      E questo, comunque la si voglia vedere, è un problema politico da affrontare, senza cadere nella tentazione di prendersela con gli elettori “cattivi” e con il “destino cinico e baro”…
      Buon lavoro.

  2. Nessuno se la prende con elettori o destino: però a Mira non si è perso per le divisioni interne al PD, o perché il nostro partito abbia avuto un risultato negativo (28,4%, risultato secondo solo, nei 5 anni di elezioni amministrative dei 44 comuni del veneziano, al 28,89% del PD del comune capoluogo). Si è perso *come coalizione* (ampia: dall’UDC a FdS, tutto il centro-sinistra ‘dei partiti’) di fronte a un fenomeno politico al debutto, il Movimento 5 stelle, che – in tutti i 5 casi in cui l’abbiamo avuto contro al ballottaggio – si è dimostrato capace di aggregare consensi trasversalmente, anche nel campo del centrodestra, fatto senza precedenti. Anche dove si è vinto, Budrio e Garbagnate, si è vinto di un soffio, nel secondo caso perdendo votanti, come a Mira (e, complessivamente, in 4 casi su 5!). Intendevamo solo completare e correggere la tua analisi, per aiutare i lettori a comprendere meglio, così come abbiamo fatto con l’analisi precedente, in TriVento, di A.Savio, in cui si ipotizzava che gli elettori PD fossero motivati dal voto di preferenza più che dall’appoggio del candidato sindaco (personalismo vs ‘lavoro di squadra’), ipotesi smentita dai fatti, si veda qui: http://goo.gl/gifkb . Insomma c’è da riflettere maggiormente sulle ragioni per cui il candidato grillino gode di una simpatia anti-sistema e al di là delle ideologie in grado di far aggregare enormi consensi al 2° turno (minimo raddoppiando i voti, e arrivando fino a 3 volte e mezza: vedi sotto, Mira ha ‘contenuto’ più di altri, seconda solo a Budrio): probabilmente non sono in gioco fattori locali (rivalità interne da te segnalate: tutti fattori di ‘routine’ quando si è al governo, purtroppo…), ma si tratta di una caratteristica connaturata all’offerta politica del M5s. QUESTO è il problema (meglio: sfida) da affrontare, come PD, su scala nazionale, a mio avviso. Attendo con interesse la 2a puntata della tua analisi.
    In coda il riepilogo nei 5 comuni:
    1- Budrio (1° turno PD 4528, 2° turno: 4595 +67; 1° turno M5s: 1983, 2° turno: 4338 + 119%) – EMILIA ROMAGNA – vittoria PD
    2- Garbagnate (1° turno PD 5508, 2° turno: 5093 -415; 1° turno M5s: 1347, 2° turno: 4751 +253%) – LOMBARDIA – vittoria PD
    3- Comacchio (1° turno PD 4075, 2° turno: 3404 -671; 1° turno M5s: 2489, 2° turno: 7663 +208%) – EMILIA ROMAGNA – vittoria M5s
    4- Parma (1° turno PD 34.433, 2° turno: 33.837 -596; 1° turno M5s: 17.103, 2° turno: 51235 +200%) – EMILIA ROMAGNA – vittoria M5s
    5- Mira (1° turno PD 7.848, 2° turno: 7334, -514; 1° turno M5s: 3169, 2° turno: 8102 +156%) – VENETO – vittoria M5s

  3. Sinceramente ” del fatto senza precedenti ” quale l’affermazione di M5s, vi era poco da stupirsi.
    Anzichè continuare ad analizzare perchè il PD non è stato capace di intercettare…,valutare i flussi dei voti dal sindaco alle preferenze, dal cdx al M5s, ecc…,ecc…,ciò che sarebbe interessante sapere è su quali programmi il PD, nelle varie espressioni territoriali ha vinto o ha “non vinto”,(Bersani docet) perdendo comunque il 29% dei propri voti di fronte alla debâcle del cdx e su una astensione annunciata.(cioè sulle macerie)
    Guardando avanti, il PD ha o non ha una ricetta socio-economico-finanziaria per governare i prossimi 5 anni? Intendo per governare rilanciare l’economia, ridurre la spesa pubblica corrente ed il debito pubblico.
    E’ di questo che necessita l’azione politica di tutti noi, dico noi del PD; e necessita in fretta.
    Ricordate,quando uno dice che ha ” non vinto “, significa che si arrampica sulle macerie del vuoto progettuale.
    La prova? 6 mesi fa non si voleva vincere sulle macerie. Ieri abbiamo vinto senza se e senza ma. Sulle macerie.Diciamocelo:dopo 3 anni di disfattismo di cdx, il PD non aveva un progetto di governo.
    Nulla.
    Ha passato la mano.
    Con la foto di Casini in una mano e quella di Vasto nell’altra, si può solo passare la mano.
    Credo non sia più tempo per le deferenze gerarchiche.Ricordo ancora le parole di Boeri in quel di Bologna:la politica si fa anche al piano terra del palazzo; se quelli dei piani alti non vengono giù, coloro che sono al piano terra devono salire ed aprire le porte dei piani alti.
    In fretta.

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