Quel mito delle origini

Pippo Civati, su Europa:

«Ho denunciato sempre con forza, e davanti agli elettori leghisti, il drammatico allontanamento della Lega dalle sue motivazioni originarie. Se ricominceranno da lì, potranno esistere ancora». Bersani si appella ancora una volta alla Lega delle origini, al suo elettorato, come già fece lo scorso anno.
Vale la pena di ricordare però che «la Lega delle origini» è un mito che – anche se adottato in modo strumentale, come sembra voler fare il segretario nazionale del Pd – va quantomeno decostruito.
Perché «la Lega delle origini» ha gli stessi leader di oggi. Anche quelli che ora prendono le distanze dal caro leader. E gridano allo scandalo.
Perché gli stessi giovani della «Lega delle origini », ora maturi amministratori, sono diventati più credibili, recentemente, proprio perché hanno abbandonato certi toni inaccettabili che frequentavano con gran gusto, e hanno scelto il profilo di governo (penso ai veneti, soprattutto).
Perché «la Lega delle origini» è proprio quella che si è messa alla ricerca delle «origini», che ha scelto la «società stretta» di cui parlava Leopardi, che ha dato prova di razzismo (qualcuno dice light, come se il razzismo potesse esserlo) per anni e ha fallito tutti gli obiettivi che si era prefissa.
Perché «la Lega delle origini» è passata dal cappio e dalla difesa della legalità come punto di partenza di qualsiasi scelta politica all’alleanza che ha consentito a Berlusconi (e nella “sua” regione, la Lombardia, a Formigoni) di governare per un ventennio. E la questione politica della legalità, per quanto mi riguarda, non si pone con il Trota oggi, ma con la scelta di allearsi con il Pdl tanti anni fa.
Perché «la Lega delle origini» ha contrastato l’Europa, ha impoverito il dibattito politico di un paese in cui per altro non si riconosceva, ha cavalcato la paura, ha pensato (e tentato) di dividere l’Italia.
Perché ha tenuto in una mano l’ampolla del grande fiume, e nell’altra la privatizzazione dell’acqua.
Perché ha insistito sul tema dell’identità, nella sua versione peggiore, ispirata a un localismo esasperato e, spesso, autarchico.
Perché ha fatto il movimento di lotta e quello di governo. Anzi, di sotto-lotta (gloriosa la battaglia delle quote latte) e di sotto-governo, come possiamo apprezzare leggendo le cronache del dibattito che si è aperto all’interno del movimento dei puri che, alle origini, ce l’avevano duro.
Perché ha capito, certamente, il rancore del Nord, perché ha letto cose che da Roma non si percepivano (e ancora non si percepiscono, questo è il vero problema), senza offrire alcuna soluzione credibile.
Perché ha posto la questione di uno Stato più diffuso, ma è finita con i ministeri di Monza (lontani parenti del parlamento padano, che invece era una delle manifestazioni più limpide proprio della «Lega delle origini»).
Piuttosto che confidare nel ritorno di una «Lega delle origini » e della sua sopravvivenza, fossi in Bersani lancerei una grande sfida al Nord, come ho cercato di argomentare più volte, da ultimo in direzione nazionale (in cui mi sono sentito un po’ un marziano, perché all’ordine del giorno c’era l’ispano-tedesco, non il Lombardo-Veneto).
A Varese, a fine gennaio, abbiamo provato a lanciare un segnale: come interpretare la questione settentrionale (che c’è ancora, anche perché in questi anni è stata solo blandita e brandita, ma alla fine frustrata), come dare voce ai «contadini» contro i «luigini» (per dirla con il titolo di un bel libro di Gabrio Casati) e cioè a chi lavora e produce ricchezza, come ridare senso a una politica che sia territoriale, ma in senso moderno, non mitologico.
La Lega sopravviverà: si sceglierà tra il modello Ba-Varese di Maroni, tra i Bossiani irriducibili e le variabili venete.
Se non dovesse sopravvivere, me ne farei una ragione senza troppi patemi.
La questione, però, è un’altra: tornerà il Nord al centro del dibattito politico, in modo più compiuto e concreto? Sarebbe ora. E sarebbe ora di rivolgersi all’elettorato leghista non in modo strumentale, ma in modo diretto. Dicendo cosa abbiamo intenzione di fare noi. Per il futuro dell’Italia, non per le origini del leghismo.

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6 thoughts on “Quel mito delle origini

  1. Mamma mia ragazzi con tutto il rispetto possibile e la stima, l’amicizia, la comprensione del caso ecc ecc, pensate veramente che continuando ad usare questo tipo di pensiero (ok è politica quindi la propaganda populista ci sta) si possa andare da qualche parte?
    La lega delle origini così e colà ma ragazzi la lega non è nata unitaria, la prima lega ad entrare in parlamento è stata la liga veneta poi svenduta e uccisa da Bossi e company (mettendo gente come Gobbo o la Dal Lago).
    Se la prima lega era razzista allora io sono mastro geppetto, dai un po’ di bordate allo stato italiano e ai terun ma niente di che, sicuramente dopo i vari pirla del momento hanno fatto e detto di peggio.
    Ma poi per una volta, una sola singola insignificante volta l’hanno capito anche i sassi che per voi l’Italia Stato è un valore imprescindibile ma ora le cose sono due:
    1 vi va bene come è gestito lo squilibrio territoriale nella raccolta e distribuzione delle risorse, quindi ne parlate poco (anche se qui su onthenord se ne parla, parlo a livello esterno, mai sentito uno del Pd, se non Stradiotto, lamentarsi della questione).
    2 Se siete coscienti del problema che strategia politica volete adottare soprattutto nei confronti dei vostri colleghi del Pd campano, calabrese, siculo,pugliese? vi siete mai confrontati con loro rispetto a questo problema?
    3 Il baratro, moriremo (o emigreremo), perderemo tutto per sta Italia Unita, dogma, religione organizzata con il beneplacito di Santa Madre Chiesa .
    Ma il Pd è erede di gente come Turati, Ferrari, Albertelli, Treves e altri oppure è partito di borghesi benpensanti da salotto?

    Ripeto non voglio offendere nessuno, ma ragazzi non saprei propio chi caspita votare quando verrà il momento e penso di non essere l’unico.

    • Parole sante Luca.
      Il problema dei nostri giovani amici piddini del Nord è che fanno gli schizzinosi con la Lega, ma poi stanno in un partito che è pieno di (amici di) mafiosi, camorristi e ‘ndranghetisti. Per non parlare degli unitaristi assistenzialisti a prescindere, di cui il PD è infarcito, come dimostra la totale assenza nell’agenda del partito di qualsiasi seria riforma nel segno dell’autogoverno. Che, lo ripeto per l’ennesima volta, deve avere due risultati: abbattimento del residuo fiscale lombardo-veneto-emilianoromagnolo e riduzione, in questi territori, della pressione fiscale.
      Insomma, bonariamente, i nostri amici sono dei grandissimi e, per quel che mi riguarda, simpaticissimi pirla. Del resto sono padani doc -e con ciò si dimostra anche la piena validità dell’assunto per cui “padano è chi in Padania sta”, basta respirare la nostra pregiata (e io dico anche, amata) aria, per diventare molto fessi. Forse io sono un caso particolare, il mio quarto napoletano è particolarmente focoso e se fossi stato duosiciliano ai tempi della conquista sabauda, sarei entrato subito nelle fila dei ribelli. I nostri amici, invece, entravano direttamente nell’esercito piemontese.
      Con amicizia,
      Alex

      • Io penso che tu abbia dei problemi con la memoria a breve termine, dato che sull’essere “schizzinosi con la Lega” e avere un partito pieno di “(amici di) mafiosi, camorristi e ‘ndranghetisti” ti ho risposto non più di tre giorni fa.

        Allo stesso modo, bonariamente, ti riterrò un simpaticissimo pirla finché non vedrò con i miei occhi un barlume, una speranza, un solo indizio dell’indipendenza di qualcosa (non si sa bene cosa) dallo Stato Italiano.

        Rilevo, inoltre, che il tono dei tuoi due ultimi commenti, al di là dei saluti, è un tono da (quasi) “inimicizia assoluta” (per dirla con Schmitt, che conoscerai sicuramente, dati i legami con il vostro ideologo), di totale disprezzo. E’ molto curioso che io – e molti altri, su questo blog – riesca a relazionarmi rimanendo nel campo dell’inimicizia relativa, quando tutta Italia considera gli indipendentisti dei veri e propri criminali, è molto curioso – dicevo – che su On the Nord succeda tutto l’opposto.

        Detto questo: ciao Alex, a presto,

        stefano

      • Alex dai abbassa un po’ i toni, non puoi fare di tutte le erbe un fascio.
        Qui su onthenord si parla dei problemi strutturali di questo Paesi, del conflitto nord-sud, dei residui fiscali ecc ecc quindi tutto si può dire ma che Stefano e e gli
        altri non si occupino della questione. Il Pd è pieno di amici di gente poco raccomandabile ma come ben sai in un partito (sembra quasi che non lo sia certe volte) ci sono molte correnti e sicuramente i ragazzi di onthenord non sono amici e nemmeno simpatizzanti di mafia e co., no?
        Li in Lombardia avete una situazione politica frizzante nel Pd, in Veneto (non solo nel Pd) è una tristezze, una disfatta (con qualche isolata eccezzione), quindi cerchiamo di apprezzare anche i piccole-grandi cambiamenti, insomma meglio di niente.
        Magari Ste potevi risparmiarti quella robe per cui qui si può parlare di indipendenza mentre in Italia (quale? dove? ) gli indipendentisti sono visti come criminali.
        Per quanto io possa sembrare un secessionista convinto in realtà non lo sono perchè il problema è prima di tutto culturale nel Nord (parlo per il Veneto ma penso che anche in Lombardia ), evocare l’indipendenza è lottare con i mulini a vento in questo momento storico politico sociale.
        L’idea indipendentista, come dice anche “il Civati”, ha una brutta fama, troppa propaganda becera della lega, troppi danni.
        Se vi sono numerose responsabilità dei padani altrettante ve ne sono anche dalla parte di coloro i quali si considerano unitaristi, poichè continuano a non voler vedere che questo Paese non è quello che la maggioranza degli italiani pensano, ossia unito! ha mille fratture è mille conflitti sociali ma soprattutto territoriali.
        Occorre una mediazione politica al conflitto territoriale italiano ma nessuno ha il coraggio di dire che esiste un forte conflitto nord-sud e che è essenziale per il nord (e in prospettiva anche per la “terronia” : ) )che si risolva.
        Non si sente dire mai, mai, mai ! sempre le solite lagne che il Paese ha bisogno di….. che la gente è stufa….che questo che l’altro ecc ecc.
        Quello che contesto fortemente al Pd (e solo voi lombardi potete farlo magari con qualche veneto ma non ci conto tanto sui miei corregionali, tranne Valerio : ) ) è che non pretendete un minimo spirito autonomista nel partito (magari alcuni si) tale che possa nascere finalmente un movimento liberal-socialista (o socialdemocratico) VERO E FEDERALISTA, un partito dei contadini come sostiene Gabrio Casati, una sinistra del Nord che difenda veramente in nostri interessi e che guardi all’Europa e non solo a Roma.
        Perchè non mandate a cagare il PD? conta tanto l’etichetta e il ramoscello d’Ulivo? ci vuole coraggio e pazienza ma porca vacca bisognerebbe farlo!

        Insomma l’indipendenza è una perdita di tempo….troppo sputtanata come idea, l’indipendenza politica (nel senso di un partito che sappia interagire con il territorio e difendere i suoi interessi) sarebbe un obbiettivo più lungimirante e concreto.
        Il futuro è un Europa federale (non questa roba qui), così l’avrebbe voluta Spinelli, Rossi, Cattaneo e tanti altri.

      • Caro Stefano, non prenderla sul personale, dài.
        Non credo di avere problemi con la memoria a breve termine, e condividevo ogni singola riga del tuo post sul non farne un derby. Com’è che allora, passato quel post, ne sta seguendo una nuova ondata di “dagli al leghista brutto ladro e cattivo?”. A me fa incazzare questo fatto, che prima si dice giustamente “non lasciamoci distrarre dall’implosione leghista” e poi si perde tempo a fare la cronaca giorno per giorno di ogni cosa che riguarda Bossi e il suo partito. Con buona pace della questione settentrionale, di cui ben poco ci si occupa. Peccato che la società nel mondo reale se ne strafreghi di cosa fanno Bossi e sodali, tanto più adesso che al governo ci siete voi. O sbaglio?
        Da parte mia non c’è nessuna inimicizia assoluta (confesso in ogni caso la mia totale ignoranza su Schmitt) nei tuoi/vostri confronti; la mia è semmai incazzatura assoluta, questo sì. Siete persone intelligenti, che si informano, in modo non acritico tra l’altro, siete aperti al confronto (l’ho sempre riconosciuto, tant’è che come sito personale, quando intervengo su altri blog, uso spesso la pagina di Passaggio a Nord-Est, che inevitabilmente diventa un biglietto da visita, sui generis, per l’intero sito): possibile che non capiate cosa vi si chiede? Semplicemente meno (molto molto meno) Lega e più Nord. Molto molto più Nord, soprattutto la definizione di un’agenda minima -vogliamo chiamarlo pomposamente “manifesto”? e chiamiamolo manifesto- che partendo dai problemi che ben conosciamo, sopra ogni cosa un residuo fiscale e una tassazione INTOLLERABILI, per espressa ammissione di qualunque fonte indipendente, definisca un percorso di riforme pro-autogoverno e proLombardia…

        Io e altri lettori siamo proLombardia indipendente.
        Voi volete essere almeno proLombardia autonoma?
        Un sì o un no, Stefano. E poi amici come prima, ci mancherebbe. Ma almeno per una volta, su questo specifico tema, voi giovani piddini lombardi di ProssimaItalia e OnTheNord prendete una posizione chiara. E attenzione, ho detto “chiara”. Non qualche ambiguo riferimento a generiche riforme federalistiche in un quadro complessivo, chè abbiamo visto in vent’anni cosa significa prendere queste posizioni: nulla. Da parte della Lega come da parte di tutti gli altri che le hanno in qualche misura abbracciate.
        Su una Regione Lombardia che negozi la propria autonomia direttamente con lo Stato italiano, su un piano di parità, si può discutere concretamente, definendo un manifesto sottoscrivibile, oppure continuiamo a parlare di quanto puzza la Lega?

        Ciao e, spero, a presto,
        Alex

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