IMU – Imposta Montiana Unica

Dell’IMU, l’Imposta Municipale Unica, si è già discusso in questo blog, in particolare del decreto del 4/12/2011 del Governo Monti che ne ha anticipato l’applicazione al 2012. L’IMU era nata nel disegno “federalista” di Calderoli come l’imposta principale con cui si sarebbero finanziati i Comuni, sostituendo i trasferimenti statali. Monti l’ha introdotta anticipatamente nella forma di imposta comunale patrimoniale sugli immobili con un’ampia compartecipazione statale.

In breve
Per i proprietari, l’IMU montiana si presenta come un’imposta che colpisce gli immobili con un’aliquota dello 0,4% sull’abitazione principale (“prima casa”) e dello 0.76% sugli altri immobili, con una franchigia (uno “sconto”) sulla prima casa di 200 euro. Il Comune in cui è ubicato l’immobile potrà aumentare o diminuire l’aliquota dell’imposta sulla prima casa di ±0.2% (aliquota minima: 0.2%; massima: 0.4%) e quella sugli altri immobili di ±0.3% (min: 0.36%; max: 1.06%).

L’IMU montiana non si configura però come un duello tra proprietari ed erario, ma come una lotta a tre: proprietari, erario statale ed erari comunali. Come cambiano i rapporti tra questi tre attori a seguito di questa imposta?

Proprietari vs Stato
Il decreto prevede una “riserva a favore dello Stato di una quota dell’imposta pari alla metà dell’importo calcolato applicando alla base imponibile di tutti gli immobili diversi dall’abitazione principale e delle relative pertinenze l’aliquota di base”.
Poiché la metà dell’aliquota di base per gli “immobili diversi” è 0.38% (=0.76%/2) e il patrimonio immobiliare di questo tipo è valutato a 2 368 miliardi di euro, si ottiene che questo tipo di proprietari dovrà versare allo Stato un totale di 9 miliardi di euro.

Proprietari: -2 368 x 0.38%= -9 miliardi ( -180€ procapite)
Stato:           -2 368 x 0.38%= +9 miliardi ( +180€ procapite)

Proprietari vs Comuni
Il rapporto tra proprietari e Comuni è complesso: i Comuni possono variare considerevolmente le aliquote da applicare sugli immobili, esiste inoltre una franchigia di 200 euro per l’imposta sulla prima casa.
La franchigia di 200 euro per immobile è stata approssimativamente valutata a 3.8 miliardi di euro totali: questo valore andrà quindi sottratto al totale dell’imposta gravante sulle prime case.

Se i Comuni applicheranno l’aliquota base (0.4% per la prima casa e 0.76% per gli altri immobili), l’introito che avranno sarà uguale a 1 892 miliardi (valore complessivo delle prime case) moltiplicato per 0.4% sottratto di 3.8 miliardi di franchigia, sommato a 2 368 miliardi (altri immobili) moltiplicato per 0.38% (aliquota dello 0.76% ma sottratta dello 0.38% che va allo Stato!), che è:

1 892*0.4%-3.8+2 368*0.38% =12.8 miliardi di euro

A questi 12.8 miliardi vanno però sottratti 10.8 miliardi corrispondenti ai mancati introiti dell’ICI e delle imposte sui redditi fondiari di immobili non locati che non verranno più corrisposti ai Comuni, dato che queste imposte sono state soppresse. Le entrate in più per i Comuni derivanti dall’imposizione dell’IMU all’aliquota di base saranno quindi di 2 miliardi di euro.

Nel caso in cui i Comuni applicassero le aliquote massime, l’introito totale netto (sottratto sempre della franchigia e degli introiti ICI) per i Comuni è di 12.9 miliardi di euro, mentre se applicassero le aliquote minime, i Comuni si troverebbero in perdita di -8.9 miliardi di euro!

Aliquote base:        Proprietari: -2 Miliardi ( -30€ procapite)
                                  Comuni:      +2 Miliardi ( +30€ procapite)
Aliquote minime:   Proprietari: +8.9 Miliardi ( +150 € procapite)
                                  Comuni:      -8.9 Miliardi ( -150 € procapite)
Aliquote massime: Proprietari: -12.9 Miliardi ( -215 € procapite)
                                  Comuni:      +12.9 Miliardi ( +215 € procapite)

Comuni vs Stato
Il terzo confronto è tra erari comunali e l’erario statale. Il comma 17 (un vero capolavoro del centralesimo italiano) prevede che:

“All’incremento di entrata per i comuni stimato in euro 2.000 milioni annui corrisponde una riduzione di pari importo delle risorse erariali assegnate a valere sui fondi sperimentale di riequilibrio e perequativo”

Traduco: dato che è ingiusto che l’IMU (così come congeniata dallo Stato) permetta ai Comuni di sgraffignare ai cittadini 2 miliardi di euro in più di quanto non facessero con l’ICI, allora questi 2 miliardi di euro vanno giustamente riconsegnati allo Stato, attraverso il taglio i trasferimenti al fondo perequativo dei Comuni.
In sostanza l’IMU prevede anche che, attraverso il taglio del fondo perequativo, lo Stato si riappropri di 2 miliardi che erano destinati a essere trasferiti ai Comuni (cui poi si dovrebbero aggiungere anche i tagli ai trasferimenti ordinari ai Comuni, MA tralascio…).

Comuni: -2 miliardi (-30€ procapite)
Stato:     +2 miliardi (+30€ procapite)

E’ la somma che fa il totale
Tiriamo le somme:

Aliquota base:
Proprietari:-9 mld (allo Stato)–2 mld (ai Comuni) = -11 mld di euro (-180€ procapite)
Comuni: +2 mld (dai proprietari)–2 mld (allo Stato) = 0
Stato:+9 mld (dai proprietari)+2 mld (dai Comuni) = 11 mld di euro (+180€ procapite)

Ricapitolando: all’aliquota di base (così fissata dallo Stato), l’Imposta Municipale Unica fornisce allo Stato 11 miliardi di euro in più e ai Comuni una maggior capacità di spesa di ben zero euro. Più che Municipale: l’Imposta Montiana Unica.

Faccio notare che il Governo lascia però grande capacità di manovra ai Comuni grazie alla manipolazione delle aliquote. Se i Comuni volessero applicare le aliquote massime, avrebbero un introito aggiuntivo di ben 10.9 miliardi di euro (praticamente il doppio di quanto introitano ora attraverso l’ICI, 180 € procapite in più), viceversa se volessero essere magnanimi verso i cittadini già vessati dall’IMU statale (180 € procapite di imposta statale!), potrebbero scegliere di tagliare le proprie entrate di 10.9 milardi di euro.

Se mi sbalio con i conti corigeretemi!
Fonte: ilsole24ore.com dati rielaborati.

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3 thoughts on “IMU – Imposta Montiana Unica

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