Ciao Lega.

La Lega, il partito che gridava contro “Roma ladrona”, aveva perso già da tempo la propria credibilità. La vicenda Belsito è una specie di punto esclamativo su questi vent’anni di storia leghista. A questo punto, anche gli elettori più fedeli dovranno ricredersi, svegliarsi dal sogno padano e abbandonare chi, da una vita, parla attraverso slogan, non portando mai a casa il risultato. Con buona pace dell’ex Ministro Maroni, che prova inutilmente a metterci una pezza.  Rassegnatevi, è finita.

p.s.
Pini sta dicendo a Ballarò che la Lega è vittima. “Di Belsito e Bossi?”, chiede giustamente Floris.

P.R. anche per On The Nord

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6 thoughts on “Ciao Lega.

  1. perfetto. è finita (magari… ma io non credo). ora gli elettori più fedeli, e gli altri lombardi / veneti (si perché in altre regioni son tutti voti rubati alla destra e ci ritorneranno) che votavano lega chi dovrebbero votare? il PD?
    lo so che è un intervento “a piede a martello” non molto simpatico, ma la mia domanda è meno stupida di quanto possa sembrare a prima vista.
    Per me buona parte dei voti vengono presi dagli indipendentisti (proLombardia e VenetoStato), ma per voi che credete nell’impossibilità dell’indipendentismo di sfondare… davvero, dove dovrebbe votare un “autonomista” (calcolando che un’indipendentista piuttosto che votare un partito italiano non vota…)?

    • Caro Baldovino, il tuo commento non è a piede di martello, è semplicemente il nocciolo della questione.
      Quelli come Pietro Raffa non intendono minimamente porsi la questione, perchè credono, erroneamente, che la questione padana nasca e muoia con la Lega. Invece, posto anche che la Lega stia morendo (già nel 1995 il partito di Bossi veniva dato per morto), la questione rimarrebbe in tutta la sua evidenza.
      Quando ipotizzi che buona parte dei voti finiranno agli indipendentisti forse sei un po’ ottimista, purtroppo non sarà così semplice nè automatico. Ma mi sembra chiaro che nemmeno l’astensione potrà assorbire tutto il resto dei votanti.
      In effetti è molto più probabile che l’agenda indipendentista contagi la classe politica territoriale sempre più profondamente, fino a condurre gli stessi che oggi sono espressione dei partiti “nazionali” su posizioni pro-referendum.
      Accadde così in Slovenia vent’anni fa. Accadrà anche qui. E’ questo il sentiero su cui noi indipendentisti dobbiamo muoverci: la presa di coscienza, non tanto identitaria, quanto civica (“siamo cittadini lombardi, decidiamo lo status della nostra Regione nel contesto europeo”).
      Ciao,
      Alex

  2. La prima volta che la Lega tradì : anno di grazia 1998

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/aprile/04/Veneto_autonomo_lite_nel_Polo_co_0_9804043210.shtml

    [..] negato alla Regione [Veneto] uno statuto speciale simile a quello siciliano

    No al Veneto autonomo, e’ lite nel Polo Sull’intesa Forza Italia – Lega contrasto Berlusconi – Fini : “I numeri servono”. “No, ci sono anche i valori”

    ROMA – Forza Italia (quasi al completo), Lega (con POCHISSIMI RAPPRESENTANTI PRESENTI) e An (spaccata a meta’) non ce l’hanno fatta a far passare alla Camera quella che poteva essere una mezza rivoluzione : la concessione al Veneto dello status di Regione a statuto speciale.

    E’ stata infatti bocciata la proposta (in due emendamenti alla Bicamerale, uno di Forza Italia e uno del PPI Bressa) [Partito Popolare Italiano – ora confluito nel PD] di dare al Veneto (e anche alla Lombardia) uno statuto simile a quello, super – autonomista, della Sicilia

    [..]

    FINE CITAZIONE

    Da ciò si evince che l’autonomia e la libertà del Nord già nel lontano 1998 erano in OSTAGGIO a una dirigenza assenteista in Parlamento e disinteressata a ottenere benefits per il Nord

    Lo schema ricorrente è quello che appunto ricorre nella storia politica italiota – a far data dall’antico terremoto del Belice : una comunità di disastrati nella valle del Belice , e poi purtroppo anche altrove al Sud e una comunità di sfruttati al Nord – vengono tenute in OSTAGGIO :

    al sud per mantenere il flusso dei finanziamenti (che poi saranno illegalmente dirottati o strumentalmente spesi per interessi esclusivamente privatistici) … al Nord per mantenere il flusso della RENDITA POLITICA

    Facebook > Cantone Nordovest

  3. Bravo Baldovino e bravo Alex. Dico la mia.

    L’illusione ottica (o acidolisergica) in cui vive la cosiddetta sinistra dal 1989-91 (quando un mattone del muro le ha fracassato il cervello) è esattamente questa: guardare gli epifenomeni e non gli eventi, occuparsi di sovrastruttura e non di struttura, guardare al monitor della videocamera anziché al soggetto che stanno inquadrando, il dito e non la luna o non so come diavolo dire altrimenti. E, per chi vanta (o – colpevolmente, molto colpevolmente – si vergogna, come oggi) di avere radici nel pensiero di Marx, si tratta di un triplo salto carpiato. Naturalmente verso la marginalità politica, oltre che verso la vacuità intellettuale e l’inutilità sociale.

    C’è gente che stappava bottiglie ai tempi di Tangentopoli (in quel caso ben allineata con chi contemporaneamente esponeva il cappio in parlamento, lo stesso cappio che ora gli si sta stringendo al collo) pensando che fottere Craxi significasse spianarsi la strada verso il governo, senza capire che Craxi era Craxi perché rappresentava interessi, rappresentava poteri e rappresentava una cultura. Ed essere capaci di rappresentare qualcosa è un merito, tanto più in quel caso perché quel che rappresentava Craxi era quel poco di innovativo e progressista che l’Itaglietta riusciva a produrre allora, prima di non produrre proprio più un tubo. Con Craxi quegli interessi non sono spariti, sono solo stati rappresentati da altri, in genere molto ma molto peggiori di Craxi, per esempio da un sottoprodotto del craxismo come Berlusconi.

    Solo ieri hanno gioito perché Berlsuconi è rimasto nel cappio e oggi perché c’è finito Bossi. E in questa infinita personalizzazione della politica, in questo stupido gioco di specchi in cui si guardano le immagini e non le cose, quello che sta succedendo sotto gli occhi di tutti, se solo qualcuno avesse gli occhiali per vederlo, è che gli stessi interessi (o altri che vi si sostituiscono, ma non necessariamente più allineati a quelli che dovrebbero essere gli interessi di chi si proclama di sinistra) stanno trovando il modo di farsi rappresentare da una nuova generazione (anagraficamente vecchissima, più vecchia di tutte le altre) di governanti. A cui, ancora una volta, la sedicente sinistra è subalterna o rispetto ai quali è marginale.

    La Questione Settentrionale sta scomparendo, come tema di agenda politica. Ma non scompaiono affatto – anzi rischiano di esacerbarsi – le ragioni che l’hanno prodotta. Solo che con la sua scomparsa scompare forse l’unica vera occasione di cambiare in meglio questo paese. Nel non capirlo – nel non averlo mai capito – sta una delle punte di stupidità più acute della sedicente sinistra, il suo errore fatale, la sua colpa più grave e irrimediabile.

    Il deficit di pensiero della cosiddetta sinistra (tutta, direi, benché con varie gradazioni) è terrificante e letteralmente spaventoso non tanto per la scomparsa si una sinistra propriamente detta, ma perché quella scomparsa lascia il campo totalmente libero ad altre forze assai meno civili che difficilmente potranno cambiare qualcosa in meglio.

    Ciò detto, onore a Bossi (come sarebbe stato giusto dire per Craxi) e tanti auguri a chi sta affidando la propria azione politica (e il proprio pensiero, se mai ne ha avuto) ai “tecnici”, all’imperio delle élite finanziarie globali, dei loro accoliti mafiosi d’ogni provenienza e dei loro servi cui è concessa la grazia di qualche briciola del banchetto organizzato sulle spalle di chi lavora e produce. Finché durerà.

    Hasta siempre Senatùr 🙂

    daniele,milano

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