Formigoni #liberalasedia

La corruzione, in Italia, ci costa 60 miliardi di Euro all’anno e, secondo le stime di Transparency International, nella misura della percezione della corruzione il nostro Paese perde terreno costantemente. L’ultima classifica ci assegna il 69° posto, alla pari con le isole Samoa, la Macedonia, il Ghana. Dietro a Namibia, Ruanda e Portorico, per dirne alcuni. Ma la questione non è solamente di “percezione” e di “immagine”, la questione è strettamente economica ed è strettamente politica. La corruzione, infatti, è la chiave di volta che tiene assieme una serie di elementi decisivi per il futuro del Paese, dalla criminalità organizzata e relativi clientelismi, ai grossi interessi finanziari, al sistema dei partiti, al tema della rappresentanza, al rapporto nord-sud.

Questa foto è la rappresentazione plastica di tutto ciò. Dei cinque membri dell’Ufficio di Presidenza della Regione Lombardia, costituito a seguito delle elezioni del 2010, quattro hanno ricevuto un avviso di garanzia, tanto che la pecora nera è diventata colui che non ne ha ricevuti.

Abbiamo Massimo Ponzoni (PdL), arrestato per bancarotta, Franco Nicoli Cristiani (PdL), arrestato nell’ambito di un’inchiesta per una presunta tangente da 100 mila euro, Davide Boni (Lega Nord), per corruzione, e Filippo Penati (PD), anch’egli per un giro di tangenti.

E non finisce qui. Usciamo dall’Ufficio di Presidenza ed entriamo in Consiglio Regionale. Troveremo Romano La Russa, assessore alla sicurezza indagato per finanziamento illecito, Angelo Giammario (PdL), indagato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti, Nicole Minetti, accusata di favoreggiamento e induzione alla prostituzione, anche minorile, Gianluca Rinaldinindagato per un presunto giro di tangenti per i lavori del lido di Menaggio sul lago di Como, Daniele Belotti (Lega Nord), che ha problemi con il tifo calcistico, e Monica Rizzi (Lega Nord) che invece ha problemi con i dossier costruiti attraverso il trattamento illecito di dati protetti.

Dieci consiglieri su ottanta che, oltre ai problemi con la giustizia, hanno in comune di essere dei perfetti sconosciuti per il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. E così stanno lì, e il Celeste sta lì, impermeabile alle critiche riguardanti l’opportunità politica di dimettersi, nonostante dopo un ventennio (Formigoni è presidente della Regione dal 1995: gli italiani sembrano sempre più tarati sul ventennio) sembra che le relazioni che stanno alla base del suo impero si stiano avvitando su loro stesse.

Tutto questo per dire che sabato 31 marzo, dalle 10.30 alle 13.00, ci troviamo davanti al Pirellone Bis – sì, proprio dove una volta c’era il Bosco di Gioia – per dire #liberalasedia, perché, davvero, non se ne può più.

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7 thoughts on “Formigoni #liberalasedia

  1. E’ uno schifo.
    Poco importa se in Sicilia sono 27 su 90: non importa quanti sono, ma che fine gli si fa fare. Questo determina il grado di viluppo politico-culturale di un territorio. Non è un buon segno che quattro su dieci siedano nel consiglio di presidenza…
    Bisogna muoversi: se la pur lentissima magistratura arriva a prendere le sue decisioni prima del voto popolare, la si può considerare una sconfitta…

    • Beh, con tutto lo schifo che possano fare, esistono pur sempre delle garanzie costituzionali inerenti i tre gradi di giudizio. Non è che la Costituzione vale solo all’art. 5. A meno che, caro Valerio, tu non ti voglia avviare sulla strada bersaniana della costituzionalizzazione di diritti stabiliti da leggi ordinarie (vedasi art. 18) e su quella travagliesca di principi antropologici di superiorità morale in capo alla magistratura, superiori alle garanzie costituzionali poste a tutela di TUTTI i cittadini. Ti ricordo che hanno appena arrestato un giudice in Calabria e ci sono parecchi militari coinvolti in vicende giudiziarie a dir poco spaventose. Cosa facciamo, spacchiamo tutto?
      Suvvia, un po’ di misura.

      • Ma che stai dicendo?
        In democrazia ci sta la magistratura, che ha il compito di mettere in galera i delinquenti e ci stanno gli elettori, che hanno il compito di mandare qualcuno a gestire il territorio coi soldi delle tasse, ok?
        La magistratura, lentissima, faccia pure il suo corso, ma mi pare che vi siano sufficienti elementi per l’elettorato per decidere di togliere la poltrona da sotto il culo di certi personaggi, i quali possono benissimo tornare a fare il lavoro che facevano prima (anche se forse forse solo la Minetti aveva un lavoro, tollerato ma non tassabile…).
        Se poi la magistratura arriva prima dell’elettorato, cioè questi vanno in galera (o decadono dall’ufficio per via giudiziaria) quando sono ancora seduti su poltrone politiche, IO la considero una sconfitta della democrazia, perchè vuol dire che: o gli elettori non hanno suffficente naso per distinguere i delinquenti dalla brava gente, oppure alla maggioranza degli elettori va bene ad avere delinquenti nei posti di potere (e il rule of law va a farsi benedire).

  2. ……è proprio uno schifo, una vergogna per la Lombardia.
    questa gente è oltretutto strapagata, ho bisogno di un antiemetico.

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