In questo spazio demenziale di anarchia

Oggi si ha solo l’impressione di un mondo che ha perso l’anima. Il cielo frigge segnali di collisione; l’autoradio “sente” un sovraffollamento di onde, un’anarchia elettromagnetica di cellulari, radio private, spot. Questo affollarsi di voci rimanda a una topografia caotica, senza linee maestre. Chissà se questo è ancora il paese delle cento città. Forse è solo un gigantesco agglomerato, un’unica nebulosa di diecimila villaggi. Il Nord, visto sotto questo cielo metallico, pare un enorme capannone popolato di gente che suda in mezzo a macchine da concia, frese, pompe, telai, presse, scarichi e nastri trasportatori; un ansimare, scatarrare, sferragliare; non un coro ma un rumore di fondo che le nubi basse amplificano come una cassa armonica; una prigione incubatrice dove tutti lavorano sì gomito a gomito, ma ciascuno per conto suo e ignorandosi l’un l’altro. E’ qui, in questo spazio demenziale di anarchia, che il popolo padano produce il miracolo di fine millennio.

Paolo Rumiz, La secessione leggera

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