Un fiume sotto la città

La secessione leggera è stato scritto da Paolo Rumiz nel 1997. Me li ricordo, quegli anni. Dentro di me bruciava già una delusione profonda e viscerale, bruciava ancora il ricordo del maledetto rigore calciato nel ’94 da Roby Baggio e attendevo con ansia France ’98. Non lo sapevo, ma a rimanermi impresso sarà ancora il regista di Caldogno e quel suo tiro, al volo, da destra a incrociare, che sfiorerà il palo davvero di tanto così.

Questo per dire che Paolo Rumiz era già entrato, 15 anni fa, nella “rabbia del profondo Nord”, come recita il sottotitolo. Raccontandolo fuori e dentro dalle valli, lungo il Po, nelle osterie, disarticolando la retorica Bossiana, raccontando gli odori e la geografia dei luoghi. I corsi d’acqua, in particolare, sono ricorrenti e nelle ultime pagine la forza dell’acqua esplode, con le storie di torrenti che si gonfiano e dilagano nella campagna e nelle città, riappropriandosi del corso rinsecchito e sabbioso del Tagliamento:

Il cartello dice “Tagliamento”, ma il cartello mente. Basta andare un po’ oltre per scoprire l’imbroglio. Quell’acqua monsonica appartiene alla But, un torrente con il nome da nanerottolo che è diventato gigante.

La Butil Piave, che prima si chiamava la Piave, “al femminile, ma la patria l’ha voluto maschio, soldato” e l’ha mandato al fronte. Come molti altri fiumi, stretti dal cemento, sotto la città. Nascosti e torturati. In certi momenti, leggendo, mi tornavano in mente le immagini dell’alluvione che ha colpito Genova e la Liguria nel novembre scorso. Forse abbiamo già dimenticato.

E il Po e la sua Valle, così lontani dalle valli bergamasche, geograficamente e culturalmente, eppure così centrale nella rappresentazione leghista del Nord, una rappresentazione che, anch’essa, strapazza il corso d’acqua, lo modifica secondo le proprie esigenze. Linea di confine naturale, perché se tiriamo in ballo la natura, tutto diventa più vero e più giusto. “Dal Po in giù l’Italia non c’è più”, leggevo sui muri della mia provincia (quella di Varese), sempre ai tempi del Divin Codino. C’era anche la rima, tutto sommato funzionava. Il fiume, invece, è un’altra cosa: è via di comunicazione e di trasporto, dove “naturalmente” insediarsi, dove poter creare ricchezza. Il fiume è, soprattutto, una risorsa, di cui prendersi cura, su entrambi gli argini, a nord e a sud. Con la forza delle braccia e con l’intelligenza della politica. Crea ricchezza, il fiume, ricchezza materiale e ricchezza umana.

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7 thoughts on “Un fiume sotto la città

  1. “Padania”, dal nome del fiume Po, sia sotto che sopra, come testimoniano infiniti volumi che si possono trovare nelle librerie emiliane. Non a caso un certo Fanti.
    E quanto a Bergamo e alle sue valli, Bergamo arriva fino a Cremona, mi pare che nè geograficamente, nè culturalmente, la bergamasca sia lontana dal sacro fiume.
    p.s.: ma a undici anni già bruciava in te una delusione viscerale e profonda? Eh la Madonna Ste…

    • Ma cribbio, è dalle elementari che uno dovrebbe sapere che i confini della Pianura Padana sono le Alpi e gli Appennini. Geograficamente parlando, anzi, il Veneto non è Pianura Padana, salvo che per una piccola porzione della provincia di Rovigo che effettivamente si trova nel bacino idrografico del Po, anziché dell’Adige o del Piave. Poi se uno è ossessionato dal cercare differenze le trova anche tra Porta Cica e Porta Tosa, persino nel dialetto… chiedete a un milanese doc.

      Il punto ovviamente non è quanto distano le valli bergamasche dalla Bassa, ma quanto le valli bergamasche e la Bassa (se vogliamo anche la Toscana), distano dall’Etna e dal Vesuvio. La tesi di chi sostiene la Padania come unione di relativamente uguali è che la Padania stessa sia relativamente diversa dall’area borbonica. E non mi pare una tesi peregrina. E’ ovvio che se poi uno confronta l’Italia dei Comuni e quella borbonica o pontificia queste siano relativamente più uguali tra loro di quanto non lo siano rispetto al Celeste Impero. E che se uno confronta le varie Italie, il Celeste Impero e qualunque altro territorio del pianeta Terra siano più uguali rispetto a Urano. E che se uno confronta pianeta Terra, Urano e tutti i pianeti del sistema solare siano relativamente più uguali di quanto non lo siano rispetto ad Alpha Centauri o Aldebaran…

      daniele,milano

      P.S.: comunque, Stefano, va che 15 anni fa, anzi 20, a ragionare di Questione Settentrionale, ancor prima di Rumiz, c’era tutto il gruppo de Il Manifesto, la Camera del Lavoro di Milano, i centri sociali di Milano (Conchetta e Leoncavallo su tutti). E quando questi dicevano di prestare attenzione a quello strano fenomeno che erano i leghisti – tra cui tanti operai iscritti in CGIL – la risposta del partito era che si trattava di “quelli coi nanetti nel giardino”. Chiedi ad Aldo Bonomi, che ne sa qualcosa. Poi è arrivato Berlsuconi (nel 2001, non tanto nel 1994 che è stato buttato giù dopo solo 9 mesi e non preoccupava più nessuno, a dispetto di quanti si ostinano stupidamente a parlare di “ventennio berlusconiano”, una roba che non è mai esistita) e i cervelli della sinistra-sinistra sono evaporati come era già capitato a quelli della sedicente sinistra (PDS-DS-PD). Un triste destino.

      daniele,milano

      • Ma sì, certo, Daniele. Il fatto è che tracciare delle distinzioni spesso può fare bene, per evitare miscugli in cui si discioglie tutto in un pastone grigio, tanto che in molte rappresentazioni politiche attuali l’Alto Adige è in Padania, l’Emilia no. Così, poi, non si capiscono alcune cose, come tutti i grillini di Parma che sarebbero di destra.
        Comunque, il mio “geograficamente e culturalmente” si riferisce a un passaggio, in particolare, che racconta della “discesa” dalle valli sul Po in occasione di non mi ricordo quale manifestazione leghista, una delle prime, forse la prima sul Po. Dice Rumiz che i valligiani furono accolti dalla totale indifferenza e dallo spaesamento degli abitanti della Bassa, che si chiedevano chi diavolo fossero quelli.

      • L’Alto Adige mi pare francamente un assurdo. E’ Tirolo, punto.
        L’Emilia Romagna è la regione più padana in assoluto, almeno per chilometri di Po coperti. Detto questo un bergamasco non è un valligiano, nel senso che nella stessa provincia ci sono montanari, valligiani e genti di pianura.
        La Padania – che peraltro è termine inventato dal PCI emiliano, non dalla Lega, e poi ripreso dalla Fondazione Agnelli prima che dalla Lega – in genere si intende come regione economica. Da quel punto di vista la Bassa ci si ritrova perfettamente. Poi ogni movimento politico degno di questo nome ha le sue simbologie e i suoi riti. La Lega ha provato a costruirsi i suoi. Possono sembrare ridicoli, ma anche Che Guevara, Bella Ciao, ecc. possono sembrarlo. Non parliamo poi di quelli religiosi… ti pare che uno possa moltiplicare i pesci e l’altro aprire gli oceani? Ma dai! Io non ho molta simpatia per simboli, riti e liturgie, costumi e cappelli pittoreschi (con le corna o con le croci, fa poca differenza). Però fanno parte delle cose del mondo. Anche nella Bassa avranno i loro e se li portassero in montagna farebbero ridere i polli.
        Ciò detto, se c’è distanza tra Valli e Bassa, figurati tra Lombardia e Calabria. Se c’è chi sostiene – per me a torto marcio – che queste ultime due debbano stare unite, non capisco cosa ci sia di strano a sostenere che unite possano stare le prime due. Anzi, è molto ma molto più ragionevole.

        daniele,milano

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