Passaggio a Nord-Est (22) – Intervista a Gianluca Marchi

Il 2012 ha portato con sè una novità di grande interesse: la nascita di un quotidiano online interamente dedicato alle tematiche dell’autogoverno. Il nome è già una garanzia, L’Indipendenza. Il direttore Gianluca Marchi ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune domande su questo ambizioso progetto editoriale e politico.

CollettivoAvanti – 1) Come è nata l’idea di fondare L’Indipendenza?

Gianluca Marchi – L’Indipendenza nasce dalle discussioni e dalle chiacchiere fra un gruppo di amici, tutti in qualche modo scottati e delusi dall’esperienza leghista, che da anni si confrontavano sulla possibilità di fare qualcosa e dopo varie rinunce ora sono arrivati alla conclusione che il momento era positivo per tentare di raccogliere le forze disperse dei singoli e dei movimenti che si ispirano all’autonomia e all’indipendenza dei popoli.

 

2) Cosa si prova a dirigere il primo quotidiano dichiaratamente schierato a favore dell’autogoverno territoriale e al contempo slegato da qualsiasi vincolo organico con partiti attivi in questo spazio politico?

Fra i nostri sostenitori ci sono alcuni dirigenti di piccoli movimenti politici che hanno le nostre stesse idee di fondo, ma che si sono messi a disposizione per darci una mano a nascere senza voler vincolare in alcun modo il giornale. Di conseguenza ciò che proviamo è un grande senso di libertà.

3) Una direzione Marchi, un coordinamento redazionale Facco e un sostegno attivo di Gilberto Oneto: sembra la riproposizione di un trittico già visto a metà dei ‘90 sulle colonne de La Padania, quando le pagine culturali dell’allora neonato quotidiano leghista spargevano semi di padanismo intellettuale e militante. Cos’è cambiato da allora? Ci sono lasciti da conservare? Ed errori da non commettere nuovamente?

Da allora oserei dire che non è cambiato nulla o quasi, se non che è cambiata in peggio, anzi in molto peggio, la Lega, cioè quel movimento che in tutti noi aveva suscitato speranze ed entusiasmi, per poi rivelarsi un grande fallimento. Per le nostre comunità invece le cose sono assai peggiorate nonostante la lunga presenza al governo della Lega.

4) L’Indipendenza sta dando molto risalto alla svizzerofilia che sembra diffondersi velocemente attraverso ampi strati dell’autonomismo e dell’indipendentismo settentrionali, in particolare nella nostra Lombardia. La Svizzera può rappresentare un modello a cui ispirare concretamente l’azione politica pro-autogoverno nel Lombardo-Veneto?

Esattamente, dopo tanti anni di parole buttate al vento e anche pronunciate da chi non aveva la minima cognizione relativamente a ciò di cui parlava, servono esempi concreti a cui ispirarsi e la Svizzera è il miglior esempio che abbiamo proprio alle porte.

5) Sempre in tema di suggestioni elvetiche, L’Indipendenza ha già dimostrato in più occasioni di apprezzare il referendum come strumento democratico per eccellenza. E’ possibile immaginare il vostro quotidiano come animatore e primo firmatario di una campagna pubblica per l’indizione di referendum regionali indipendentisti in Lombardia e Veneto? Potrebbe essere la strada giusta per raccogliere le tante energie che si muovono sul territorio ma che spesso sono divise e diffidenti le une delle altre?

Diciamo che può essere sicuramente una strada quella di diventare propositivi di iniziative politiche dal chiaro segno indipendentista. Questo fra qualche tempo quando avremo proseguito il nostro percorso di consolidamento e penetrazione nelel nostre comunità.

6) Cosa pensi dello strano caso di VenetoStato?

Ritengo che sia un po’ la maledizione dei gruppi autonomisti e indipendentisti che, essendo formati da spiriti molto liberi, spesso si dividono decretando il proprio fallimento. La nostra piccola ambizione è proprio quella di essere una sorta di filo rosso che colleghi in qualche modo tutte queste realtà.

7) Mentre il contesto indipendentista veneto si caratterizza per la presenza di un attore forte ma diviso al suo interno, quale è VenetoStato, in Lombardia la situazione è decisamente più magmatica, con piccoli gruppi in cerca di visibilità: l’Insubria storica vede la presenza di un soggetto atipico quale Domà Nunch, che si definisce eco-nazionalista e che ha posizioni di marcato antagonismo verso la modernità; nell’area orobica, ma con propaggini verso ovest, si distingue la giovane e pragmatica proLombardia-Indipendenza, dichiaratamente secessionista e con importanti link in Europa; idealmente a metà strada fra le due, l’Unione Padana, bacino di raccolta di esponenti ex-leghisti della prima ora e ancora troppo indecisa di fronte al bivio fra autonomismo classico e indipendentismo senza se e senza ma. Che prospettive vedi in questo contesto, considerati anche gli smottamenti e le lotte interne in casa Lega?

Dico che tutte queste realtà avvertono il momento che potrebbe essere per loro molto favorevole, ma poi debbono anche compiere lo sforzo di trovare un tavolo di intesa, pur mantenendo ciascuno la propria specificità, per dare forza politica al proprio operato. Nessuna annessione o peggio ancora fusione, ma un confronto franco per promuovere alcuni capisaldi comuni.

8) Fino all’avvento del fascismo la sinistra lombarda aveva posizioni a dir poco antistatuali, con punte estreme toccate dal separatismo dei socialisti turatiani all’epoca del Governo Crispi. Perchè oggi, a più di sessant’anni dalla fine della dittatura, la sinistra lombarda è ostile alla difesa degli interessi concreti della nostra Regione? Perchè lo sfruttamento fiscale lazialmeridionale ai danni di Lombardia, Veneto e persino Emilia-Romagna, raccontato nei loro saggi da Luca Ricolfi, dal collettivo Gabrio Casati, da Marco Alfieri, non suscita indignazione in quell’area politica che dell’indignazione stessa ha fatto una bandiera?

Non suscita indignazione perché la sinistra italica è stata infarcita da discorsi e principi unitaristi della peggior specie, che hanno creato il feticcio dello stato intoccabile a danno dell’autonomia delle singole comunità.

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10 thoughts on “Passaggio a Nord-Est (22) – Intervista a Gianluca Marchi

  1. Pingback: MARCHI: “MOMENTO FAVOREVOLE PER L’INDIPENDENZA” | L'Indipendenza

    • Come volevasi dimostrare, lo stato italiano sta cercando modi per consentire agli enti locali e pubblici del Lazio-Mezzogiorno di ripianare le proprie voragini contabili a spese del Nord e, segnatamente, di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
      Caldoro è la punta di diamante di questa teorizzazione, dai tempi in cui sosteneva che bisognasse adeguare i criteri di calcolo delle spese standard al principio della performance, ovvero: se la Campania ha sempre sprecato ma dimostra di migliorare il proprio standard, deve vedersi applicare sconti sul taglio di risorse in proporzione al suddetto miglioramento. Peccato che, se parti da 1 e vai a 2, pur raddoppiando il tuo sforzo, resti sempre abissalmente dietro al 10 rappresentato dalla Lombardia o al 5 della media italiana (cifre ipotetiche fornite per spiegare in modo esemplificativo il trucco contabile del meccanismo premiante ideato da Caldoro).

      • Non ho parole per definire lo schifo e la rabbia che mi hanno suscitato le parole di questo individuo…. cambierà mai lo sudde?

      • No. Purtroppo. E’ per questo motivo che dobbiamo cambiare noi. Sarà doloroso, ci saranno momenti difficili, finiranno amicizie, rapporti, persino legami di parentela. Ma non c’è altra strada (a parte un lento, ma nemmeno troppo, e devastante declino, qualcosa di molto simile alla fine della sovranità e della dignità greca, con la differenza che noi, noi Lombardi e Veneti intendo, NON siamo la Grecia; e nemmeno la Magna Grecia, naturalmente).

      • Caro Ale magari…..magari ma i veneti (suppongo anche voi lumbard) siamo tutti “basabanchi” (baciapile), troppo indaffarati a” far schei e a laorar”.

      • Purtroppo, caro Luca, le condizioni di partenza sono quelle che dici, le nostre popolazioni sono serve della Chiesa (non di Dio, attenzione, ma proprio della Chiesa, intesa come alibi moralistico organizzato), del denaro (come frutto del lavoro, ma pur sempre di servitù psicologica si tratta) e di una sorta di strana vigliaccheria collettiva.
        Per questo, il cambiamento sarà molto doloroso. Ma magari anche molto rapido e all’insegna dell’unica cosa davvero buona che ci contraddistingue, il nostro estremo pragmatismo.
        Certo, se le cose non volgessero verso un cambiamento radicale (ossia la secessione, il resto sono utopie irrealizzabili, inutile negarlo dopo vent’anni di tentativi falliti), allora sprofonderemmo in una palude di stagnazione socio-economica sempre più cupa.

        Non ci sono alternative: o noi secediamo e contestualmente il Lazio-Mezzogiorno entra in una quarantena eurocomunitaria, come la Grecia in questi giorni, oppure la Magna Grecia si magna noi.

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