Passaggio a Nord-Est (31) – O la tassa o la vita!

Passaggio a Nord-Est, la rubrica indipendentista del blog OnTheNord, dichiara la propria adesione alla manifestazione promossa da ACTA, Associazione Consulenti Terziario Avanzato, per difendere il lavoro autonomo vero e indipendente dall’aumento dei contributi previdenziali. La manifestazione di svolgerà domani pomeriggio venerdì 20 aprile a Milano, maggiori info qui.

Il Disegno di legge (Ddl) in materia di riforma del mercato del lavoro, che tanti dibattiti sta suscitando, prevede, all’art.36, l’aumento progressivo e radicale dei contributi previdenziali obbligatori dovuti dai lavoratori iscritti alla cosiddetta Gestione Separata INPS. Attualmente, l’aliquota contributiva in questione è pari al 26% annuo sull’imponibile fatturato. Ciò significa che per ogni 100 Euro incassati, al netto dell’IVA, il lavoratore autonomo ne deve girare allo Stato 26. Stando alle previsioni del Ddl, l’aliquota verrà progressivamente elevata di un punto percentuale all’anno fino ad arrivare allo stratosferico 33% nel 2018. Proprio 33, come gli anni di Cristo. Eh sì, il paragone con colui che finì crocifisso non è fuori luogo, perchè questo ennesimo, ulteriore aumento, finisce per privare il lavoratore della bellezza di un terzo secco del proprio incasso.

Si pensi che, al momento della sua istituzione, la Gestione separata pretendeva per sé “soltanto” il 10%. Si dirà: “Bisogna pur garantire una pensione a questi lavoratori…”. Soprassediamo sul fatto che la contribuzione del caso è stata inventata per pareggiare i conti dell’INPS ai tempi in cui l’enorme debito strutturale faceva tremendamente paura, alla metà dei Novanta, e soprassediamo pure sul fatto che i lavoratori interessati dal prelievo saprebbero certamente meglio gestirsi in proprio i denari in questione; tornando all’aspettativa alla pensione, lasciamo parlare una fonte autorevole, il Prof. Aldo Bonomi (da ilSole24Ore dell’8 aprile, pag.15): “Al 2018 i contributi da versare nella riserva indiana della Gestione Separata saliranno al 33%. In cambio di cosa? Non di una pensione dignitosa visto che nel contributivo all’italiana posso versare tanti contributi ma il coefficiente di calcolo darà sempre una pensione da fame”

Potremmo aggiungere che i soldi versati oggi, e oggi stesso quindi sottratti alle necessità personali e familiari del lavoratore, genereranno una pensione “da fame” (Bonomi dixit) in un tempo che è fin d’ora indefinibile, considerata l’ormai situazione di variabilità strutturale del sistema pensionistico, addirittura in parte codificata con il principio dell’allungamento delle aspettative di vita e del relativo allungamento del diritto al percepimento dell’assegno pensionistico.

Ma torniamo all’origine del problema, ovvero all’istituzione della Gestione Separata. Per quale motivo tale fondo venne istituito nel lontano 1995 (Riforma Dini, relatore il defunto leghista Fabio Sartori)? Il fondo venne istituito per garantire un trattamento pensionistico all’allora neonata figura lavorativa del collaboratore coordinato e continuativo (i famosi co.co.co., pure loro, ormai, giuridicamente morti). Il contributo obbligatorio del 10% (all’epoca) non venne imposto però soltanto ai co.co.co., visti come un ibrido fra autonomi e dipendenti; il sistema finì purtroppo per colpire anche tutti quei lavoratori autonomi assolutamente puri e in nulla e per nulla legati da vincoli parasubordinati ai propri clienti; tali lavoratori, però, avevano un solo difetto “genetico”: non essere parte del sistema ordinistico, ovvero non rientrare nel novero degli ipertutelati appartenenti agli Ordini. In poche parole, finirono da allora nel calderone centinaia di migliaia di liberi professionisti che lavorano con partita IVA e che svolgono le attività più diverse, dagli amministratori di condominio ai tributaristi, dagli osteopati ai grafologi.

Si tratta di lavoratori del settore terziario, specializzati nell’offerta di prestazioni di servizi intellettuali o paramedicali, servizi che contribuiscono in maniera fondamentale al funzionamento della società. Soprattutto, si tratta di professionisti che agiscono in regime di concorrenza pura, senza nessuna “protezione” monopolistica. Ebbene, in un’epoca di sbandierate liberalizzazioni, il prelievo contributivo obbligatorio gravante su chi affronta il mercato senza protezioni finisce per essere dalle due alle tre volte più alto rispetto a quello degli iscritti agli ordini, su cui gravano aliquote variabili fra il 10 e il 14%.

Il risultato è presto detto: a parità di introiti (ad esempio 36.000 euro annui), ogni 100 euro incassati al netto dell’IVA i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata devono girarne allo Stato, fra tasse e previdenza, circa 48 oggi e addirittura 53 nel 2018 (ai quali andrebbero aggiunti gli oltre 20 Euro di IVA, per un total tax rate stratosferico, pari ad oltre 70 Euro su circa 120, ovvero il 60%). Un professionista iscritto all’ordine, per contro, pagherà “soltanto” 40 Euro.

Naturalmente non si tratta di chiedere che i professionisti iscritti agli Ordini paghino di più, perchè già oggi la tassazione sui redditi da lavoro è insostenibile. Si tratta di pretendere che i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata paghino di meno, molto di meno, innanzitutto in termini di contributi previdenziali obbligatori, ovvero l’esatto contrario di quanto i governi fin qui succedutisi hanno continuato a fare dal lontano 1995 e di quanto l’attuale governo intende fare con il Ddl sulla riforma del lavoro. Questa non è una riforma, questo è un riformatorio penale a cui vengono condannati dei lavoratori considerati minori, proprio come fossero ragazzini delle scuole secondarie. Un lavoratore che deve chiedere 120 Euro al proprio cliente per portarne a casa 50 non è un uomo libero, è un servo fiscale di uno Stato che ha assunto ormai i connotati della tirannia. Imporre il 60% di tasse ad un cittadino che affronta il mercato del lavoro senza alcun paravento significa volerlo distruggere o condannarlo all’illegalità.

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One thought on “Passaggio a Nord-Est (31) – O la tassa o la vita!

  1. Siamo alle solite, uno stato despota e accentratore che vuole distruggere il nostro lavoro, il nostro difficile reddito, le nostre capacità intellettuali, il nostro sudore. Meglio una europa delle Regioni con governi più snelli e ancorati alla comunità locale. Quello che sta accadendo ora il questa Italia è già accaduto a fine 800 con migliaia di civili ammazzati dai gendarmi dello stato sabaudo. Ora non usano le armi ma equitalia ed altri sistemi più raffinati, ma il risultato è sempre lo stesso. La vedo brutta, qui ci vuole una palingenesi.

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