Dall’operaio allo stagista

Luca Ricolfi, oggi, torna su un’equazione che avevamo già affrontato, e cioè l’equazione articolo 18 = 200 punti di spread:

Da più parti si sente affermare che, grazie al prestigio di cui il governo Monti gode, lo spread – questa misura della sfiducia dei mercati nell’Italia – è crollato di 200 punti, ed è destinato a cadere di altri 200 punti nel caso l’imminente riforma del mercato del lavoro risulti incisiva, con annessa abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Ricolfi concorda con noi, ammettendo:

Non so quanto sia giustificata quest’ultima aspettativa.

Esattamente. Perlomeno che ci facciano vedere qualche dato e qualche calcolo, perché fare una stima delle aspettative degli investitori internazionali su una questione difficilmente quantificabile e “monetizzabile” – com’è quella dei benefici sulla crescita di una modifica dell’articolo 18 – non è un’operazione semplice, a mio modo di vedere.

Vi segnalo un passaggio tratto sempre da La Repubblica delle tasse, sempre di Ricolfi:

I suoi obiettivi [del militante leghista] non sono poi così diversi da quelli del tipico militante Pci, solo che lui, anziché essere operaio, spesso è un artigiano, un lavoratore autonomo, una partita Iva, o semplicemente un ex operaio che si è messo in proprio. Anche chi vota Lega sogna una società più giusta, in cui il lavoro, la responsabilità e il sacrificio non siano mortificati ogni giorno.

C’è da dire che chi vota Lega spesso abbina a questa analisi delle componenti di xenofobia e razzismo non indifferenti. In alcuni casi anche di pseudofascismo (dalla bacheca di Bobo Maroni, #quellobravo):

Cattivismi a parte, la capacità di rappresentare le categorie che vanno dall’operaio all’artigiano, al lavoratore autonomo, alla partita Iva, allo stagista neolaureato è la vera sfida del Partito Democratico, non quella di mettere gli uni contro gli altri, né sul piano della categoria lavorativa né sul piano generazionale. Quest’ultimo è l’errore più grave che si possa fare.

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