Dormono sulla collina

Ansa: ROMA – L’Italia è nel pieno di una recessione che durerà per tutto il 2012. E aziende e famiglie si trovano a fare i conti con un vero e proprio ‘credit crunch’. Il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera fotografa la difficile situazione economica del nostro Paese, e avverte che per uscirne al più presto è necessario accelerare sulle riforme strutturali.

Il credit crunch, cioè la contrazione del credito offerto dalle banche, è una minaccia per imprese e lavoratori di cui spesso abbiamo parlato, e che colpisce in maniera sempre più diffusa le piccole imprese: secondo un’indagine di Panel Data, “negli ultimi 3 mesi solo il 24,6% degli intervistati (800 microimprese con meno di 20 addetti distribuite su tutto il territorio nazionale, ndr) ha dichiarato di aver richiesto un prestito ad una banca. Tra questi, 8 micro aziende su 10 hanno denunciato grosse difficoltà di accesso al credito”. Le cause principali alla base del deterioramento del rapporto con le banche sono:

  • l’aumento dei costi bancari (per il 40% dei casi);
  • le procedure di erogazione troppo lunghe (32,5%);
  • le richieste di garanzie eccessive  (15%);
  • tassi di interesse tropo alti (12,5%).

Da mesi, dicevamo, il credit crunch è oramai realtà, ma non per tutti: “per le pochissime grandi imprese italianesostiene la CGIA Mestre – il problema non sussiste”. Secondo i loro calcoli, dei 1.400 miliardi di euro stanziati dalle banche a famiglie e imprese, ben il 79,4% è finito “al 10% dei maggiori affidatari: ovvero le grandi imprese, con una variazione del +0,7% rispetto all’anno precedente”.

Maggiore merito di credito, fondato sulla presunta maggiore affidabilità finanziaria? Tutto il contrario, sostiene la CIGA Mestre: “se si analizzano le sofferenze bancarie, a fronte di mancati rientri per un importo di 99,5 miliardi di €, la percentuale riconducibile al primo 10% dei maggiori affidatari è pari al 78,3% del totale”. Un rapporto praticamente invertito: l’80% del credito erogato al 10% dei maggiori affidatari, gli stessi che contabilizzano l’80% dei mancati rientri. “Non vorremmo che questa singolarità – sostiene Giuseppe Bortolussi, segretario CGIA Mestre – fosse dovuta al fatto che nella grande maggioranza dei casi nei Consigli di Amministrazione dei più importanti istituti di credito italiani sono presenti proprio questi grandi capitani di industria o manager a loro molto vicini”.

Breve excursus, perché a questo punto, leggendo “grandi capitani di industria o manager”, mi è tornato in mente un passaggio:

Le banche, dunque. In quanto fornitrici di credito, le banche esercitano un’influenza obiettiva sulle imprese. Ma la capacità di giudicare in modo efficace i propri clienti cala in proporzione al crescere della dimensione di costoro. I casi Ferruzzi e Fiat, o l’eccessiva esposizione del sistema bancario verso il settore delle telecomuncazioni, derivano anzitutto da un’insufficiente capacità di leggere il merito di credito della clientela. E tuttavia non è solo questione di errori, per quanto gravi. O di rapporti discutibili che legano il banchiere romano Cesare Geronzi all’ex presidente della Lazio, Segio Cragnotti, con i figli che fanno società assieme nel calcio e la banca capitolina che si espone oltre il ragionevole con il gruppo Cirio. In realtà, le banche faticano a esercitare la loro funzione di guardiane dell’uso proficuo delle risorse, perché sono anch’esse condizionate da evidenti conflitti d’interesse.

Massimo Mucchetti, Licenziare i padroni?, 2003.

Quasi dieci anni fa.

La difficoltà di accesso al credito per le PMI è certificata anche da una recente indagine condotta dalla Commissione Europea, dalla quale risulta che “ben il 75 per cento delle Pmi italiane, negli ultimi sei mesi, ha registrato un incremento dei tassi di interesse, mentre quasi il 65 per cento ha dichiarato di aver visto aumentare le commissioni bancarie applicate sui finanziamenti”. A livello Europeo, la percentuale di Pmi che hanno risposto positivamente è stata maggiore solamente in Spagna, mentre le risposte di Francia e Germania sono state ben diverse:

Fonte: Lavoce.info

Fonte: Lavoce.info

Le percezioni delle Pmi sono confermate dal seguente grafico, rielaborato da LaVoce sulla base di dati messi a disposizione dalla BCE, che mostra “come le condizioni economiche in Italia siano nettamente peggiorate negli ultimi due anni. Nel 2010 i tassi di interesse pagati dalle imprese italiane, se paragonati a quelle degli altri principali paesi dell’area euro, erano i più bassi. Nel periodo più recente, invece, la spesa per interessi bancari delle imprese italiane è superiore a quella delle altre aziende concorrenti operanti in Europa”.

Fonte: Lavoce.info

Fonte: Lavoce.info

In questi giorni le cronache dal nord Italia raccontano dei suicidi di piccoli imprenditori, dopo il gesto sconvolgente compiuto dall’artigiano di Bologna che si è dato fuoco a causa di problemi con il fisco. Si tratta di un fenomeno non nuovo, di questi tempi, ma che sta assumendo proporzioni socialmente rilevanti, avendo, tra l’altro, attraversato il Po.

Su Repubblica sono molto più bravi di noi, e così hanno trovato un titolo piuttosto poetico, in tutta la sua amarezza: “La Spoon River degli imprenditori”.

p.s. Oggi, Adriano Sofri, ha ripreso la metafora di Spoon River.

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