Il molto onorevole sciur Hu

Da Porta Ticinese a Porta Cinese, si potrebbe dire: a Milano tra i primi dieci cognomi registrati all’anagrafe del Comune, ben tre sono di chiara provenienza cinese, e dopo Rossi al secondo posto compare l’orientale Hu, davanti al “milanesissimo” Brambilla, solo ottavo.
I dati anagrafici dimostrano come Milano stia cambiando sul piano etnico e sociale” spiega l’assessore Benelli.
Un altro motivo in più per bocciare una stupida iniziativa come la “legge Harlem”, proposta da Lega e Pdl in Regione Lombardia.

P.S. anche per On the Nord

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24 thoughts on “Il molto onorevole sciur Hu

  1. E un motivo in più per piantarla con le cacchiate secondo cui Milano nons arebbe una città ospitale. In 12 anni di Lega a Palazzo Marino gli Hu, gli Chen e gli Zhou sono diventati 3 dei 10 cognomi più diffusi.

    Quanto alla c.d. “Legge Harlem”, attenzione, perché a furia di inseguire le cretinate del libero mercato e i principii astratti un po’ fru-fru, la risposta – che in genere arriva violenta proprio con le crisi – non sarà un regolamento come quello chiesto da un aprtito come la Lega, ma più probabilmente violenze neonaziste.

    Per ora le risposte populiste e qualunquiste in Italia sonos tate per lo più Lega e Movimento 5 Stelle (con l’eccezione dei Forconi, in cui lo scontento sociale si mischia e viene spinto o guidato da pezzi di camorra e fascisti), ma a furia di far finta che la questione degli immigrati non esista ed esistano solo il libero mercato e la libertà di movimento, poi saltano fuori soggetti elggermente peggiori, come si può ampiamente vedere nei civilissimi paesi del Nord Europa in cui le componenti neonaziste sono diventate un dato elettorale stabile e qualche volta componenti di amggioranza nei governi.

    daniele,milano

    • Tra l’altro, una componente significativa degli immigrati è rappresentata da:
      – mafiosi (cinesi e slavi in particolare)
      – datori di lavoro semischiavisti (cinesi in particolare)
      – abusivi, sia in tema di autorizzazioni amministrative allo svolgimento della specifica attività sia in tema di autorizzazioni sanitarie (un po’ tutti direi).
      – estremisti religiosi (nordafricani in particolare)
      – criminali organizzati in bande (sudamericani in particolare)
      – razzisti (fra di loro un po’ tutti, dato che le divisioni etniche sono per molti stranieri il principale segno distintivo di appartenenza, e col cacchio che sono disposti a rinunciarvi, anzi)

      Attenzione, non ho detto che TUTTI siano delinquenti, ci mancherebbe. Ma tanti sì, e non certo dei migliori. Chi vive nei quartieri normali e non nei salotti buoni sa benissimo di cosa parlo. Integrare si può e si deve, ma gli stranieri con cui abbiamo e avremo sempre più a che fare rispetteranno le nostre leggi e i nostri principi liberali se sapremo dimostrare loro che non ci vergogniamo di ciò che siamo. Il buonismo terzomondista autoflagellatore è il modo migliore per preparare il campo al nazismo.

      • “I tassi di criminalità, cioè il numero dei reati ascritti a stranieri sul totale della popolazione straniera, non è molto dissimile da quello degli italiani: gli italiani fanno segnare secondo dati del Ministero dell’Interno lo 0,7%, mentre gli stranieri salgono al 3,8% (tra questi vengono conteggiati anche reati legati alla immigrazione clandestina (false dichiarazioni sull’identità, ecc). Se si considerano gli immigrati regolari il rapporto, infatti, scende all’1,4%.
        La tesi di una corrispondenza diretta tra consistenza numerica degli immigrati e reati da loro commessi viene rigettata in una ricerca del 2008 della Banca d’Italia anche sui dati di “lungo periodo”: il numero dei permessi di soggiorno nel periodo 1990-2003 si è quintuplicato, mentre la criminalità ha mostrato una lieve flessione.
        Il rapporto della Banca d’Italia conclude: «in linea teorica non c’è stato un aumento diretto della criminalità in seguito alle ondate di immigrazione in nessuno dei reati presi in considerazione (reati contro la persona, contro il patrimonio e traffico di droga)».”

        […]

        “I reati che vengono commessi dagli stranieri può essere messo in qualche modo in connessione con la loro condizione di vita. Secondo quanto riporta il Ministero dell’Interno l’incidenza degli stranieri tra i denunciati varia molto a seconda dei reati. Si va da incidenze basse, come il 3% per le rapine in banca o il 6% per quelle negli uffici postali, al poco meno del 70% che caratterizza i borseggi, ovvero quelli che la classificazione riportata definisce “furti con destrezza”. Interessante è infine notare che per gli atti di libidine (tra cui rientrano i reati sessuali) sono stati denunciati cittadini stranieri nella misura del 9%.”

        La fonte è, come al solito, il nostro piccolo prontuario (http://www.civati.it/mandiamoliacasa.pdf) realizzato sulla base di fonti che riteniamo attendibili. C’è anche un grafico, a pagina 8, molto d’impatto. Tra parentesi, molto interessante la voce “atti di libidine”, addirittura percentualmente inferiore alla presenza di stranieri in Italia, anche se è luogo comune che siano solo gli extracomunitaria a commettere reati di natura sessuale.

        La Lega, negli anni, soprattutto in “periferia”, è stata per alcuni versi (per alcuni versi!) una forza ai limiti del neonazismo: esponenti di primo piano che propongono di sparare sui migranti o di chiuderli in campi di lavoro, che gioiscono per l’alluvione che spazza via un campo rom, che danno fuoco a un campo rom, sono neonazisti. Questa non è retorica, è cattiveria. E’ necessario distinguere il voto dell’anziana impaurita (giustamente, anche) dal cambiamento dal voto del ventenne incattivito.

      • Caro Stefano,
        1,4 è il doppio di 0,7. Inoltre l’effetto di una rapina, per ciò che attiene la vittima, non cambia se essa è commessa da un irregolare o da un regolare (se un ragionamento come il tuo, a parti inverse, lo facesse un leghista ci faresti su una barzelletta o un post 🙂 ).
        Il 3,8 è pari a oltre 5 volte lo 0,7. Inoltre non si capisce come tutta la differenza fra 3,8 e 1,4 debba essere ascritta a reati “amministrativi” sulla propria condizione di irregolari. Inoltre anche agli italiani, allora, andrebbero “tolti” reati di poco conto, nel computo, e allora vedremmo che i reati più duri sono comunque appannaggio degli stranieri (o dei mafiosi, certo…). Le rapine in villa parlano da sole, a meno che non le si voglia comparare con gli omicidi familiari. Poi però ricordiamoci di mettere fra questi anche tutte le violenze subite dalle donne di religione islamica, anche quelle che non verranno mai denunciate per vergogna e timore, naturalmente.

        Se vuoi vado avanti.
        Per adesso mi fermo lanciandoti una domanda: perchè ci preoccupiamo della costruzione di un centro commerciale o di un’autostrada, dicendo “Poi la mafia ci mette su le mani, meglio non costruire grandi opere!” e invece facciamo finta di non sapere che la costruzione di moschee è preludio all’insediamento di cellule estremistiche? La mia sarà una semplificazione, certo, ma è inutile dire “al lupo! al lupo!” quando si tratta di commercio e (possibile) mafia e poi girare la testa quando si ha a che fare con uno dei punti più dolenti della questione migratoria.
        E non mi si dica “questo è qualunquismo o razzismo”, perchè in tutti i paesi europei dove le moschee ci sono da tempo ci sono anche cellule islamiche estremiste che proprio a tante di quelle moschee fanno capo, e c’è una progressiva islamizzazione radicale di ampi strati (anche territoriali) della società di origine straniera.

        Con amicizia assoluta, ma anche tanta tanta perplessità sulle priorità dell’agenda democratica,
        Alex

      • “Inoltre anche agli italiani, allora, andrebbero “tolti” reati di poco conto”, no, basta rendere un crimine l’obesità, e vedrai quanti criminali italiani in più. Con la clandestinità è stato fatto così.

        Comunque, se estrapoli il dato dal contesto, lo privi di significato: è (quasi) ovvio che la criminalità sia maggiore laddove sono maggiori le situazioni di sofferenza, ma se a questo dato percentuale, statico, aggiungi il dato fornito dalla Banca d’Italia (il numero di immigrati quintuplica mentre i reati conoscono una leve flessione) la situazione diventa un po’ più complessa, offrendo diverse chiavi interpretative. L’unica interpretazione che scarterei è che gli italiani, in questo periodo, fossero diventati tutti innocenti e che quindi il flusso di immigrati abbia quasi compensato la ritrovata innocenza degli italiani, sancendo la diversità antropologica tra i due gruppi. Probabilmente, invece, con il miglioramento delle condizioni economiche e grazie al supporto di reti migratorie transnazionali, gli immigrati delinquono non più degli italiani, “bloccando” (anzi facendo diminuire) il dato “statico”.

        Sulla questione moschee: possiamo discuterne, se porti qualche dato. Anche se credo rimarremo comunque su posizioni differenti.

        Ricambio l’amicizia assoluta. Saluti,

        stefano

      • Caro Stefano,
        alla luce delle tue osservazioni mi permetto di continuare il discorso e di non lasciarlo cadere. Spero che tu, e anche gli altri che frequentano il blog, vogliate cimentarvi con il quesito che adesso andrò a porre.

        Tu non pensi che molti immigrati (potrei spingermi a dire tutti, sulla base di quanto esporrò adesso) siano più CATTIVI, rispetto agli autoctoni (e qui sarei tentato di differenziare ulteriormente, ma mi astengo…)?
        Quando parlo di cattiveria, ovviamente, non mi riferisco a quella propria di un singolo essere umano, che è universalmente distribuita e si concentra talora in soggetti privi di qualsiasi moralità.
        No. Io parlo della cattiveria “culturale”, quella per cui il valore della vita altrui varia, quella per cui vengono fatte distinzioni “genetiche” ed esistenziali di casta, oppure di genere sessuale, quella per cui il diverso è inferiore o comunque sospetto e pericoloso a prescindere, quella per cui il padre è soprattutto padrone, e il padrone è colui che può tutto.

        Mi chiedo (e ti chiedo): perchè dovremmo giudicare, giustamente, disumane determinate pratiche religiose, o incivili determinati regimi politici, o disgustose determinate concezioni sessuali, là dove tali fenomeni sono espressione strutturale e apparentemente immutabile di determinate culture, e poi pensare che i figli di tali culture, una volta giunti qua, siano come “ripuliti” da tali retaggi?
        Perchè la cultura della ferocia disumana, con cui i cartelli messicani praticano vendette di massa ai danni dei nemici, dovrebbe venire meno nel pischello Latin King che pensa di emulare (in sedicesimo ovviamente) le gesta dei narcos in qualche quartiere dell’EastSide di Milano?
        Perchè il maschilismo brutale che masse di islamici si tramandano di padre in figlio nei paesi arabi dovrebbe scomparire nell’immigrato, anche se regolarissimo e onestissimo muratore o panettiere?

        Quando ho usato il termine CATTIVERIA, seguimi Stefano, non l’ho scelto a caso. Mi sono basato proprio su un concetto che tu molte volte hai utilizzato su queste pagine: l’incattivimento dei giovani ventenni militanti leghisti. Ecco, io dico: diamo pure per scontato che parecchie posizioni leghiste siano cattive, culturalmente cattive. Ebbene, sono più pericolose queste o quelle che si portano dietro gli immigrati? Anche nell’ipotesi, del tutto irrealistica, che la supposta cattiveria culturale di un certo leghismo sia parificabile, in quanto a pericolosità, a tradizioni culturali spesso millenarie, o quantomeno secolari, profondamente radicate e tramandate in forma massiva, non sarebbe il caso di cominciare a pareggiare un po’ lo sguardo?

        Non riconosci nell’approccio della tua area politica, del tuo partito e magari anche nel tuo, un certo strabismo?
        Non pensi che, come si evince dal post di Pino e dal commento di Dan, NONOSTANTE vent’anni di leghismo gli immigrati ci sono, sono aumentati tantissimo e prolificano molto e quindi tutte le grida “al lupo al lupo!” rivolte al fenomeno Lega siano in realtà una sorta di cortina fumogena che impedisce di confrontarsi con i veri rischi della società multiculturale e multietnica?

        Ciao,
        Alex

      • Caro Alex,
        secondo me ci sono alcuni passaggi molto scivolosi, nel tuo ragionamento.
        Come premessa vorrei però dire che il mio discorso era volutamente quantitativo, perché penso di non avere una conoscenza abbastanza ampia delle culture altrui (forse nemmeno della mia) e perciò preferisco guardare ai dati. Certo, a volte le medie scontano troppo i casi limite, ma in assenza di una cultura abbastanza ampia (la mia) i dati possono aiutare (e qui Prodi tirerebbe fuori una sua famosa battuta…). Comunque, i dati ci dicono quello che ho detto io.
        Nel tuo discorso presupponi che la cultura e i comportamenti di una persona siano determinati esclusivamente dall’ambiente domestico, o che comunque l’ambiente domestico sia decisivo. Io non ne sono sicuro. Rilevo soltanto che oramai siamo vicini alle terze generazioni di immigrati e di sicuro le cose cambiano, vivendo a Milano e andando a scuola a Milano. Se la cultura non potesse modificarsi in seguito alla “contaminazione”, il discorso sarebbe di tipo genetico, quindi razziale. Tu mi dirai che certe religioni sono troppo dure per essere scalfite, ma probabilmente era così anche per il cattolicesimo 50 anni fa (forse qui ho detto una stupidata pronta a essere smentita – son venticinquenne, che devo farci?! -, ma potrebbe starci). A questo punto potresti dirmi che certe religioni coprono la totalità della vita di un individuo, limitando completamente visioni alternative. E io direi che non lo so, perché sono ignorante.
        In sostanza, il pischello Latin King dell’EastSide secondo me può cambiare a) perché i dati vanno in questa direzione e perché b) ho fiducia nel genere umano. Sì, non sono un gran politico, ma non mi interessa.

        “Non pensi che, come si evince dal post di Pino e dal commento di Dan, NONOSTANTE vent’anni di leghismo gli immigrati ci sono, sono aumentati tantissimo e prolificano molto e quindi tutte le grida “al lupo al lupo!” rivolte al fenomeno Lega”.
        No, penso tutto il contrario: le grida “al lupo al lupo!” (o meglio: “spara al clandestino!”) della Lega rivolte agli immigrati erano e sono ingiustificate. Ti segnalo un documento elaborato da una nuova frangia veneta della Lega, vicina a Maroni, che rigetta i discorsi (solo i discorsi, eh) xenofobi.

        Comunque, la scivolosità stava nel fatto che alla parola “cultura” potremmo sostituire la parola “razza” e poco cambierebbe, senza offesa, eh.

        Ad ogni modo, grazie per la pausa di riflessione che mi hai fatto fare 🙂

        Ciao Alex.

      • Ben detto Stefano, la cultura, muta, cambia e le nuove generazioni se ne sbattono della religione, della moschea ecc ecc e avviene la cosiddetta “contaminazione”, motore della Storia.
        Sperem ben.

      • «In realtà, la cultura non è ciò che viene dal passato ma, al contrario, è il passato che noi costruiamo. Si tratta di quel processo chiamato ‘filiazione inversa’, secondo cui “non sono i padri a generare i figli, ma i figli che generano i propri padri. Non è il passato a produrre il presente, ma il presente che modella il passato. La tradizione è un processo di riconoscimento di paternità”».

      • Insomma aveva ragione quel tale…..
        Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.

    • Io ho detto un’altra cosa che nella cosiddetta sinistra fatica a entrarvi nella zucca. Ho detto:
      a) che se vi faceste un giro per l’Europa scoprireste che quello che voi chiamate razzismo o nazismo della Lega è una risposta estremamente civile se confrontata ai razzismi e ai nazismi veri al di là delle Alpi;
      b) che i discorsi secondo i quali la Lega sarebbe razzista possono trovare qualche conferma nei discorsi di propaganda o nei deliri di qualche esponente ma vengono clamorosamente, totalmente, definitivamente smentiti dai fatti, visto che ovunque governi la Lega ci sono molti più immigrati che altrove, meglio accolti e meglio integrati;
      c) e soprattutto dico che la Lega è la risposta che produce una società quando chi avrebbe avuto tutti i motivi per produrne una più civile (la sinistra) s’è bevuta il cervello. Perché se uno andasse a risfogliarsi qualche pagina ingiallita di libri ottocenteschi scoprirebbe termini come “esercito industriale di riserva” e non avrebbe molta difficoltà, collegando due neuroni con una sinapsi, a vedervi esattamente quello che sta succedendo da un ventennio in Italia: creare masse sempre più ampie di disperati per pagare meno il lavoro. La cartina di tornasole è che i primi a chiedere di aumentare i flussi – guarda un po’ – sono quelli di Confindustria e non è gente che in genere ragiona in termini filantropici.

      daniele,milano

      • a) Non ho fatto un giro nel nord Europa, ma dai dati Eurostat si ricava che la percentuale (e anche il numero assoluto) di stranieri sul totale della popolazione in Danimarca, Olanda e Svezia è costante dal 1999 al 2009 (in Olanda addirittura diminuiscono). I dati li ho presi da un post scritto qualche tempo fa: http://onthenord.com/2011/01/20/xenofobia-per-tutti/. Risulta quindi azzardato mettere in correlazione presenza/afflusso di migranti e deriva xenofoba dei partiti.
        b) Essendo la migliore integrazione diffusa in tutto il nord Italia, non è detto che la Lega sia determinante. Anzi, probabilmente si può pensare che sia una specificità di alcuni territori quella di accogliere con risultati migliori i migranti.
        c) Questo discorso lo avevamo già fatto. Però mi è venuto in mente adesso che sui libri ingialliti lo “stock” di popolazione penso fosse dato per fisso, mentre in questo caso ci troviamo di fronte a flussi: le risposte, quindi, difficilmente potranno essere uguali. La sfida sta nel far rispettare i diritti e (forse) nell’aiutarli “a casa loro”, cose in cui l’Italia è terribilmente indietro.
        Comunque, propaganda o meno, dire “spariamo sui migranti” è da condannare senza mezzi termini. Non esistono scuse su questa cosa.

        Stefano

    • Sul fatto che “spariamo sui migranti” sia da condannarsi senza mezzi termini non ho un solo dubbio.
      Chiarito questo, a me pare evidente che ci sia una correlazione diretta tra crescita dei movimenti e dei partiti neonazisti (neonazisti, mica solo xenofobi) in Europa e il combinato disposto immigrazione-crisi. Allo stesso tempo mi pare evidente che se la qualità della risposta in Italia sia la Lega, questo motri indiscutibilmente un livello di civilità assai più evoluto di quello dei paesi in cui le risposte sono dichiaratamente di matrice neonazista. E questo non è un riconoscimento di civiltà alla Lega, ma alla società italiana e, in larga parte, del Nord Italia.
      Le pagine ingiallite tu le devi tradurre in sistuazioni concrete. Le situazioni concrete tipiche sono quelle di un sacco di un sacco di persone italiane che sono escluse dal mercato del lavoro non perché, come usa dire la propaganda, “ci sono lavori che gli italiani non vogliono più fare”, ma perché “ci sono lavori che gli italiani non volgiono più fare A SALARI DA FAME” che invece chi viene dalla fame è disposto a fare. Mi spieghi che senso ha avere 3 milioni di disoccupati e 5 milioni di immigrati? La leva della disperazione per spuntare un prezzo del lavoro più basso è vecchia come il capitalismo. E quella di oggi, con l’immigrazione, ne è solo una versione aggiornata.
      Un’altra situazione concreta tipica è quella di tanti italiani che si trovano nelle condizioni di ricorrere a una qualche forma di servizio o sussidio pubblico per campare (sanità, casa, assistenza, ecc.) e si vedono sistematicamente scavalcati nelle graduatorie da immigrati che oggettivamente stanno molto peggio di loro piuttosto che vedere l’entità degli aiuti ridotta perché è necessario distribuirne l’ammontare complessivo su una platea di utenti molto più ampia per via del numero crescente di immigrati. Un’altra situazione concreeta tipica è quella della criminalità che ha due aspetti che contribuiscono alla sua associazione con la criminalità: il fatto che i reati commessi tipicamente da immigrati (p.es. il borseggio) siano più percepibili di quelli compiuti più tipicamente da italiani (la truffa finananziaria) e il fatto che normalmente a maggiori livelli di povertà corrispondono maggiori livelli di criminalità comune (vai a vederti la suddivisione dei carcerati italiani per regione di provenienza e ne avrai dimostrazione plastica).
      Ecco, se l’unica risposta che tu sei capace di offire a quegli italiani (e sono milioni cui si aggiungono milioni di familiari e conoscenti solidali, oltre che la schifezza della grancassa giornalistica) è rappresentata dalla frase “è la globalizzzione, bellezza” oppure “hanno il diritto di venire qui” in realtà non gli stai dando alcuna risposta. Ed è per quello che il primo che arriva a dire a quegli stessi italiani “fuori dalle balle gli immigrati” prende il consenso, perché quella risposta sarà miope, stupida, ignorante o schifosa, ma è una risposta. E, se vai avedere di chi prendono il consenso i neonazi in giro per l’Europa così come la Lega qui, ti renderai conto che si tratta tipicamente del più tipico profilo sociale che rappresentava la base di conenso della sinistra.

      Ragionare sui principi astratti anziché sulle condizioni concrete, su ciò che “è giusto” anziché su ciò “che conviene e ciò che si può fare alle condizioni date” è – secondo me – la ragione più profonda della chiara sconfitta storica della sinistra. In Italia dei cattocoministi sono rimasti i catto e sono spariti i comunisti e, con l’oro, l’unica possibilità di avere una sinistra una volta spazzato via il laicismo socialista.

      daniele,milano

  2. Ma perchè gli immigrati che vogliono delinquere scelgono l’Italia? in Tunisia i ragazzi (molti non tutti eh) hanno il mito dell’Italia, ossia la loro idea è quella di venire a lavorare qui per un 3-4-5 anni (ovvio che il lavoro più remunerativo è quello dello spacciatore di droga, le liberalizzassero ste cazzo di “droghe”) e poi tornare e vivere da Pascià.
    Conosco un muratore tunisino che pur avendo la famiglia qui ha in programma il ritorno perchè con il pacco di soldi che ha fatto qui (ovviamente il potere d’acquisto dell’Euro in Tunisia è notevole) potrebbe vivere assai bene nella sua patria.
    Conosco tanti stranieri educati, magari islamici , alcuni scappati dai loro Paesi appunto perchè bacchettoni (come qui la Chiesa Cattolica per un millennio e passa) ma la mattina e la sera in stazione a Padova quando passo in certe parti devo stare attento, non conviene nemmeno guardarli in faccia altrimenti ti sfidano e cercano la rissa (ne avrei da raccontare), scusate ma sarà un caso che sono tutti tunisini, marocchini, nigeriani e co. ? io non ne faccio una questione razziale ma porca vacca questi delinquono, che sarà razzista dire pure questo? mah…
    Il concetto di multiculturalismo è sbagliato e reazionario .

    • Sul guardare qualcuno negli occhi… hai detto poco, Luca 🙂
      Guardare qualcuno negli occhi, per una cultura come quella tipica del Lombardo-Veneto è nulla più che un approccio, potenzialmente senza alcun seguito.
      In altre culture lo sguardo è aperta sfida.
      Adesso lo so già che qualcuno dirà “ma che cazzo dici, sono fregnacce (ovviamente un po’ razziste), ecc. ecc.”
      Però basterebbe leggersi le pagine di un saggio di Pino Arlacchi di molti anni fa (al momento, chiedo venia, mi sfugge il titolo, ma lo recupero subito se qualcuno è interessato, mi basta andare in cantina), in cui lo studioso delineava le origini della cultura ‘ndranghetista. Si spiegava che in alcune zone della Calabria il fenomeno mafioso non era affatto autoctono, al contrario di altre, in cui invece la ‘ndrangheta rappresentava un “prodotto” locale tipico. E tale prodotto si caratterizzava proprio per la concezione dell’uomo d’onore, attorno a cui ruotava tutta la società. L’uomo d’onore era innanzitutto quello che si faceva rispettare fisicamente dagli altri, imponendosi con la propria forza. Il rispetto gli era quindi dovuto, e il rispetto cominciava dal non osare sfidarlo.

      Vedete, si parte da un elemento apparentemente di poco conto e si va molto lontano. Se non si accetta l’esistenza di queste cose, se non si comprendono i meccanismi psicologici alla base di tante culture e di tanti comportamenti, non si possono comprendere le difficoltà dell’integrazione. Chi pensa che basti un robustissimo welfare per “comprare” l’integrazione non ha evidentemente le idee ben chiare. Ecco perchè è fondamentale porsi questi problemi e non sorvolarli.

    • P.s per il Sindaco (del Pd) Zanonato non è un problema, tanto, ha detto, la mafia è pure al nord quindi…..non so se ridere o piangere.

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