Il Nord continua ad aspettare

Nella vicenda di Bossi e della Lega non mi soffermo volutamente sulla questione personale e giudiziaria. Certo, i fatti riportati dalla stampa sono gravissimi: soldi del partito (e del finanziamento pubblico) destinati a coprire spese personali e familiari, coinvolgimento di organizzazioni mafiose e altri traffici loschissimi.

Distinguo la vicenda politica da quella giudiziaria.

Infatti, non mi accontento di constatare che un altro leader “avversario” è venuto meno a causa di inchieste giudiziarie. Voglio essere ancora più chiaro: è una sconfitta se il sistema politico non riesce ad auto-regolamentarsi e auto-controllarsi, eliminando comportamenti e personaggi inadeguati. È una sconfitta se la politica deve attendere le “fiamme gialle” per fare una riflessione politica al suo interno. E allora facciamola questa legge che regolamenti i partiti, i suoi bilanci e la sua democrazia.

La sconfitta della Lega Nord non deve essere sancita nei suoi bilanci o nelle inchieste giudiziarie. La sconfitta deve essere sancita dall’incapacità politica di dare risposte e soluzioni ad una parte di Paese che negli ultimi vent’anni gli aveva affidato un credito enorme. Perché l’onestà della classe politica non dovrebbe essere oggetto di dibattito: è un prerequisito necessario, ma non dobbiamo perdere di vista che ciò che ci si aspetta dalla politica sono risposte ai problemi.

Oggi, Marco Alfieri su La Stampa ricorda su quali basi politiche è nata la Lega e quanti siano ancora le domande inevase.

In questi vent’anni la Lega si è presentata come il “sindacato del territorio”. Dopo vent’anni sappiamo, non certo grazie ai magistrati, che questo sindacato ha fallito.

Si è dimostrato povero di risposte e di strumenti. Nella guida dei piccoli e grandi centri del Nord si è limitata all’ordinaria ammnistrazione, incapace di proporre un vero modello di amministrazione alternativa. Nella sfida del governo nazionale, invece, la sua azione è stata semplicemente inesistente. Sono stati proposti specchietti per le allodole propagandistici: il Sud agli albori, immigrazione nello sviluppo, federalismo oggi. Si è semplicemente capitalizzato la rabbia. I risultati sono lì da vedere.

E ora? Dall’“osservatorio di Varese” da anni ripetiamo al Pd e al centrosinistra che il Nord non è una landa desolata. Da anni ripetiamo che è necessario “attrezzarsi” politicamente avviando un lavoro politico intenso e costante: non basta un’assemblea nazionale ogni tanto per proporsi in maniera credibile.

Alcune modeste proposte le abbiamo anche fatte con Prossima Italia durante l’incontro di Varese, Giù al Nord: fisco, federalismo, impresa e partite IVA. Dico anche che noi possiamo anche fare milioni di proposte interessantissime ma finchè non ci sarà un’accresciuta sensibilità nella classe dirigente nazionale del Partito Democratico la nostra non potrà che essere una predicazione nel deserto.

Oggi abbiamo una grande occasione (l’ennesima degli ultimi anni): impegnare il PD e tutto il centrosinistra in una sfida vera ed aperta per il Nord. Anzitutto raccogliendo intorno a questo progetto i tanti che, a vari livelli, nella società civile e nella politica, conoscono e hanno elaborato proposta.

Poi, ci vuole la volontà e il coraggio. Che in politica sono ingredienti essenziali: elementi, però, che non possiamo chiedere ad altri.

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13 thoughts on “Il Nord continua ad aspettare

    • Sì, mi piace di più un “PD verso Nord”. L’espressione PD del Nord mi ricorda una sciagurata proposta di qualche anno fa: una sorta di partito federato che mirava all’imitazione dei partiti localisti e autonomisti.
      Una soluzione che non mi convince perché io credo in un partito nazionale ma che sa cogliere le sensibilità di tutte le parti di Italia. Nel PD oggi manca una sensibilità per il Nord che viene vista come una landa desolata irrecuperabile. Cosa che ovviamente non è. A mio avviso se si vince al Nord, si vince ovunque.

      • Scusa ma concretamente cosa significa un partito nazionale che sappia cogliere le sensibilità locali?
        Statisticamente l’Italia non esiste, ergo ci sono diversi problemi con diverese soluzioni, a mio parere.

    • grazie di avere segnalato l’articolo molto interessante. Purtroppo sappiamo che le municipalizzate sono uova d’ora da spolpare per gli enti locali. Soprattutto in questi periodi di crisi. Chi ci perde?
      Naturalmente i cittadini che necessariamente avranno servizi inferiori.

      • Ecco, se magari un sindaco piddino, invece di spolparsi le municipalizzate (che sono patrimonio nostro, tanto che qualcuno parla, magari un po’ ironicamente ma non troppo, di “socialismo municipale”, non so se mi spiego…) decidesse di battere la scarpa sul tavolo, opponendosi FERMAMENTE e CON OGNI MEZZO NECESSARIO ai furti progressivi di Roma (che è sempre ladrona, Bossi o non Bossi), magari sarebbe meglio.
        Altrimenti non capisco in cosa si differenziano i sindaci se sono sempre e solo capaci di fare da gabellieri e di alienare il patrimonio collettivo territoriale per rispettare i diktat romani.
        Vogliamo discuterne concretamente e fare proposte operative da sottoscrivere e lanciare a qualsiasi nostro sindaco, piddino, pidiellino o leghista che sia?
        A disposizione,
        Alex

  1. Il senso del tuo articolo, Andrea, è molto apprezzabile. Non condividiamo le stesse idee, ma almeno il punto di partenza è abbastanza comune.
    Purtroppo però devo fortemente dissentire in merito all’inciso “[la Lega Nord] Nella guida dei piccoli e grandi centri del Nord si è limitata all’ordinaria amministrazione, incapace di proporre un vero modello di amministrazione alternativa”.
    Sono stato amministratore a metà dei novanta in un monocolore leghista qui nell’EastSide milanese e noi, molto semplicemente, abbiamo rovesciato la politica e la città come un calzino, trasformando ciò che la vecchia DC stava lasciando ammuffire in quella che è diventata un nuovo polo d’attrazione turistica e abitativa per chi voleva e vuole lasciare Milano. Gli effetti del nostro primo mandato, confermato a furor di popolo una prima volta con il sostegno di qualche civica e poi trasformatosi, attraverso forse fisiologiche contraddizioni, in un terzo mandato guidato integralmente da liste civiche postleghiste, si sentono tuttora, dopo un ulteriore mandato affidato all’opposizione di centrosinistra. Che naturalmente ha riportato la città nelle mani dei figli della vecchia DC, con una vistosa verniciatura eco-social. Ma chi ha dato prova di amministrazione veramente straordinaria e veramente alternativa siamo stati noi.
    Prova ne è il fatto che, in cinque anni, il locale sindaco piddino non è riuscito ad aprire alla città nemmeno un metro quadrato di un fondamentale edificio storico che noi abbiamo acquisito al patrimonio cittadino, dopo vent’anni di discussioni, capitanate spesso proprio dalla sinistra.
    Strano posto l’EastSide.
    Alex

    • Caro Alex, ti ringrazio del commento.
      Il mio ragionamento sull’amministrazione locale era generale e complessivo. Non conosco la tua realtà ma ho osservato e “studiato” molte altre realtà del Nord.
      Non dubito che in alcune amministrazioni la Lega abbia ben governato.
      Ciò che intendevo era che non si è affermato un modello: dalla mia esperienza la Lega ha sempre agito conservativamente nel senso peggiore del termine. Niente deve cambiare: questo è quello che vedo. A peggiorare ulteriormente questo visione si sono inseriti interessi particolari che invece hanno permesso ad esempio grandi speculazioni edilizie e finanziarie. Tutto questo però senza una visione complessiva proprio perché gli “ecosistemi” delle nostre città dovevano rimanere fermi.
      Senza parlare poi della pura demagogia che si è affermata in alcuni ambiti: il sindaco è diventato lo “sceriffo” e il tutto dell’ordine costituito. Non è questo quello che intendo per “buona amministrazione”.
      Ti ringrazio comunque del commento e sono aperto a ricredermi su singole esperienze positive come quella che racconti tu.
      Andrea

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