Centralizzare per risparmiare?

Oscar Giannino, oggi su Panorama, sostiene che una grossa fetta di spesa pubblica sia da tagliare. Federalismo? No, tutto il contrario:

Si ripete che tagli alla spesa sono tagli ai servizi ai cittadini: penosa menzogna, visto che la spesa per welfare è meno della metà degli oltre 50 punti di pil, e le sole forniture sanitarie costano 5 punti di pil cioè il doppio di 7 anni fa, perché ogni ospedale e asl ne rifiuta la centralizzazione.

Ne deriva che, secondo Giannino, se l’acquisto di forniture sanitarie fosse centralizzato, dando minore autonomia al singolo centro di spesa, le cose potrebbero andare meglio. Detta così, sembra molto semplice, e in fondo non ci si discosta molto dal principio dei costi standard. Sarà vero?

L’idea di Giannino, tra l’altro, è fortemente in contrasto con quanto ha sostenuto pochi giorni fa Michele Boldrin su Linkiesta:

Non c’è alternativa al federalismo fiscale, piaccia o meno alle anime belle che anche oggi insorgeranno contro questa affermazione. Il federalismo cretinoide della Lega Nord va abolito, certo. Ma chiunque pensi che l’Italia possa smettere di declinare senza cambiare la struttura del proprio stato ed adottare un vero federalismo fiscale su base territoriale è un illuso. O un parassita che mente sapendo di mentire.

Update: Tito Boeri, oggi, su Repubblica, scrive che “se necessario, la spending review dovrà mettere paletti al decentramento, come quelli che vengono chiesti al governo spagnolo nei confronti delle autonomie regionali”.

Annunci

16 thoughts on “Centralizzare per risparmiare?

  1. Il federalismo vero (quello che vorrebbe Boldrin, e giustamente), prevede che i centri di spesa falliscano, se sbagliano. Esattamente come accade negli States. Ed esattamente il contrario di quello che accade nello Stato Soprano Italiano. Ecco perchè, poi, quelli come Giannino, presi dalla disperazione, preferiscono invocare centralizzazioni. E’ statisticamente più facile trovare un professore rigorista e accentratore, magari pure milanese e traditore dell’autogoverno lombardo-veneto, da mandare a Roma a fare il ragioniere per conto della Merkel, e a spese dei fessi padani, con facoltà di decidere per tutti, piuttosto che affidarsi ad un’autonomia che, in salsa lazial-meridionale, i mille amministratori locali terronici sempre declinano secondo l’adagio “Noi spendiamo, voi pagate”. In altre parole, nel contesto unitario, il Nord si vede perennemente costretto a rinunciare ad effettive forme di autogoverno perchè altrimenti, se le si concede anche al Lazio-Mezzogiorno, si aprono le voragini (disclaimer per l’amico Pino che ha un cattivo rapporto con la matematica: “voragini”, NON “sprechi fisiologici, correggibili ma fisiologici”)
    Things are so simple…

  2. Fatalità il 70% (o giù di li) del debito sanitario è stato fatto da Lazio, Sicilia, Campania, Calabria.
    Ma ci sono sprechi pure qui eh…quindi : NIENTE FEDERALISMO.

    Comunque in Svizzera come fanno?

  3. In Italia il centralismo ha prodotto debito tanto quanto il decentramento, basta andare a vedersi la dinamica del debito nel corsod egli anni.

    Per me l’unica soluzione ragionevole è che Comuni, Province e Regioni “virtusoe” (praticamente tutte la Nord) comincino a comportarsi esattamente come Comuni, Province e Regioni dissestate. Per esempio, perché Formigoni prima di dimettersi non fa in Lombardia quello che ha appena fatto Lombardo in Sicilia stabilizzando (cioè assumendo a contratto a tempo indeterminato) TUTTI i precari degli enti locali siciliani per un totale di 22.500 persone? In Lombardia, fatte le debite proporzioni, sarebbero 45.000 nuovi assunti in Province e Comuni. Sei mesi con quest’andazzo – non di più – e va tutto a catafascio.

    Mi pare l’unico sistema per mettere l’Italia di fronte al fatto che più di metà paese vive a scrcocco. Mentre il Comune di Milano arriva alla follia di vendersi aziende sane e produttrici di utili, ad aumentare biglietti del Tram, addizionali Irpef, IMU, a ridurre servizi per stare nel patto di stabilità, a Palermo si scrive nero su bianco nella finanziaria regionale che si assumono di punto in bianco 22.500 persone (5 volte la Pirelli!!!!) “in deroga al patto di stabilità”. Ma a che gioco stiamo giocando? Ma la vogliamo piantare di fare la figura (e non solo la figura) dei pirla? Siamo davvero al “Lumbard paga e tass!” dei primi – meravigliosi – manifesti della Lega, quelli con la gallina dalle uova d’oro. Ora basta, facciamo i terroni anche noi, spendiamo e spandiamo a piacimento e chissenefrega! Mandiamo tutto in vacca, azzeriamo tutto e ripartiamo daccapo. E chi avrà gambe per camminare si rialzerà, gli altri li salutiamo.

    Posso anche scusarmi per i toni verso i più “delicatini”, ma sfido chiunque a negare la sostanza della questione: mi pare chiaro che in Italia chi lavora, chi produce, chi paga le tasse, chi amminsitra “secondo principii di sana e prudente gestione” fondamentalmente è un coglione.

    daniele,milano

  4. Riporto qui un breve stralcio da un mio post sul sistema sanitario:
    -promuovere un centro nazionale per la spesa farmacologia ospedaliera mediante gara internazionale annuale, limitando così il potere discrezionale e clientelare delle realtà locali.
    -promuovere degli standard di degenza ospedaliera pre e post operatoria;
    -razionalizzare le forniture per evitare il decadimento dei medicinali; introdurre la possibilità, tra ospedali, di scambi di farmaci prossimi alla scadenza;
    -attuare maggiori controlli sulla pratica anormalmente diffusa dei parti cesarei .(Lombardia docet)
    La centralizzazione dei criteri di spesa e degli standard dei risultati attesi, può essere fatta senza nulla togliere alle autonomie regionali;tranne un paio di cosucce:clientelismo e affarismo.
    Per esempio la virtù universalmente nota della regione Lombardia sul pareggio di bilancio nel settore sanità può essere letta nel seguente modo:
    i parti cesarei rendono molto di più(60% nel trasferimento dallo stato alla regione) di un parto naturale:aumentiamo i parti cesarei e diminuiamo quelli naturali.Incassiamo di più dallo stato e copriamo laddove non raggiungiamo il pareggio tra prestazione e tariffa.
    Nasce un problema:che i parti cesarei in sovranumero rispetto alle necessità reali,vanno a capo della collettività nazionale.
    Per maggiori informazioni :
    http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/03/31/news/in_lombardia_un_parto_su_tre_col_cesareo_l_oms_la_soglia_ideale_del_15_per_cento-3048015/

    Naturalmente non solo Lombardia, ma in buona compagnia con Sicilia e Campania.

    • Scrivi:
      “i parti cesarei rendono molto di più(60% nel trasferimento dallo stato alla regione) di un parto naturale:aumentiamo i parti cesarei e diminuiamo quelli naturali.Incassiamo di più dallo stato e copriamo laddove non raggiungiamo il pareggio tra prestazione e tariffa.
      Nasce un problema:che i parti cesarei in sovranumero rispetto alle necessità reali,vanno a capo della collettività nazionale.”

      Forse ti sfugge un particolare, caro Angelo. Ovvero che nel complessivo dare/avere fra Stato italiano e Lombardia noi abbiamo un residuo fiscale pro capite che risulta ormai superiore ai 7.000 euro annui (!!!!!).
      Quindi nessuna spesa sanitaria extra finisce a carico della collettività nazionale, se non da un punto di vista puramente figurativo in relazione alla singola partita di bilancio. Alla fine dei conti, quando si guarda quanto lo Stato incassa da una Regione e quanto vi spende in termini di trasferimenti e servizi, il risultato è devastantemente in credito per noi.

      Confermo: centralizzazione da rispedirsi al mittente.

    • Angelo, non solo ti sfugge il fatto che le casse della colettività nazionale sono largamente finanziate dalla Lombardia – come ti ricorda il Collettivo Avanti qui sopra – e che dunque eventuali incrementi di finanziamento alla Lombardia non fanno altro che ridurre il credito (gigantesco) della Lombardia verso lo Stato nazionale, ma soprattutto ti sfugge il fatto, nel caso specifico, che la Lombardia a molti meno parti cesarei della media regionale.

      Riportodal XI Rapporto di Cittadinanza Attiva (che non è né leghista né ciellino): “Per il numero di parti cesarei effettuati spicca la Liguria, l’unica regione del nord Italia ad vere percentuali così elevate. Altre regioni, come Lazio, Puglia e Calabria, pur avendo delle percentuali molto elevate, presentano un trend in diminuzione. Fra le regioni più virtuose troviamo invece la Toscana, la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna.”

      Allora, di cosa stai parlando?

      daniele,milano

  5. Non ho nessuna intenzione di alimentare l’eterna guerra tra guelfi e ghibellini.Non è di questo che ha bisogno l’Italia (ripeto l’Italia).
    E’ prassi che i numeri vanno riferiti ad uno standard, europeo o mondiale, oppure ancora di un gruppo di paesi che presentano una certa omogeneità.
    L’OMS indica tra un 15% (Olanda) ed un 20% (Francia) il normale tasso medio di parti cesarei in una nazione occidentale.
    Ora se la Lombardia esegue dal 28 al 54,5% di parti cesarei, vi sembra una cosa normale?
    Sono percentuali identiche alla Sicilia e alla Campania.Intendo dire che il sistema delle autonomie regionali non funziona così com’è.Il pensiero di Giannino può essere interpretato come efficiente uno stato centralizzato come la Francia.Aggiungo che potrebbe essere un federalismo efficiente tedesco.Il problema non è questo.Il problema è la classe politica incapace e sciatta che ci governa. Il problema è l’infinità non solo dei centri di spesa, ma anche e forse sopratutto dei centri decisionali. Federalismo o centralismo purchè efficiente. Poi sul surplus fiscale possiamo discuterne quando volete insieme ad altri elementi non disgiungibili.
    :))
    angelo,Bologna

    • Non per fare l’esegesi dei tuoi commenti, ma tu scrivi:
      “E’ prassi che i numeri vanno riferiti ad uno standard, europeo o mondiale, oppure ancora di un gruppo di paesi che presentano una certa omogeneità.”

      Ecco, appunto. Se c’è qualcosa di non omogeneo in nulla e per nulla quel qualcosa è proprio l'”entità italianista” (aka “Repubblica Italiana”). E proprio in ambito sanitario. Perchè anche se i dati sui cesarei fossero quelli che dici (Daniele obietta, ma facciamo finta che la fonte corretta sia la tua e non la sua), resterebbe, quello lombardo, un sistema sanitario che, a fronte di una popolazione pari al 17% di quella complessiva della “nazione”, genera un debito sanitario pari all1% (altri quattro punti esclamativi come sopra !!!!!), mentre le sanità lazial-meridionali generano oltre il 75% di tale debito.
      Quindi, scusa, centralizzare cosa?
      Il sistema delle autonomie, nello Stato italiano, funziona nelle nostre Regioni, non in quelle lazial-meridionali. E’ molto semplice. Che poi tutto sia perfettibile siamo d’accordo, che i politici padani (non padanisti eh, ma proprio padani, indistintamente) non brillino sempre per onestà e saggezza, altrettanto d’accordo.
      Ma non facciamo finta di non sapere che la gestione della cosa pubblica da noi è mediamente efficiente e dignitosa, nel Lazio-Mezzogiorno no. E per favore non mi si citino la Lega e Formigoni, perchè altrimenti è come dire che Sesto San Giovanni è una città di merda e di ladri per via del caso Penati. Da noi i corrotti restano, fortunatamente, un’eccezione sociale (e Sesto San Giovanni è un posto civile e abitato da gente onesta). In altri luoghi, invece, corruzione politica e individuale sono una regola di vita -basti pensare alle truffe assicurative, all’evasione di massa dei tributi locali, all’abusivismo altrettanto di massa edilizio, lavorativo, ecc…-

    • Angelo, se stessimo disquisendo dei parti cesarei magari avresti ragione. Ma stiamo parlando di centralizzazione/decentramento e spese in tali. E allora quei dati sui cesarei vanno contestualizzati, posto che possano essere rappresentativi del tema, e la domanda a cui rispondere è: la ri-centralizzazione dei centri decisionali e di spesa sulla sanità porterebbe forse a una riduzione dei cesarei in Lombardia? O forse tenderebbe a portare la media della Lombardia (o della Toscana o dell’Emilia) che è molto più bassa di quella nazionale verso la media della Calabria (o della Liguria o del Lazio) che è molto più alta della media nazionale, aumentando quindi la spesa sanitaria nazionale (e il debito connesso), visto che la Lombardia sostanzialmente non produce deficit mentre la Calabria insieme a Lazio, Sicilia, Campania, Puglia produce l’85% è responsabile dell’85% del debito sanitario nazionale? O forse la ri-centralizzazione non avrebbe effetto su questo indicatore?

      Sulla sanità in Lombardia si possono dire mille nefandezze, ma non si può non riconoscere a) che non alimenta debito pubblico (sono i bilanci a parlare) e b) che non abbia una qualità del servizio mediamente elevata (sono i dati sulla migrazione per ragioni sanitarie a parlare).

      Non è questione di guelfi e ghibellini, è questione di guardare i dati senza farsi influenzare dal colore politico delle giunte. E, che si parli di costi e qualità del servizio sanitario, di conti previdenziali, di entrate fiscali, di evasione fiscale, di efficienza ed efficacia della spesa pubblica, di peso relativo del PIL produttivo (“PIL mercato”) o PIL improduttivo (“PIL pubblica amministrazione”), di partecipazione alle casse pubbliche e alla “solidarietà nazionale”, di capacità di produrre occupazione, di disoccupazione generale, femminile e giovanile, di competitività del sistema economico e capacità di esportazione, di attrattività per investimenti diretti esteri, di capacità di accoglienza e integrazione degli stranieri, di tassi di criminalità, di presenza del volontariato, insomma praticamente di qualunque cosa tu voglia parlare, se l’Italia fosse ai livelli della Lombardia ci sarebbero tante cose ancora da migliorare, ma sarebbe un paese per molti versi persino meglio della Germania. Che poi un territorio così virtuoso (lo è oggettivamente) voti per 20 anni filati Formigoni, Berlusconi e Lega dovrebbe far porre qualche domandina alla sinistra sulla sua capacità di capire la realtà.

      Io in genere l’unica domanda che mi pongo è: ma che cacchio abbiamo a che fare con questo paese? Cosa ci facciamo ancora dentro? Perché dovremmo continuare a far parte di questo Paese, in nome di che cosa? Quale sarebbe la ragione per la quale ciascuno di noi, singoli cittadini-contribuenti di questa regione, mette migliaia di euro all’anno in “solidarietà nazionale” e non solo non serve assolutamente a niente (visto che i cittadini delle regioni beneficiarie continuano ad avere servizi largamente più schifosi dei nostri e a evadere le tasse molto più di noi), non solo un prelievo così pesante di risorse (di gran lunga il più alto nel confronto con qualunque altra regione d’Europa) finisce per ammazzare la nostra capacità di produrre ricchezza, ma in più ci becchiamo anche i più diversi improperi (razzisti, egoisti, ignoranti, ecc.)? Non è forse venuto il momento di salutare e andare ognuno per la sua strada? E in questa situazione vorremmo pure ri-centralizzare quelle 4 funzioni che quasi per una svista ci sono state decentrate alla nostra regione, per rimetterle nelle mani di chi produce la voragine in cui stiamo affondando anche noi? Ma siamo impazziti?
      Hai una risposta a questa domanda (perché restare uniti quando non c’è niente che ci unisce)? Possibile che ci si accontenti di 4 coccarde tricolori, un po’ di retorica risorgimentale e un inno peraltro anche piuttosto bruttino? Non ci credo.

      daniele,milano

      • “Io in genere l’unica domanda che mi pongo è: ma che cacchio abbiamo a che fare con questo paese?Cosa ci facciamo ancora dentro? Perché dovremmo continuare a far parte di questo Paese, in nome di che cosa? Quale sarebbe la ragione per la quale ciascuno di noi, singoli cittadini-contribuenti di questa regione, mette migliaia di euro all’anno in “solidarietà nazionale” e non solo non serve assolutamente a niente (visto che i cittadini delle regioni beneficiarie continuano ad avere servizi largamente più schifosi dei nostri e a evadere le tasse molto più di noi), non solo un prelievo così pesante di risorse (di gran lunga il più alto nel confronto con qualunque altra regione d’Europa) finisce per ammazzare la nostra capacità di produrre ricchezza, ma in più ci becchiamo anche i più diversi improperi (razzisti, egoisti, ignoranti, ecc.)? ”

        Ovvio perchè l’Italia è una e indivisibile e bla bla bla bla bla bla bla, chi vuole dividerla vuole creare piccoli orticelli bla bla bla bla e poi il razzismo e bla bla bla bla, la Padania non esiste e bla bla bla la Nazione, la Patria, i miliardi di morti per fare l’Italia, gli spaghetti e bla bla bla.

        There’s no way out of here, finirà male…ma il vecchio detto “chi è causa del suo mal pianga se stesso” ci sarà utile per ripartire dopo il disastro.

  6. Dunque:
    non faccio distinzione di colori politici nella critica alla politica:basta leggere il mio commento al post Bossi e Grillo/Lega e M5s;
    L’unica distinzione lecita per me è che la politica si fa con governi di destra o di sinistra; perchè la differenza esiste, ed è sostanziale.
    Il tema dei parti cesarei è un argomento con il quale intendo esprimere quanto segue:
    queste prassi sono frutto di una idea della politica che mal si concilia con l’etica;inoltre incidono sui rapporti sociali (parto naturale doloroso e parto non doloroso)Non è casuale e riferita al costo l’indicazione dell’OMS.
    Male si concilia con l’etica, l’ombra che copre i rapporti tra la sanità pubblica e le convenzioni tra questa e le strutture private e la Lombardia in questo non ha nulla da insegnare a nessuno, così come l’attuale presidente in un recente dibattito televisivo ha omesso di dire parecchie verità sui finanziamenti concessi a diverse strutture private.
    Detto questo è noto che il servizio lombardo è di ottima qualità.Ma a che prezzo?
    Vi sono dei beni cosidetti intangibili, immateriali che integrano sempre di più i bilanci delle aziende.
    L’amministrazione pubblica italiana in questo è nettamente carente, perchè non è diffuso uno dei beni intangibili più importanti: l’etica ed il rispetto dell’altro. (il cittadino)
    Chi ve lo fa fare di “fare assistenzalismo nazionale ” ?
    Se si realizzasse la secessione, vi annetteresti alla Svizzera? alla Germania? All’Austria?
    Rimareste da soli come nazione?
    Ma se qui si parla di integrazione politica europea per completare il processo attualmente sofferente dell’europa monetaria?
    Non saremo tutti europei? Niente Italia,niente Francia,niente Germania; solo grandi regioni con lingue diverse e 2 lingue comuni:inglese e francese.
    Abbiate pazienza. Non passerà molto che non avrete più da mantenere u’ sudd.
    A proposito:(Istat)
    Complessivamente, nel 2011 la crescita dell’export nazionale rispetto al 2010 risulta sostenuta (+11,4%) e coinvolge tutte le ripartizioni. Superiore a quello medio è l’aumento per l’Italia centrale (+13%), mentre per le altre aree si registrano tassi di crescita compresi tra il 9,6% nel Mezzogiorno e l’11,2% nel Nord-Ovest.
    Tra le regioni che forniscono il maggior contributo alla crescita delle esportazioni nazionali nel 2011 si segnalano l’Emilia-Romagna (+13,1%), la Toscana (+13,7%) e il Lazio (+13,8%). Elevati incrementi si rilevano anche per Sicilia, Puglia, Liguria e Abruzzo.

    Angelo D’anna-Bologna

    • Se le esportazioni del Nord sono pari a 100 (in termini assoluti) e quelle del Sud pari a 1 (sempre in termini assoluti), un incremento percentuale delle prime pari all’1% e delle seconde pari al 100% porterebbe la situazione ad essere la seguente: Nord esporta 101, Sud 2. I numeri forniti sono puramente esemplificativi, per chiarirti il concetto che l’incremento percentuale, nello specifico contesto italiano che presenta differenze abissali, dicono pochissimo.

      Quanto alla secessione, la Repubblica Lombarda sarà uno stato membro UE. E avrà una popolazione superiore a quella di metà degli attuali membri UE. Naturalmente l’ideale sarebbe costruire una confederazione centroeuropea proprio con Austria, Svizzera, Germania e altri, ma ci accontentiamo di diventare stato indipendente e membro UE (come dice il motto indipendentista lombardo che si sta diffondendo in questi mesi, “Basta Italia, basta volerlo”)

      Quanto invece al processo di unificazione continentale, sembra evidente che ogni stato cerchi di difendere, giustamente, i propri interessi, esattamente come avviene negli States o fra Cantoni svizzeri. Dato che quello italiano, invece, difende gli interessi lazial-meridionali, sacrificando alla sopravvivenza parassitaria della Magna Grecia la mucca padana (compresa la tua Emilia, caro Angelo), è giunto il momento di secedere e di difenderci da soli. Perchè una Repubblica Lombarda nell’UE conterebbe molto di più di un’Italia che è sempre più Grecia (Magna Grecia non a caso, nel nome il destino…)

      Quanto infine al bene intangibile dell’etica, mi sembrano discorsi senza capo nè coda. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. L’ha detto un uomo molti anni fa e pare che spesso si faccia finta di non capire il senso profondo e le implicazioni di tale affermazione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...