Il patriottismo non è nazionalismo

Sull’eterna discussione tra nazionalismo e patriottismo che portiamo avanti su questo blog, costantemente ravvivata dalle mire indipendentiste, dall’unitarismo considerato come continuità storica del fascismo, dall’accusa rivolta al centrosinistra di essere diventato nazionalista, contro la libertà dei popoli, riporto alcuni passaggi da “Salviamo l’Italia”, di Paul Ginsborg:

Nel maggio 1945 George Orwell, nell’articolo Notes on nationalism, tracciò una prima importante distinzione tra i due termini. Per «patriottismo» egli intende la devozione a un particolare luogo o stile di vita «che si reputa migliore del mondo ma che non si vuole imporre agli altri». Esso ha una connotazione essenzialmente difensiva, sotto il profilo sia militare sia culturale. Il nazionalismo, invece, «è inscindibile dal desiderio di potere». E’ per sua stessa natura aggressivo ed espansionista, esige che i suoi adepti dissolvano in esso la propria individualità sospendendo la capacità di giudizio. Il patriottismo per Orwell è espressione di un affetto intimo, mentre il nazionalismo è espressione, a sua volta, di un odio a stento trattenuto, proiettato all’esterno.

In tal modo ella [Simone Weil] collegava l’amor patrio ai valori cristiani di umiltà e compassione, aggiungendo inoltre elementi fondamentali quali la necessità di rispettare la diversità – diversità regionale in primo luogo -, di combattere la xenofobia, di garantire il pluralismo di opinioni («A un paese come il nostro la varietà e il ribollimento delle idee non può mai fare del male»); infine di aiutare il patriottismo a trovare espressione nella quotidianità, «ininterrotta, in qualsiasi occasione, persino in quelle più banali».

Egli [Carlo Rosselli] aveva a cuore l’ideale del patriottismo e voleva salvarlo da due diversi, pericolosi nemici. Uno era il nazionalismo fascista, che aveva trasformato l’amore per la patria in espansionismo aggressivo, e gli eroi del Risorgimento in protofascisti. L’altro era l’internazionalismo marxista, che puntava a minimizzare l’importanza dell’amor patrio in nome di più vaste lealtà. Non era un bene, sosteneva Rosselli nel 1935, accettare un internazionalismo che significava «asservimento alla politica russa». L’internazionalismo era un obiettivo prezioso, ma «per esistere deve salire dal basso verso l’alto, farsi positivo, vivere prima nella personalità singola, nella classe, nella patria». […] Così, nella visione del socialismo liberale di Rosselli, «l’attaccamento alla patria» meritava onore. Era il fondamento, non l’antitesi, dell’internazionalismo, nonché la preziosa base della futura Europa democratica costruita dal basso.

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5 thoughts on “Il patriottismo non è nazionalismo

  1. Interessante.
    In Italia non ci sono individui patriottici ma bensì nazionalisti che pensano di esserlo.
    Sinceramente mi sembrano questioni di lana caprina.

  2. Quindi Mazzini e Garibaldi erano degli sporchi nazionalisti. In effetti.
    Saluti patriottici lombardi,
    Alex
    (con rispetto per Stefano, mi permetto però di sottoscrivere l’opinione di Luca, sono dibattiti attorno al sesso degli angeli, perchè ad ogni attore sulla scena potrebbero essere attribuite entrambe le connotazioni; ad esempio un fascista si sarebbe tranquillamente potuto autodefinire patriota nel momento in cui pretendeva di annettersi la Corsica, dal nazionalismo italiano ritenuta Italia e non Francia -soprattutto non Corsica…-; così come è limpido nazionalismo aggressivo negare ad una comunità regionale di 5 o 10 milioni di abitanti il diritto di decidere se continuare a far parte dello stesso stato o autocostituirsi in stato indipendente, e questo divieto è scritto proprio nella costituzione repubblicana, democratica e antifascista scritta da cattolici, socialisti e comunisti nel 1948)

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