Emergenza spread: gli enti locali pagano il pareggio di bilancio

E’ brutto linkare un articolo senza commentare, ma lo faccio lo stesso.

Luigi Marattin su noisefromamerika.org, analizza le correzioni dei conti pubblici effettuate nel 2011 sotto “l’emergenza spread”.
La domanda: tra i tre macro-comparti dell’amministrazione pubblica (statale, locale, previdenziale), quale ottiene i benefici delle maggiori tasse? Quale invece viene costretto ad un maggior taglio delle spese?

Una semplice analisi dei dati della Ragioneria Generale dello Stato ci rivela che lo Stato avoca a sè l’88,5% delle nuove maggiori entrate, mentre è responsabile solo del 15,25% della riduzione totale di spesa pubblica, la quale corrisponde appena allo 0,8% del bilancio dello Stato di parte corrente. Quasi la metà dei tagli di spesa è sopportata dalle amministrazioni locali.
La sola analisi del decreto “Salva-Italia” (DL 201 dello scorso dicembre) ci consegna un quadro ancor più squilibrato in relazione a come il cammino verso il pareggio di bilancio sia articolato tra i vari livelli di governo della cosa pubblica.

Buona lettura: Su quali spalle pubbliche grava davvero il pareggio di bilancio.

p.s.
L’analisi su chi paga e chi ci guadagna con l’IMU (Imposta “Municipale” Unica): IMU – Imposta Montiana Unica

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6 thoughts on “Emergenza spread: gli enti locali pagano il pareggio di bilancio

  1. Leggendo un libro: Storia di Padova (di questo tizio qui http://www.storia.unipd.it/index.php?pagina=profilo&cod=giuseppe.gullino)e ho trovato una frase che a mio parere mette in luce una affinità tra veneti e lombardi di oggi e di ieri (forse voi lombardi però eravate più frizzanti nell’800 mah non so).
    Cito: “Napoleone ha bisogno di denaro, tanto denaro, soldi freschi, soldi pronti. E tuttavia questo non basta e l’imperatore ricorre alla leva impositiva, sicchè le inesauribili esigenze della macchina militare producono questo mirabile effetto: dai circa 2.500.000 lire italiche (un ducato= 6:4 lire venete=3,172 lire italiche) che costituivano l’ammontare delle imposte fondiarie nel Veneto degli ultimi decenni della Serenissima, si passa tra il 1798 e il 1805, a lire 3.259.051, che nel 1806 , con l’aggregazione al Regno italico, salgono a 9.398.976 e l’anno successivo a 13.800.000, con un incremento assoluto del 780%. Nelle nostre campagna si diffonde un proverbio, sintesi del comune sentire: El sior de sòra ne manda a tempesta e quel de soto ne magna quel che resta. (il Signore ci manda la tempesta, Napoleone,il signore di sotto, ci mangia quel che resta).
    Un mugugno, ecco tutto. Di cospirazioni, di insurrezioni neanche l’ombra, né sotto Napoleone né , più tardi, contro l’Austria: la carboneria, Mazzini da noi ebbe scarso o nessun seguito.
    SI DIREBBE CHE, UNA VOLTA SPAZZATA VIA L’ANTICA CLASSE POLITICA DELLA SERENISSIMA, CHE AVEVA RETTO LO STATO PER 5 SECOLI, I VENETI ABBIANO FATICATO MOLTO A RIMPIAZZARLA. E FORSE NON CI SONO ANCORA RIUSCITI.”

    Vero, nell’800 da voi c’era più fermento sociale (ma non la idiozie che raccontano ai bambini a scuola) ma comunque la realtà, il servilismo è sempre quello.

    Buona Padania a tutti: : )

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