Quei 37,5 miliardi che stanno in Svizzera

Prosegue l’Operazione Guardie Svizzere: questa volta tocca all’Austria. I due Paesi alpini si  hanno trovato l’accordo per tassare i capitali esportati “in nero” dall’Austria alle banche svizzere, una tassazione “una tantum” per il passato con percentuali variabili dal 15 al 38% (con una media del 25 per cento). 

L’iniziativa austriaca segue quella tedesca, alla quale il premier Mario Monti rispose auspicando un accordo in sede europea, escludendo una trattativa bilaterale. Il Sole 24 Ore ha provato a fare qualche conto, ipotizzando che lo stesso accordo raggiunto con l’Austria fosse replicato con l’Italia; un’ipotesi scolastica, ma che rende bene la dimensione degli interessi in gioco:

Nel caso italiano, l’una tantum sarebbe circa del 25% dei 150 miliardi di euro stimati, secondo indiscrezioni di stampa, quindi pari a 37,5 miliardi di euro di incassi. Un bel colpo. Inoltre quanto alla tassazione sugli interessi [prelievo alla fonte sugli interessi maturati], facendo una proporzione analoga a quella prevista dagli accordi austriaci, l’Erario italiano potrebbe contare su 625 milioni di incassi all’anno.

Le dimensioni, appunto, sono queste. E un provvedimento di questo tipo andrebbe a colpire coloro che non hanno mai pagato e il denaro che genera denaro.

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