Passaggio a Nord-Est (23) – 8 settembre 2012

Primi effetti della ridicola giustificazione dell’unità d’italia (rigorosamente con la minuscola) fornita da un comico sul palco di Sanremo –l’Italia è come il mare, indivisibile-: in India due marò del Battaglione San Marco vengono scelleratamente invitati a consegnarsi alle autorità locali dalla diplomazia italiana, al fine di far luce sull’oscuro caso di una raffica di mitra che, partita dai lagunari, avrebbe colpito a morte due pescatori indiani, il tutto ad alcune decine di kilometri dalla costa, in acque internazionali.

Eh già, internazionali. Cioè giuridicamente distinguibili, ergo divisibili, da quelle territoriali, cioè indiane. Ma ormai, ce l’ha spiegato il comico, dal palco di una manifestazione organizzata dalla tv di stato, tv pagata dai contribuenti in forza di un tributo (mica volontario, eh!), ormai il mare è indivisibile. Altrimenti, se si ammettesse che anche il mare è divisibile, pure l’unità non se la passerebbe bene. E quindi finisce che i “nostri” militari li giudicano gli indiani.

Pazienza se tutta la vicenda va contro qualsiasi prassi, norma, convenzione giuridica internazionale, del mare, ma anche di terra verrebbe da dire, come ci spiega questo articolo del Foglio. Pazienza se uno stato dovrebbe quantomeno tutelare i propri militari prima di consegnarli ad altrui giurisdizioni, per giunta con pena di morte annessa.

Pazienza. Mica è uno stato serio, l’italia (rigorosamente con la minuscola). Mica siamo a febbraio. Siamo sempre fermi all’8 settembre, solo che invece che il ’43 è il 2012, e vabeh, chìssene. La forza, le armi, si usano solo per torchiare i contribuenti (preferibilmente quelli lombardo-veneti, sia chiaro), per spillar loro ancora un po’ di quattrini, coi quali poi, magari, pagarci proprio gli stipendi di quelle stesse forze armate mandate allo sbando in giro per il mondo. Come ha detto un procuratore, ad esempio, “i soldi giacenti in svizzera vanno riportati in Italia con le buone o con le cattive, manu militari se necessario“.

Ecco, bravi, dichiarate guerra alla Svizzera. E che Dio ce la mandi buona, forse ci annettono!

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