E’ ancora tutto in divenire

Perché forse, come in Francia, stiamo aspettando le 20. Di conseguenza, questo post verrà aggiornato. Qualche considerazione, però, possiamo cominciare a farla.

Il PdL è scomparso.

E anche la Lega Nord non se la passa troppo bene. Perché c’è Verona, con Tosi tra il 55% e il 60%, ma con circa il 40% dei voti raccolti dalla lista civica “Per Verona”, mentre la Lega non arriva al 10%. C’è Verona, ma c’è soprattutto la mitica provincia, quella di Varese, in particolare, dove troviamo feudi che non lo sono più, come Gerenzano e Sumirago, dove la Lega perde dopo 20 e 17 anni di governo, rispettivamente. Dove troviamo culle che non lo sono più, come Cassano Magnago, che diede i natali all’Umberto, dove la Lega – secondo le proiezioni di On the Nord – non andrà al ballottaggio: primo il centrosinistra di Mauro Zaffaroni, che stacca di misura il PdL e che stacca in maniera decisa il Carroccio.  C’è Besozzo, del sindaco e senatore Fabio Rizzi (maroniano, non ricandidato), dove ha vinto una lista civica di centrosinistra. C’è Tradate, avviata anch’essa al ballottaggio, anche se in questo caso la Lega del sindaco Candiani (ex segretario provinciale, altro maroniano non ricandidato) rimane in corsa per il ballottaggio. Candiani non perde comunque l’occasione per scaricare le colpe sulla crisi della Lega: “i cittadini hanno dato la loro opinione riguardo ai kuli nudi e alle lauree in Albania, qualcuno ci dovrà riflettere”.

E c’è un’altra provincia, lontana, a Nordest. Vicenza. Sarego, per la precisione. 6.500 abitanti. Dove il Movimento 5 Stelle ha eletto il suo primo sindaco. Più di Genova, più di Parma, questo è il dato da portare a casa. Perché il fatto che sia successo in Veneto non è un caso, e coincidenza vuole che a Sarego, dal 2012, abbia sede il Parlamento padano. C’è anche Parma, certo, dove l’avanzata del M5S sembra coincidere con la frenata della Lega oltre il Po, proprio come fu Bologna l’anno scorso. E se torniamo a Verona, troviamo un Veneto Stato impalpabile, sotto lo 0,5%, quasi a dirci che non è l’indipendenza che si vuole, al Nord, ma le cose fatte bene. A confermare questa idea troviamo il risultato di un movimento giovane ma già ben strutturato, ProLombardia Indipendenza, il cui candidato sindaco a Gussago, in provincia di Brescia, ha ottenuto il 2,7%.

L’avanzata del Movimento 5 Stelle in Emilia Romagna è confermata dai risultati di altri comuni, oltre Parma. A Piacenza niente ballottaggio, ma 10% tondo tondo. A Budrio e Comacchio, invece, sarà ballottaggio con il centrosinistra, avendo raggiunto rispettivamente il 20% e il 21% delle preferenze. A Comacchio la lista dei grillini è addirittura la più votata. In tutte queste località la Lega Nord ha oscillato tra il 2% e il 6%, mentre il PdL va dal 4,5% di Parma al 21% di Piacenza. Interessante, dando uno sguardo ai risultati delle principali città, notare come il M5S non abbia assolutamente ottenuto gli stessi risultati in Toscana.

Un comune dell’alto milanese, dal valore fortemente simbolico per la Lega, offre altri spunti di riflessione sul risultato del movimento di Beppe Grillo. Si tratta di Legnano, dove il Carroccio – quello originale – sfila per le vie della città l’ultima domenica di maggio. Bene, il ballottaggio sarà tra centrodestra e centrosinistra, ma il 14% ottenuto dal candidato sindaco del Movimento ha scaraventato giù dal podio il candidato leghista, fermo al 10%. Da sottolineare, inoltre, che la lista dei grillini si sta giocando all’ultimo voto il primato di lista più votata della città.

Non molto lontano da Legnano, a Garbagnate Milanese, il M5S andrà al ballottaggio con il centrosinistra. Lo spread tra i due schieramenti è consistente (centrosinistra al 43% contro il 10,5% del Movimento 5 Stelle). Lega e PdL entrambi fermi all’8%.

E poi, a un certo punto, ho cliccato su Rapallo, scoprendo che il Partito Democratico difficilmente arriverà al 4%, in una coalizione dove SeL non tocca il 2%, così come FdS e una lista civica. Al ballottaggio andrà il centrodestra di Campodonico e una coalizione composta da alcune liste civiche, IdV e UdC, a sostegno di Costa. E questi sono solo tre dei sette candidati sindaco, per un totale di 21 liste. Ho quindi scoperto che alcuni tesserati PD sono stati espulsi dal PD perché hanno scelto di candidarsi con “Liguria Viva” (a sostegno di Costa), lista civica guidata da Ezio Chiesa, ex assessore regionale alle Infrastrutture del PD. Ho scoperto che è stata denunciata una falsa raccolta di firme a sostegno di una fantomatica lista del PD e che il sostegno di alcuni leader nazionali non ha portato benefici. Un discreto grado di confusione.

Bersani in conferenza stampa ha dichiarato: “nei voti di Grillo c’è una componente forte di protesta e credo che nei ballottaggi gli elettori potrebbero ripensare sul loro voto“. Mi permetto di esprimere forti dubbi.

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6 thoughts on “E’ ancora tutto in divenire

  1. “non è l’indipendenza che si vuole, al Nord, ma le cose fatte bene.” Non è un po’ troppo retorico?
    Comunque mi trovo in sintonia con la sostanza del messaggio.

  2. Pingback: LiveAmministrativeBlogging | [ciwati]

  3. Attenzione, VenetoStato, pur con tutti i limiti, è all’1,78 su base regionale e addirittura al 3,88 se si esclude Verona, che qualche particolarità, non solo di suo, ma anche specificamente in relazione alla campagna di VenetoStato, ce l’ha. Basti dire che è l’unico comune in cui il partito (al momento ancora unico…) ha perso voti assoluti, e pure tanti.
    In ogni caso, si spera a breve, post dettagliato dal CollettivoAvanti 🙂

  4. Pingback: La nuova secessione del NordEst | Cronache dal nord Italia

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