Banche – microimpresa: il vero spread da colmare

Negli ultimi 14 anni, solo nel secondo semestre del 2011, i prestiti bancari erogati alle imprese hanno registrato una contrazione negativa assai decisa: -2,4% per le società non finanziarie; -1,6% per le famiglie produttrici (aziende familiari con meno di 5 addetti). […] I suicidi dei due piccoli imprenditori di Venezia e di Taranto sono la punta dell’iceberg. Il sistema delle micro imprese rischia di non reggere l’urto della crisi.

A mettere in rilievo il preoccupante dato, che sta provocando delle gravi conseguenze, è Giuseppe Bortolussi della CGIA Mestre. Il caso di Venezia citato da Bortolussi rigaurda Ivano Polita, 60enne titolare di una falegnameria, che si è tolto la vita perché, a causa dei mancati pagamenti, era invischiato in una crisi di liquidità. Le specifiche del caso fanno supporre che la piccola impresa artigiana fosse meritevole di credito – e non un’impresa a elevato rischio di mortalità: la stretta creditizia colpisce – laddove non si gode di particolari sponsorizzazioni – indistintamente, con conseguenze drammatiche:

Spesso – prosegue Bortolussi – questi imprenditori decidono di compiere un gesto estremo perché si vedono rifiutare dalle banche richieste molto modeste che non superano i cinque o seimila euro. Per interrompere questo bollettino di guerra, chiediamo al governo Monti di istituire un fondo a sostegno di questi casi estremi: probabilmente con un plafond di qualche decina di milioni di euro si potrebbe affrontare con successo questa drammatica situazione.

Se la quantificazione (“cinque o seimila euro” e “qualche decina di milioni di euro”) è corretta, questo è senza dubbio l’elemento più odioso della questione perché, oltre al dramma umano, per cifre di quest’ordine rischiamo di giocarci il settore della microimpresa, assolutamente decisivo nell’economia italiana.

Basterebbe, nei fatti, che le banche tornassero a fare le banche, finanziando i settori produttivi dell’economia. Al contrario, ci troviamo al centro di un meccanismo perverso per il quale la BCE presta denaro a un tasso molto agevolato alle banche, le quali utilizzano questo denaro per comprare titoli di Stato. Gli aspetti perversi sono:

  • I titoli di Stato garantiscono rendimenti di molto superiori rispetto al tasso agevolato al quale la BCE presta alle banche: lo spread tra i due tassi è di qualche punto percentuale, e sarà l’economia italiana – quella reale – a doverlo colmare quando i titoli arriveranno a scadenza.
  • Esiste un rischio molto concreto (quasi una certezza): sono un fan del settore pubblico, ma è innegabile che in Italia questo sia sovradimensionato e, per larghe fasce, improduttivo. Se l’emissione di titoli di Stato – comprati dalle banche – finanzia settori improduttivi, come potremo garantire quei debiti? Tra l’altro, stiamo parlando di un fenomeno che si è presentato tale e quale in questo decennio, nel momento in cui alcuni Paesi hanno beneficiato di afflussi di capitale che sono andati a finanziare il settore più antico – e con meno valore aggiunto e prospettive di crescita – del mondo, quello immobiliare.

In sintesi, la micro/piccola impresa si trova nell’angolo, costretta a scegliere se chiudere i battenti immediatamente a causa di crisi di liquidità non più sopportabili, oppure se chiudere nel giro di qualche anno, quando dovrà produrre talmente tanto da mantenere in piedi nuovi pezzi inefficienti di settore pubblico e, allo stesso tempo, rimborsare i titoli di Stato acquistati ora – grazie ai favolosi prestiti della BCE – dalle banche.

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6 thoughts on “Banche – microimpresa: il vero spread da colmare

    • Bellissima segnalazione. E lo dice uno come me che è abbastanza allergico alla tematica delle ligue “locali”. Ma il docente è stato proprio eccezionale nel mettere veramente in luce tutti i punti fondamentali della questione.

    • Qui non è questione di lingue locali ma di lesione del principio di uguaglianza (e del buon senso ).
      Il sardo è stato riconosciuto…..si vede che noi veneti (grazie a una politica pd,lega,pdl assente) siamo troppo poco svegli.

  1. Analisi perfetta e quello che mi chiedo e’: chi riuscira’ a far tornare le banche a fare le banche?? Come e con quali armi il microimprenditore puo’ combattere il potere della finanza??

  2. Pingback: Dormono sulla collina | Cronache dal nord Italia

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