Passaggio a Nord-Est (27) – Spread

Brano tratto da “L’Italia in nero – Rapporto sull’economia sommersa in Italia“, presentato ieri da Eurispes e Istituto di Studi Politici San Pio V .

Lo spread tra ricchezza “dichiarata” e benessere reale. Lo squilibrio tra entrate e uscite di cassa rileva la presenza di una ricchezza familiare “non dichiarata”, in assenza della quale anche le spese di normale amministrazione risulterebbero pressoché insostenibili nel medio/lungo termine. La discrasia tra ricchezza “dichiarata” e ricchezza reale delle famiglie italiane trova ulteriore conferma nel raffronto tra: l’esigua percentuale di redditi elevati dichiarati dai contribuenti persone fisiche (meno dell’1% supera la soglia dei 100.000 euro); il numero di super-ricchi (circa 180.000 nel 2009, in crescita rispetto agli anni precedenti) e, più in generale, le dimensioni del mercato italiano dei beni di lusso (primato europeo nel 2010 con un giro d’affari di 16,6 miliardi di euro).

Si è, quindi, deciso attraverso le analisi presentate in questo Rapporto di approfondire ulteriormente il tema del differenziale tra ricchezza “dichiarata” e “benessere reale” nel nostro Paese, adottando un approccio empirico e formulando un modello analitico basato su: la raccolta e messa a sistema di 13 variabili di contesto socio-economico regionale e provinciale; l’indicizzazione delle singole variabili oggetto di indagine; il calcolo del differenziale tra indicatori  proxy della ricchezza “dichiarata” (Pil pro capite e reddito disponibile delle famiglie) e la media degli indicatori  proxy  del benessere. A valori negativi del differenziale corrisponde un benessere reale superiore alla ricchezza dichiarata e, quindi, un livello più o meno elevato di economia sommersa.

Per una più agevole lettura dei risultati, i valori differenziali sono stati, infine, riparametrati in base 100, per cui: a valori Indice pari o prossimi a 100 corrisponde un benessere reale certamente sostenibile in termini di ricchezza “dichiarata”; a valori Indice superiori a 100 corrisponde un benessere reale insostenibile in termini di ricchezza “dichiarata”, ovvero una maggiore incidenza del sommerso sull’economia del territorio.

A livello regionale si sottolinea, in particolare, il primato assoluto della Puglia, con uno spread di 54, seguita da Sicilia, Campania e Calabria (spread rispettivamente di 53, 51 e 50). Si registrano invece valori intermedi di spread (compresi tra 40 e 50) in sei regioni, di cui cinque nel Mezzogiorno (Molise, Abruzzo, Sardegna, Basilicata) e una nel Centro Italia (Umbria). Mentre valori minimi di spread (inferiori a 30) sono riscontrabili nelle  rimanenti 11 regioni, localizzate in massima parte nel Nord  Italia, con valori minimi in Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Lombardia (spread, rispettivamente, di 1, 11 e 12).

In 18 province lo spread supera quota 50 punti (Catania, Ragusa, Sassari, Brindisi ed Agrigento in testa, con spread pari o superiore a 57). Altre 60 province (la maggioranza assoluta) ha uno spread compreso tra 20 (Reggio nell’Emilia) e 50 (Avellino, Siracusa, Reggio di Calabria).

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4 thoughts on “Passaggio a Nord-Est (27) – Spread

  1. Complimenti, bel punto. Fra un po’ arriva l’analisi spannometrica 2011.
    E ci faccio pure una mappa così la metti nell’articolo.

    p.s. prima che arrivi qualche romanista, si può stimare la concentrazione di lavoratori dipendenti nella provincia di Roma?

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