Le ultimissime cose sul voto al M5S

Dopo i post dei giorni scorsi e dopo questo, prometto che la finisco.

Ho messo in fila un bel po’ di numeri, per la precisione tutti i risultati del M5S in Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia Romagnia, Toscana, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Ho tralasciato Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige perché il lavoro era tanto e, nonostante l’aiuto del compagno Excel, ho dovuto fare delle scelte.

Ho diviso i comuni nelle seguenti categorie (prendendo spunto da qui):

  • Comuni micro, con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti;
  • Comuni piccoli, con popolazione compresa tra 3.000 e 4.999 abitanti;
  • Comuni medi, con popolazione compresa tra 5.000 e 14.999 abitanti;
  • Comuni medio-grandi, con popolazione compresa tra 15.000 e 50.000 abitanti;
  • Comuni grandi, con popolazione superiore a 50.000 abitanti.

La prima conclusione è che esistono due linee di frattura nel voto a Beppe Grillo. Una prima riguardante le dimensioni del comune al voto e una seconda regionale.

Al crescere del numero di abitanti, cresce il numero di liste del M5S. Nei 141 comuni micro, solamente in uno si è presentata una lista del movimento, pari allo 0,7% del totale. L’incidenza percentuale cresce progressivamente, in maniera quasi perfettamente geometrica: 7,1%, 14,6%, 58,9% fino al 100% dei comuni con più di 50.000 abitanti.

La proporzionalità appena illustrata ha però delle particolarità regionali. Cominciamo col dire che il maggior numero di liste a cinque stelle rispetto ai comuni al voto si riscontra in Veneto: nel 30,2% dei comuni al voto ve ne era una, e su un campione molto ampio, 26 su 86. Campione molto simile ma percentuali molto diverse per il Piemonte: in 15 comuni su 82, 18,3%. In Lombardia, infine, troviamo un candidato grillino solamente nel 12,8% dei comuni, e anche in questo caso il campione è molto ampio (16 comuni su 125). Nelle altre regioni il campione, invece, è probabilmente troppo ristretto per essere statisticamente rilevante: 4 su 18 in Emilia Romagna (22,2%), 2 su 25 in Friuli Venezia Giulia (8%), 2 su 18 in Liguria (11,1%, Genova e La Spezia), 6 su 30 in Toscana (20%).

Ad ogni modo, il dato del Veneto è sicuramente straordinario: campione più alto possibile e percentuale maggiore. Per capirne il motivo dobbiamo guardare nuovamente alle dimensioni. In Veneto  è andata al voto solamente una città con più di 50.000 abitanti, laddove le liste del M5S si sono presentate in tutti i casi (4 su 4 in Lombardia, 3 su 3 in Piemonte). La differenza, dicevamo, la fanno i comuni medi e medio-grandi. In Piemonte il tasso di presenza dei cinque stelle in questi comuni è stato, rispettivamente, pari a 28,6% e 75%. In Lombardia a 2,6% (un solo comune su 39) e 43%. In Veneto si raggiunge il 30,8% (12 su 39) e il 92,3% (ben 12 comuni su 13 compresi tra 15.000 e 50.000 abitanti).

Anche per quanto riguarda i risultati delle liste M5S il Veneto è stato terra di conquista. Considerando sempre i comuni medi e medio grandi, la media dei risultati percentuali in questa regione è stata pari a 15,1% e 14%. Il Piemonte regge il confronto (16,4% e 11,5%) mentre la Lombardia è parecchio indietro (7% e 8,9%).

Questa è la differenza. Se nel resto del Nord i grillini hanno preso d’assalto le città, in Veneto hanno già dilagato in provincia. Ed è questo il motivo che un po’ mi preoccupa, perché ho l’impressione che sia proprio quel voto lì, che si attacca e difficilmente va via, perché con il passare del tempo diventa ideologia, e adorazione.

Un ultimo dato, che non saprei spiegare con i numeri ma che ho riscontrato raccogliendo e confrontando i dati sull’affluenza a queste e alle precedenti amministrative, è che non mi sembra ci sia evidenza di alcuna particolare capacità del M5S di recuperare l’astensione: dove si è presentato, non sembra aver influito in alcun modo su questa variabile. Un motivo in più per smetterla con la storia dell’antipolitica.

Grazie a Franco per il suo contributo.

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8 thoughts on “Le ultimissime cose sul voto al M5S

  1. Infatti.
    Il dato sull’astensione va valutato con riferimento alle regionali 2010, mica al 2007 (che è preistoria elettoralmente, quando manco esisteva il PD).
    Ad esempio a Parma l’astensione è sostanzialmente identica al 2010, quindi il M5S, che ha raddoppiato i voti (parlo della lista), da 7.112 a 13.817, li ha presi agli altri partiti.
    Primo fra tutti il PD che nel 2010 aveva preso 28.498 contro i 17.472 del 2012.
    11.000 voti in meno, circa, equamente divisi fra liste collegate e M5S.

  2. Adoro le statistiche, ma siamo ancora in una situazione in divenire e con un campione tutto sommato relativo. Il test veramente significativo sarà alle prossime politiche, ovviamente. Credo però sia interessante il concetto di voto di provincia che si “attacca” e non va via, perché è vero, perlomeno fino a quando salta fuori un trota o un belsito (perché prima o poi lo avranno anche loro). Sono un po’ più dubbioso invece sul fatto che il M5S non sia in grado di mobilitare l’astensionismo, perché penso invece che sia capace di farlo. Credo che tantissimi non votanti abbiano deciso di rimanere sulle loro, a questo giro, per vedere come andavano le cose, ma adesso che i grillini sono diventati forza politica nazionale potrebbero ringalluzzirsi per il solo gusto di metterla in quel posto lì alla politica tradizionale. Perché l’astensionismo è frutto del disprezzo, non dimentichiamolo. Tra l’altro non sono così convinto che i voti del M5S vengano tutti dalla Lega o dal PdL, penso invece che gran parte di questi ultimi siano finiti nel serbatoio dell’astensione da cui sono usciti invece i voti per Grillo e company. Mi sbaglierò…

    • Alle politiche potrebbe essere troppo tardi 🙂 Ad ogni modo è vero: le recenti amministrative possono funzionare da volano per la credibilità del M5S.

  3. Vige la sovrapposizione degli effetti: senza il M5S a mio avviso la astensione sarebbe stata più massiccia. Mi spiego: quando nacque il mio primo figlio l’età media della mia famiglia (io e mia moglie) era di 35 anni. Il giorno della nascita passò a 23. Ma la età media di noi genitori comunque continua ad aumentare.

  4. Probabilmente mi sono spiegato male sulla questione dell’astensione. In pratica, raccogliendo i dati, ho anche raccolto i dati sull’affluenza alle amministrative 2012 e alle amministrative precedenti, sia nei comuni dove si è presentato il M5S che nei paesi dove non si è presentato. Confrontando la diminuzione dell’affluenza tra comuni dove si è presentato e dove no, non mi sembra si possa rilevare una minore diminuzione dell’affluenza in quelli dove si è presentato.
    Ripeto, però, che non ho elaborato un dato complessivo, ma ho “fatto scorrere” il dato sulla variazione dell’astensionismo e non mi pare di notare nulla.

  5. stefano, scariocati i dati di parma 2010 e confrontali col 2012.
    vedrai che l’astensione è identica, che il voto di centro destra si è spostato nelle liste civiche di centrodestra, ma è rimasto a destra, a parte una lista apparentata con Bernazzoli (Guarnieri) che è l’unico spostamento di voti da destra a sinistra.
    il PD ha diminuito i consensi di lista, che sono andati ad altre liste civiche, al M5S, addirittura i comunisti italiani (lista collegata a bernazzoli) han preso un 5%.
    al massimo il M5S potrà aver preso un 2/3% dai leghisti, che qui sono all’acqua di rose, ma il resto è tutto serbatoio PD.
    e la questione centrale è l’inceneritore.

    • Sono d’accordo che una parte dei voti sia arrivata dal PD. Probabilmente un’altra parte è arrivata dalla Lega, dato che nel 2010 prese 14.500 voti contri i 2.000 attuali.
      Comunque, per rispondere alla domanda “il M5S ha recuperato voti dall’astensionismo, nel nord Italia?” mi è sembrato più indicativo guardare allo stesso tipo di elezioni (amministrative) e paragonare la diminuzione di affluenza di comuni dove si è presentato il M5S alla diminuzione d’affluenza di comuni dove non si è presentato. In questo modo mantengo le caratteristiche del voto amministrativo (che penso sia molto differente da quello regionale, per alcuni versi più simile al nazionale) e isolo solamente come variabile la presenza o meno del M5S. Dove c’è stato il M5S la diminuzione dell’affluenza è stata minore rispetto a comuni dove non c’era? Se la risposta è no – e la mia risposta, anche se “a naso”, è no – vuol dire che il M5S non ha recuperato astensionismo, ma ha goduto di flussi di voto provenienti da altri schieramenti. Un po’ contorto da spiegare 🙂

  6. Pingback: I grilli non fermano l’astensione « Stay Behind (the truth)

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