In Germania è prevista un’estate calda e novecentesca

Non ne parlano tantissimo, i media italiani, ma in Germania, negli ultimi tempi, è al centro dell’attenzione e delle piazze il principale sindacato dei metalmeccanici del Paese, Ig Metall. A gennaio la notizia era stata che, per la prima volta dopo venti anni, il numero dei suoi iscritti è aumentato rispetto all’anno precedente, invertendo, seppur di sole 6.172 unità, la tendenza e portando il totale degli iscritti a 2.245.760.

Ora, la notizia è che Ig Metall sta trattando in prima linea delle nuove condizioni salariali per il settore metalmeccanico che, in Germania, è composto da circa 3,5 milioni di persone. Le richieste sono molto semplici: un aumento salariale pari al 6,5% per 12 mesi e il tentativo di porre un freno alla precarizzazione del lavoro esigendo anche l’assunzione degli apprendisti e più potere ai sindacati nel decidere in quale misura le aziende potranno ricorrere al cosiddetto Leiharbeit, cioè il lavoro affittato. La controproposta pervenuta dalla Gesamtmetall (associazione imprenditoriale che rappresenta 22 organizzazioni, 6.300 aziende) prevede un aumento salariale del 3% per 14 mesi e rifiuta in toto gli altri punti.

Ritenendo l’offerta della controparte totalmente inaccettabile, i metalmeccanici hanno annunciato, a fine aprile, che avrebbero incrociato le braccia, in un’ondata di scioperi di avvertimento, in vista della riapertura dei negoziati l’8 maggio. E se le cose non dovessero andare bene, Ig Metall sembra determinata nel dichiarare uno sciopero generale. I primi scioperi, il 30 aprile, hanno coinvolto sin dalle prime ore circa 2.500 lavoratori, ma già mercoledì 2 maggio oltre 30.000 lavoratori di un centinaio di aziende hanno risposto all’appello del sindacato.

Si preannuncia un’estate calda e novecentesca. E sarà poco innovativo parlare di salario nell’epoca in cui l’economia è diventata tecnica, ma – nella mia ignoranza di cose tedesche – questa vicenda mi ha ricordato un confronto genuino e semplice, svolto da posizioni chiare e con obiettivi precisi e dichiarati. Non male, in fondo, considerando che, tra l’altro, stiamo parlando della ricca Germania.

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