Gli imbarazzi di un ex-imbrattamuri

In un affollato pomeriggio varesino gli studenti del corso di Scienze della comunicazione dell’Insubria hanno avuto un insolito docente di comunicazione politica, l’ex ministro nonché leader in pectore della Lega Nord Roberto Maroni.

La scelta è stata opportuna perché le tecniche comunicative della Lega sono state talmente efficaci da coalizzare intorno a uno dei tanti partitini di vocazione indipendentista una massa di persone vastissima, al punto da farlo diventare partito di governo e ago della bilancia degli equilibri politici. Maroni, davanti ai pezzi grossi dell’università e a tanti cronisti che forse speravano in qualche dichiarazione fuori contesto, ha raccontato la sua storia di comunicatore e ha spiegato i capisaldi della strategia comunicativa della Lega, che partiva da una forte ricerca di identità e di territorialità. Il rischio, che si è rivelato concreto, era di alimentare quelli che Maroni chiama pregiudizi nei confronti di una formazione politica tacciata prima di antimeridionalismo e poi di razzismo.

Questo è il primo punto di crisi di questo percorso comunicativo perché lo stesso Maroni ha candidamente confessato che la Lega, resasi conto che i messaggi “anti-qualcosa” portavano molti consensi, ci ha marciato per anni e continua a farlo. Ha bollato come cretinate certe dichiarazioni di Borghezio e di Gentilini senza però dimenticare che queste squallide uscite hanno portato molti voti e quindi hanno avuto un senso. Secondo Maroni non c’è un rapporto diretto di causa-effetto ma sempre e comunque una capacità di veicolare istanze urgenti, che certi personaggi evidentemente incarnano più di altri. Rimane il problema, irrisolto e che pare stia molto a cuore all’ex ministro, di promuovere un processo di disinnesco nei confronti delle accuse pregiudiziali di razzismo nei confronti della Lega, ma si tratta di un processo probabilmente destinato al fallimento. Il motivo lo spiega, indirettamente, lo stesso Maroni, che parla della Lega come di una realtà inclusiva, che per essere più grande e più forte ha la necessità di fare entrare gente e non di farla uscire. Tra le righe si può leggere anche la volontà di non alimentare scissioni interne, per quanto siano stati duri alcuni contrasti che hanno recentemente visto protagonista lo stesso Maroni, che vorrebbe una Lega disponibile a un aperto dibattito interno tra le varie anime del movimento.

Questa strategia inclusiva ha però lo svantaggio di dover accettare e appoggiare anche le istanze di quelli che Maroni difinisce i “baluba”, i leghisti folkloristici con gli elmi e le barbe verdi, da alimentare nelle riunioni di Pontida con comizi pieni di parolacce e di allusioni sessuali, ma soprattutto di messaggi razzisti e antimeridionalisti. Per questi militanti e sostenitori, la “pancia” della Lega, ovvero elettori aprioristici cui la Lega può dire qualsiasi cosa, l’accusa di razzismo potrebbe essere un complimento. Se perciò la politica è anche la necessità di fare delle scelte, la volontà della Lega di non operare scelte su questo fronte potrebbe rappresentare alla lunga un problema politico interno.

In quest’ottica è necessario leggere anche un altro assunto che Maroni affida alla comunicazione politica, forse il più importante: non deve lasciare indifferenti, deve colpire l’emotività delle persone, innescare un processo di attenzione nei confronti dell’autore del messaggio. In questo la Lega ha molto da insegnare: i suoi slogan e i suoi simboli sono stati il riferimento collettivo del processo identitario che era il suo scopo iniziale, ma soprattutto il sistema più efficace possibile di raccolta del consenso, considerando che la Lega non ha mai potuto contare sullo strumento dei grandi mezzi di comunicazione. Maroni ovviamente non rinnega niente, soprattutto perché assume che lo slogan e il messaggio forte, a volte violento, siano solo lo strumento per veicolare messaggi più importanti e articolati. Ci sarebbe pertanto una maggioranza silenziosa leghista, che non si riconosce in Borghezio e nei baluba, pienamente consapevole della complessità della proposta politica della Lega. Quindi una base matura e informata, che gli slogan hanno semplicemente catturato ma che non sono in grado di alimentare. Si tratta di un passaggio logico che può essere vero per alcuni elettori, che essendo però maturi e informati mal digeriscono le vicende del Trota e degli investimenti in Tanzania, ma ardito per altri.

Questo è il motivo per cui la Lega si è trovata in difficoltà, come ha ammesso lo stesso Maroni, a gestire la duplice anima di partito di lotta e di governo. C’era, tanto per fare un piccolo esempio, la volontà di mettere delle sanzioni per chi imbratta i muri, nonostante la Lega e lo stesso Maroni (a suo tempo) lo abbiano sempre fatto, ma soprattutto la necessità di scendere a compromessi con quel potere centrale romano che la Lega ha sempre combattuto e considerato il nemico da abbattere. La scelta, anche in questo caso, è stata di non fare una scelta, di essere anti-centralista nella periferia dell’Impero e collaboratrice del centralismo nella capitale, tenendo così buona la pancia del movimento e confidando che la base, quella matura e informata, avesse capito che in gioco c’era l’obiettivo finale, cioè la riforma federalista dello Stato. Forse però la Lega ha voluto giocare su troppi tavoli e adesso rischia di perdere tutto.

Rimane una grossa lezione di strategia di comunicazione, rivoluzionaria rispetto a quella paludata, asettica e conformista a cui eravamo (e siamo) abituati, che si porta però dietro problemi da risolvere, difficoltà da gestire e contraddizioni da affrontare.

Ivan Vaghi

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4 thoughts on “Gli imbarazzi di un ex-imbrattamuri

  1. Caro Ivan, non pensi che qualsiasi partito “rivoluzionario” (anche il PD continua a volerlo essere, quando dice “un altro mondo è possibile”, ecc.) cerchi di catturare voti “irresponsabili”?
    Come giudicare altrimenti, ad esempio, le proposte di voto ai sedicenni, che il PD continua a rilanciare, cominciando dalle primarie?
    Aggiungo: la Lega ha saputo raccogliere attorno alla propria proposta politica tantissimi elettori ANCHE per la propria capacità comunicativa, MA NON SOLO grazie ad essa.
    Altrimenti non si spiegherebbe come mai, sputtanata irrimediabilmente dagli eventi la Lega, la sua proposta (o meglio, i fondamenti del leghismo) continui(no) ad esercitare un fascino su ampie fasce di elettori e di militanti politici, che si stanno orientando verso altri soggetti favorevoli all’autogoverno.

    • Caro Alessandro, sono anche io convinto che le capacità attrattive della Lega non dipendano solo dall’abilità comunicativa, sono un po’ perplesso sulla volontà di attrarre i voti “irresponsabili” (anche se non ho capito perché consideri irresponsabili i voti dei sedicenni): siccome funziona (lo stesso Maroni ha detto che la Lega ci marcia) non hanno bisogno di approfondire il messaggio politico. Il rischio però è di creare un fondo di consenso, che sempre Maroni ha definito acritico, che si è formato su stereotipi e idee “irresponsabili”, un fondo fedele al capo di turno che lo usa per le prove di forza interne. Per carità, niente di nuovo sotto il sole, ma un’ulteriore dimostrazione che la Lega è ormai un partito come tutti gli altri. L’unica differenza è sempre quel concetto di “irresponsabilità”: personalmente non ho nessun problema a dialogare con un liberista estremo o con un marxista integralista, con un razzista però sì.

      • Suppongo quindi che avrai difficoltà a dialogare con un Palestinese o con un Arabo…
        Quanto ai sedicenni, alzi la mano chi pensa che i sedicenni siano persone mediamente responsabili. Diciamo che sono un bel bacino elettorale, così si spiega tutto.
        Son stato sedicenne anch’io eh, me lo ricordo ancora cosa vuol dire essere sedicenni. Tutto tranne che persone giuridicamente e civicamente responsabili alle quali abbia un senso tributare il diritto di voto.
        Io trovo che sia molto più pericoloso cercare di conquistare bacini elettorali con promesse di spese pubbliche a cazzo (scusa il termine) tipo salario di cittadinanza, che ti portano dritto dritto alla (Magna) Grecia, piuttosto che tenersi stretto il proprio elettorato di riferimento sfruttando un “razzismo” che è semplicemente fisiologica eterofobia. In Lombardia, notizia di oggi, gli stranieri sono più di un milione, e anche parecchio integrati, sia dal punto di vista alloggiativo che lavorativo. In una Regione iperleghista, e da tanto tempo: dove sarebbe il razzismo? In ogni comune amministrato dalla Lega esistono stuoli di immigrati e penso che praticamente ogni elettore leghista abbia avuto a che fare attivamente nella propria vita con almeno qualche cittadino lombardo-non-italiano. Si hanno notizie di violenze, persecuzioni, episodi di apartheid?
        Caro Ivan, e qui non mi rivolgo specificamente a te quanto agli amici piddini lombardi in generale, non si può prendere per il sedere la Lega e il suo elettorato per non aver fatto nulla di quanto promettevano/volevano e al contempo accusare la stessa Lega e lo stesso suo elettorato dello zoccolo duro di essere dei pericolosi emuli delle SS o giù di lì. Non si può perchè abbiamo visto cosa è successo con Berlusconi: dagli al dittatore per 17 anni e al tempo stesso digli che è un parolaio (cosa verissima), così alla fine è arrivato il dittatore tecnico vero al servizio di Bruxelles e praticamente tutti zitti, guai a disturbare il manovratore. Democrazia sospesa, tasse a profusione, crisi economica nera.
        Se il paragone regge, finita la Lega arriverà l’apartheid vero, e reciproco (come quello che i musulmani attuano nei quartieri in cui sono maggioranza da Marsiglia a Malmoe): forse sarebbe meglio piantarla di prendere per il sedere la Lega e i leghisti e concentrarsi finalmente sulle ragioni del suo consenso. Che sono tuttora fondate, anzi, essendo peggiorate di molto le cose, lo sono ancora di più. Peccato che i giovani piddini del Nord pensino che non stiano così le cose, e che sia il cervello dei lombardi e la sua percezione del mondo ciò che va cambiato. Ma in verità si tratta solo di questo: la paura di essere stati antileghisti per anni e di dover ammettere che molte delle ragioni della Lega erano giuste.

        Comizio finito, ciao,
        Alex

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