La Buonitalia di Luca Zaia

E’ inutile concentrarsi sul Renzo, la maga, la Rosy. E’ fumo negli occhi. La Lega ha fallito politicamente, lo diciamo da tempo. E, oltre che politicamente, la Lega ha fallito perché è diventata essa stessa ingranaggio del sistema che, appropriandosi di pezzi dello Stato, olia i meccanismi del voto clientelare. Sì, proprio quella cosa lì, che “baionette in canna, paese per paese, villaggio per villaggio, andremo a snidare anche nel profondo Sud”. Il Mattino di oggi descrive chiaramente quel pezzo dello Stato – Buonitalia – che deve aver aiutato Luca Zaia – quando era Ministro, appena prima di essere eletto governatore del Veneto – a legare strettamente la propria immagine alla genuinità dei prodotti locali. Ai prodotti del territorio, quelli, solo ed esclusivamente:

Perché era noto sì che la società fosse diventata, nel biennio 2008-2010, una roccaforte leghista ma non al punto che valorizzasse nei suoi tour e road show enogastronomici in Italia e all’estero, solo prodotti del Nord. Per un pecorino romano o un vino siciliano nemmeno un euro, invece. Come se non esistessero.
Se ne è reso conto il liquidatore non appena ha iniziato a spulciare la lista dei debiti e quella dei creditori nei confronti dell’Ente che solo tra il 2008 e il 2010 ha avuto finanziamenti per 50 milioni di euro ma è ora in rosso per 21 milioni. Il biennio quando Zaia era ministro e al timone della società fu chiamato, in qualità di presidente e amministratore, un suo fedelissimo: tale Walter Brunello, poi defenestrato da Galan, ma diventato subito dopo responsabile della segreteria particolare (sino a ottobre scorso) del governatore del Veneto. Coincidenze? Chissà. Ma torniamo all’elenco dei creditori che ora pretendono di essere pagati. Si inizia da Verona Fiera che pretende 3,5 milioni di euro e dalla federazione nazionale rugby che ne vuole 600mila; passando per l’Unioncamere lombarda (300mila), Biennale Venezia (300mila), università di Verona (27mila) sino a Promoveneto (71mila) e alla Veneto Banca in fondo alla lista con una richiesta di 3 euro. Incarichi elargiti (tutti verso enti del Nord o quasi, guarda un po’) non con gara ad evidenza pubblica: motivo che ha poi fatto bloccare i finanziamenti del Ministero. E gli alimenti da promozionare al Montecarlo wine festival, in alta quota sugli aerei Alitalia (costo 1,75 milioni di euro), per la kermesse ”Due formaggi doc (costo 8 milioni di euro), per il terzo tempo delle partite di rugby o alla Federciclismo (creditrice per 27mila euro) affinché organizzasse, guarda le combinazioni, il giro del Veneto? Tutti del Nord. Basta scorrere sempre l’elenco dei creditori: la Grana Padano vuole 2,8 milioni di euro, il Parmigiano reggiano altri 2,8 milioni, l’Enoteca di Siena 170mila euro e il Consorzio del Chianti 30mila euro.

E come se non bastasse, come nella più classica delle storie italiane, per il Cda di Buonitalia i compensi sono stati generosi:

Solo dal 2004 al 2011 sono stati elargiti per il cda (appena tre membri) compensi per 1,7 milioni e 1,090 milioni per il collegio sindacale; ogni anno in spese generali sono andati invece via 1,2 milioni di euro e per il personale dipendente altri 1,6 milioni. Ma quanti erano questi ultimi? Appena 19…

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