Passaggio a Nord-Est (26) – Gli intoccabili

Sul Sole24Ore di martedì 6 marzo Antonio Costato, vice presidente Confindustria per il federalismo e le autonomie: ha scritto

“[…] la voracità dello Stato, che in cima alle preoccupazioni continua ad avere la soddisfazione degli appetiti della sua insaziabile e pletorica macchina. E qui veniamo al punto. Tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici sono una massa che una economia spinta da poco più di 15 milioni di soggetti impiegati in settori market non è più in grado di sostenere. [..] Se non metabolizziamo la rilevanza topica di questo problema siamo condannati a vedere il nostro paese sparire dal firmamento delle potenze industriali e a declinare economicamente, oltre che moralmente. […] Per le imprese italiane nessuna possibilità di difendersi fino a che tutto quello che resta deve essere immolato sull’altare della macchina pubblica. In occasione dell’ultima Consulta dei Presidenti l’incipit più apprezzato è stato quello di Fabio Atzori di Confindustria Savona che ha detto: «È tre anni che vengo qui e non ho mai preso la parola. Lo faccio ora perché sento che nessuno tira mai fuori l’argomento. Ma quando lo diremo che se non licenziamo metà dei dipendenti pubblici andiamo a fondo tutti?» Trenta secondi di intervento e un minuto di applausi. Il Governo tenga dunque conto di questa raccomandazione perchè la difesa dell’italianità si consegue non con le golden share ma consentendo alle imprese di prosperare senza i costi e l’assedio della burocrazia”

Lina Palmerini, analista politico della stessa testata, scriveva ieri:

Erano i primi di agosto quando fu recapitata al Governo Berlusconi la “lettera della Bce” firmata da Jean-Claude Trichet e Mario Draghi. Nessuno, allora, ne conosceva il contenuto che divenne pubblico quasi due mesi dopo scatenando enormi polemiche nel centro-destra, accentuando la distanza tra Silvio Berlusconi e l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti e mettendo sul tavolo con nettezza il tema della sovranità nazionale limitata. Il fatto è che il dibattito girava intorno a una sostanza che quasi nessuno pensava sarebbe diventata realtà nel giro di qualche mese. Già perché il “programma Bce” appariva troppo pesante da digerire innanzitutto per le misure prospettate ma anche perché erano state appena varate due manovre. Dunque, un conto troppo salato. Ma lo era solo per i partiti, in effetti. Tant’è che adesso – a rileggere quella lettera e a confrontrarla con le misure decise da Mario Monti – quei compiti a casa “made in Francoforte” li abbiamo quasi completati. E con una puntualità applicata non solo ai contenuti ma perfino allo strumento legislativo. «Vista la gravità della situazione – scrivevano Trichet e Draghi – le misure siano prese con decreto legge». […] All’appello ciò che davvero manca è quella stretta sul pubblico impiego «con un significativo taglio dei costi, se necessario, riducendo gli stipendi». Nei fatti ci sono stati degli stop agli aumenti contrattuali mentre sul tetto agli stipendi dei super-dirigenti si è ancora in stand by.

La vicenda della revisione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori dimostra, più di qualsiasi altro esempio, quanto siano considerati intoccabili i dipendenti pubblici. Ne parlano oggi Giuseppe Baiocchi su Affaritaliani.it, Guido Gentili sul Sole24Ore e Alberto Bisin su Repubblica. Per gli stomaci forti, ne scrive anche l’amico Leo Facco su L’Indipendenza.

Comunque la si veda, le due sole opzioni per non lasciare che Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna finiscano nel baratro di una Grecia al quadrato (la Magna Grecia, non a caso) sono la secessione delle nostre Regioni oppure il licenziamento di alcune centinaia di migliaia di dipendenti pubblici concentrati nel Lazio-Mezzogiorno. Tertium non datur.

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4 thoughts on “Passaggio a Nord-Est (26) – Gli intoccabili

  1. Ma no dai…qualcosa si inventeranno : ) : ) come ha ricordato il 17 marzo scorso il sindaco di Padova Z-ano-nato (Pd) l’unità d’Italia è INDISCUTIBILE e lo ha detto di fronte a quella platea che ricorda i bei giorni andati dell’Italia in camicia nera ossia: preti, autorità pubbliche (con annessi leccapiedi) e bambini felici che cantavano l’inno non ufficiale ma ufficioso (il cui significato dovrà essere approfondito debitamente a scuola) della repubblica italiana.
    Sulla riforma del lavoro suggerisco l’ascolto di : http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=-lSRtvf0vv0.

    Ma ricordatevi l’unita d’Italia è un valore è antistorico parlare di secessione e di un Europa autenticamente federale (delle regioni), ecco ripete il tutto mattina e sera a voi, ai vostri conoscenti, ai vostri figli, la patria va celebrata come Dio ossia mattina e sera.
    P.s i leghisti in deroga possono celebrare lo stato mentale “Padania” ….

    : )

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