La distruzione di Val Rosandra

La Val Rosandra, per chi non la conosce, è la Valle più amata dai Giuliani:

Alcune delle sue caratteristiche, quali l’aspetto selvaggio, con rupi, ghiaioni e pareti a strapiombo, o la cascata del torrente seguita dalle forre che esso attraversa, nonché la presenza di un elevato numero di grotte, hanno reso la val Rosandra meta di esplorazioni speleologiche, oltre che una palestra di roccia e sito di studio dei fenomeni carsici.
fonte: Wikipedia

Sabato 24 e Domenica 25 Marzo, 200 volontari, provenienti da 15 reparti comunali della Protezione Civile del Friuli Venezia, hanno eseguito l’operazione “Alvei Puliti”, allo scopo di ripulire l’alveo del torrente Rosandra.

Domenica 1 Aprile 1573 amanti della Val Rosandra hanno firmato un esposto affinché la Procura indaghi per deturpazione e distruzione di bellezze naturali. L’obiettivo: bloccare ulteriori interventi della Protezione Civile.

Perché?

Com’era la Valle prima:

Fonte: Wikipedia

Com’è ora:

Altre foto. Un video. Video consigliato.

Il WWF, per bocca del Presidente di Trieste Alessandro Giadrossi, afferma:

L’intervento della Protezione civile regionale in Val Rosandra era ingiustificato ed errato. È avvenuta la distruzione della vegetazione ripariale, lungo un tratto del torrente Rosandra, con deturpamento ingiustificato dei suoi valori paesaggistici e alterazione ambientale di un’area tutelata naturalisticamente e paesaggisticamente, ricompresa nell’omonima Riserva naturale.

Il professore Luigi Nimis, botanico all’Università di Trieste, ricorda che la valle è inserita nell’area Sic “Carso Triestino e Goriziano” e nella zona di protezione speciale “Aree carsiche della Venezia Giulia”. E che l’intervento:

 ha completamente distrutto un habitat prioritario: il bosco ripariale ad ontano nero (in termini scientifici, Alnus glutinosa) costituisce una valida difesa delle rive, tanto che la sua presenza viene considerata una caratteristica che aumenta notevolmente il valore dell’indice di funzionalità fluviale, adottato anche dall’Arpa per monitorare lo stato dei corsi d’acqua della regione.

Gli ontani ricresceranno lentamente ma al posto dello splendido boschetto a galleria all’imboccatura del sentiero principale della Val Rosandra, per almeno 20 anni crescerà un cespuglietto impenetrabile.

Anche Legambiente protesta:

L’intervento della Protezione Civile ha arrecato danni incalcolabili alla vegetazione ripariale e all’ importantissimo ecosistema che coronava un lungo tratto del torrente Rosandra , in comune di San Dorligo della Valle. Nel corso dell’operazione, attuata in un momento assolutamente inopportuno perché coincidente con il periodo riproduttivo di uccelli ed anfibi, sono stati asportati importanti esemplari di carpino nero, pioppo bianco e salici che avevano diametro anche superiore a 80 cm. È incomprensibile come la Protezione Civile abbia potuto operare con tanta superficialità su aree così delicate.

La Regione, per bocca dell’assessore all’Ambiente Luca Ciriani, che ha seguito operazione dall’elicottero, difende l’operato della Protezione Civile:

Secondo legge, la vegetazione di qualsiasi tipologia che cresce nell’alveo di un corso d’acqua non costituisce bosco. Pertanto, per attuare questo tipo di interventi di manutenzione, non sono necessarie autorizzazioni forestali di alcun tipo. Inoltre, l’intervento di taglio a raso della vegetazione in alveo rientra comunque tra gli interventi di manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua, in quanto non modifica in modo permanente lo stato dei luoghi, e non è assolutamente soggetto a nessun tipo di autorizzazione paesaggistica.

Anche perché

Difenderò sempre i volontari della Protezione civile dall’ambientalismo da salotto.

Pur ben comprendendo le necessità della Regione Friuli Venezia Giulia nel garantire la sicurezza idraulica del Territorio (essendo la richiesta di “ripulitura dell’alveo” pervenuta dal Sindaco del Comune di Dolina), mi chiedo se effettivamente si possa compiere un intervento così devstante, in una zona tanto bella e delicata, senza il supporto e il consiglio della Forestale (perché non competente nell’alveo del torrente, solo nei boschi circostanti), della Soprintendenza (perché il paesaggio non viene modificato permanentemente) o della Commissione scientifica della Val Rosandra (perché la Protezione Civile non può prendere ordini dagli ambientalisti da salotto).

Il legalese ha sostituito il buonsenso. O forse è solo pigrizia istituzionale. Ingiustificabile.

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2 thoughts on “La distruzione di Val Rosandra

  1. Penso sia inutile protestare dopo che il é stato fatto, io mi preoccuperei piuttosto di quello che ancora hanno intenzione di fare. Stanno pian piano trasformando il Carso in uno squallido giardinetto con i vialetti. Vialetti ad uso e consumo non so di chi, in quanto io che frequento il Carso con la MTB raramente incontro qualcuno. Se dirtruggeranno del tutto anche il sentiero 3, trasformandolo in un’autostrada, anche la Cavalcata Carsica, che sta diventando importante, perderá tutto il fascino della gara estrema, diventando una passeggiata. Il fatto é che la natura é bella così com’é e, se uno preferisce i giardini, li trova in città!
    Distinti Saluti

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