Tornano le quote latte (e torna anche Zaia)

Nei giorni scorsi, stando a quanto si apprende dalla stampa, Luca Zaia è stato sentito dal pubblico ministero di Milano Maurizio Ascione. La questione è sempre la stessa: un’indagine nata dall’inchiesta sulle quote latte.

Zaia è stato sentito in quanto persona informata dei fatti, in quanto ai tempi ricopriva la carica di ministro delle Politiche agricole. I reati ipotizzati sono reati economici e corruzione.

Ci facciamo spiegare la questione da Gianluca Marchi, de L’indipendenza:

Ricapitoliamo brevemente. Nel 2003 la legge 119 detta anche Alemanno offrì la prima rateazione agli splafonatori multati e ne approfittarono oltre 11 mila produttori. Doveva essere quella l’ultima occasione per sistemare le pendenze, ma così non fu. E infatti si arriva al 2009 con poco meno di tremila produttori ancora fuori norma. L’Unione Europea, non più disposta a tollerare l’anomalia italica, impone un nuovo provvedimento di legge “tombale” sulla vicenda quote latte e in cambio concede all’Italia un tot di quote aggiuntive che, distribuite fra gli allevatori, pongono fine agli splafonamenti e, di conseguenza, a nuove multe. La legge in questione, la 33, è detta anche legge Zaia dal nome del ministro dell’epoca.

Fin qui tutto bene. La prima stranezza, però, avviene dopo poco più di un mese dal varo delle legge: lo stesso Zaia, infatti, che aveva legato il suo nome a una norma attesa come tombale, incarica una commissione guidata dai responsabili del Nucleo Carabinieri presso il Mipaaf, di effettuare una relazione sul sistema delle quote latte. La relazione, uscita in due versioni, in pratica riapre tutta la questione perché arriva a sostenere che i dati della produzione italiana non sono veritieri in quanto il numero delle vacche in produzione deve ritenersi inferiore a quello ufficiale. Tali conclusioni offrono il destro agli splafonatori che non hanno mai voluto mettersi in regola per alzare la voce e sostenere che la ragione è dalla loro parte: i dati della produzione sono sovrastimati e le multe di conseguenza non vanno pagate. Sulla base di quella relazione (in realtà sono due diverse) 67 procure della Repubblica aprono fascicoli di inchiesta che, a oggi, non risulta abbiano prodotto conclusioni.

Domanda numero 1: ma l’allora ministro Zaia perché con una mano ha varato la legge tombale per chiudere la vicenda delle quote latte e con l’altra ha commissionato un’indagine ai “suoi carabinieri” che invece ha rimesso tutto in discussione?

Seconda stranezza. Le relazioni in questione sono state coordinate dal generale Vincenzo Alonzi, allora comandante del nucleo Carabinieri presso il Mipaaf, e dal suo vice, tenente colonnello Marco Paolo Mantile. Dopo la nomina di Zaia a Governatore del Veneto Alonzi, nel frattempo congedatosi, è diventato consulente dell’Alto Commissario per l’alluvione veneto del 2010, cioè lo stesso Zaia, e Mantile, ottenuta l’aspettativa, è divenuto capo della delegazione a Roma della Regione Veneto.

Domanda numero 2 e conseguenti: non desta qualche perplessità il fatto che Zaia se li sia portati entrambi con sé? Forse che a Roma e al Comando generale dell’Arma non avessero visto di buon occhio la dedizione di Alonzi e Mantile alla sopracitata commissione? E perché?

Evidentemente anche il pm Ascione deve essersi posto analoghi interrogativi, da cui la necessità di ascoltare Luca Zaia.

Sulla vicenda, nel luglio 2010, il deputato del PD Marco Carra, domandava:

Dopo le dichiarazioni del ministro Galan sarebbe interessante sapere se tra i 67 allevatori che hanno usufruito dei benefici della legge Zaia vi sono anche i finanziatori delle campagne elettorali della Lega, di Zaia e del Pdl.

Mentre pochi giorni fa anche Giancarlo Galan ci è andato giù duro:

Sulla vicenda quote latte, Zaia ha fatto una colossale, vergognosa porcheria. L’Italia ha sfondato le quote latte al di là di ogni ragionevole dubbio e questo è avvenuto con un inganno perpetrato per anni ai danni degli allevatori cui è stato detto ‘sfondate pure, state tranquilli’ e lo hanno fatto. Tant’è che questo ci è già costato più di 2 miliardi di euro dall’Europa. Zaia, in un primo momento, fece anche una cosa giusta; nominò una commissione di indagine, composta da una molteplicità di soggetti. Ma la conclusione di quella commissione, che duro’ diversi mesi, non andavano ‘politicamente’ bene. Questo è agghiacciante da parte della parte politica che voleva tutelare una minoranza, quei pochi, pochissimi truffatori, perché questo sono, che non hanno pagato, diversamente dalla maggioranza degli allevatori che ha pagato le quote latte. Parliamo di pochissime centinaia contro migliaia di allevatori onesti.

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One thought on “Tornano le quote latte (e torna anche Zaia)

  1. AGEA,AVEPA,GALAN,ASSOCIAZIONI di CATEGORIA(per primi,con i suoi responsabili),FUNZIONARI,Ministri di GOVERNO,NON vogliono che la verità venga allo SCOPERTO! Rivedete la Trasmissione di RAI TRE “REPORTER”e risentite la voce dell’autorevole GALAN!!! VERGOGNATEVI !!!avete e continuate a distruggere un SETTORE PRIMARIO e le proprie FAMIGLIE.
    MA QUANTO HANNO RUBATO ai DANNI di TUTTI i PRODUTTORI?
    RESTITUITE i SOLDI ai PRODUTTORI che hanno PAGATO le QUOTE e DATE i PREMI PAC agli ALTRI!
    O i SOLDI che HANNO TRATTENUTO per il DECURTAMENTO delle MULTE agli ALLEVATORI SONO già STATI MANGIATI??? MOLTO PROBABILE….

    VERGONA….

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